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Il Campione


Il Campione
08/10/2012, 23:21

“Il campione corre e vola, supera le stelle e vola, e non sentiamo il rumore…il campione non ha mai paura di non farcela, noi lo guardiamo passare…il suo coraggio, fantasia e lucidità, il sorpasso con un colpo di magia….ed io mi emoziono nel vederlo salutare e festeggiare e piangere di fronte alla vittoria, il campione sa ascoltare….il suo cuore e quello del motore…insieme…come gli amanti”. In queste parole scritte da Biagio Antonacci, dedicate proprio al Corsaro, c’è la sintesi di quella che è stata la cavalcata di Max Biaggi verso la conquista del sesto titolo mondiale. Una stagione quella che si è appena chiusa tra le più belle ed entusiasmanti di sempre. Nelle due ultime manche di Magny Cours si è assistito ad uno spettacolo intriso di pathos, carico di imprevisti, denso di suspense. Due gare da vietare ai deboli di cuore, ma da rivedere mille volte per chi ha un cuore motociclista. L’italiano sull’italiana partiva dalla decima casella della griglia, con un vantaggio che….tempo poche curve si è volatilizzato quasi del tutto. Max è vittima dell’asfalto umido. Per gli inseguitori Sykes e Melandri un regalo inaspettato; quest’ultimo raccoglie venti punti, mentre il rider della Kawasaki si porta a sole…..I conti con la matematica, i calcoli nell’ultima manche servono a poco; per i tre pretendenti occorre solo dare il massimo e sperare. Pronti via e Sykes emula il treno dell’alta velocità che collega Napoli con Milano in poche ore; solo che al posto del colore rosso, nella freccia c’è il verde. A dimostrazione delle insidie nascoste tra i cordoli del circuito francese, Melandri (Marco il taglio stile Gargamella del film I Puffi ti sta male, quindi….) fa un bel capitombolo. Irraggiungibile dagli avversari, Sykes arriva puntuale alla vittoria. Alle sue spalle, però, il campione con coraggio, fantasia e lucidità, sorpassa con un colpo di magia le due Ducati che lo separano dal sogno e taglia il traguardo in quinta posizione. Quanto basta per laurearsi per la seconda volta campione del mondo della Sbk, ed aggiungere un’altra stella a quelle del suo firmamento. Un risultato che gratifica gli sforzi del romano e dalla casa di Noale. Un premio non solo per l’industria nostrana, ma che a mio avviso è un messaggio positivo per tutti gli italiani: nei momenti più bui e difficili, il nostro coraggio, le nostre idee, il nostro intuito, i nostri sacrifici fanno emergere il meglio di noi e fanno sì che il nostro essere italiani diventi una condizione che tutto il mondo ci ammira. Grazie all’accoppiata maxima, il tricolore sventola sul tetto del mondo motociclistico, con le note dell’inno di Mameli ad accompagnarne il trionfo. Un successo che ad inizio stagione non era facile pronosticare. La squadra completata solo a pochi giorni dall’inizio del mondiale ed un pilota che usciva da una stagione altalenante non sembravano il massimo. Addirittura un Melandri in versione sciatore aveva affermato che Laverty sarebbe stato il pilota Aprilia più pericoloso. Non voglio ricordare i risultati delle 28 manche dell’anno. Mi preme sottolineare che se l’alchimia Biaggi-Rsv4 Factory si è dimostrata vincente è perché quando è stata nella condizione di martellare, è sembrata il martello di Thor. Quando, però, è stata incudine, ha incassato come solo i migliori pugili sanno fare, senza lasciarsi abbattere dai terribili fendenti della concorrenza. Una concorrenza quest’anno nutrita, forzuta, agguerrita, dal budget importante e spesso tecnicamente più dotata. Partiamo dalla Ducati e da Carlos Checa. 6 chili di zavorra hanno ostacolato la difesa del numero 1 sulla carena, ma a mio parere non in maniera determinante. La 1098R è arrivata semplicemente alla fine del suo ciclo vitale, ed il suo alfiere principale non è stato costante. Una signora moto, che anche nell’ultimo round, con un team privato è arrivata sul gradino più alto del podio. Non entro nella polemica “prototipo” guidato da Biaggi scatenata da Genesio Bevilacqua; prendo esempio da lui quando ha taciuto nel 2011 in merito all’accusa mossa alla Pirelli di offrire gomme che si sposavano a meraviglia solo con le bicilindriche. Sui 6 chili dico che sono “fuori luogo”, così come trovai fuori luogo l’aver vietato all’Aprilia la distribuzione ad ingranaggi. Ma se il regolamento sottoscritto da tutti prima di partire dice certe cose, dura lex sed lex. Non dimentichiamo che nel 2012 la Ducati è quella che ha vinto di più, grazie ai sette primi centri, contro i sei dell’Aprilia. Passiamo alla corazzata Bmw. La casa bavarese ha schierato due signor piloti, Leon Haslam e Marco Melandri. Il primo dopo due gare non male si è arenato. Il secondo dopo un avvio sotto tono, ha spiccato il volo. A Donington ha portato per la prima volta la S1000RR sul gradino più alto del podio, e lo ha fatto per altre cinque volte. Dopo la trasferta russa addirittura è tornato a casa da capoclassifica. Il momento chiave del campionato è stato il fine settimana del Nurburgring. In Germania Macio ha mostrato tutti i suoi limiti, ed al tempo stesso ha esaltato i pregi del Corsaro. Il romano ha fatto sua gara uno, mentre il ravennate è caduto. Gara due ha visto entrambi vittime della sfortuna e degli errori, ma se Max è riuscito ad alzare la sua moto ed ha portato a casa due punti pesantissimi, Marco ha aggiunto un altro 0 al suo score. A Portimao Melandri è stato di nuovo vittima del suo nervosismo. Dopo il primo start, con una moto che sembrava la più performante, appena Biaggi lo ha sorpassato, invece di aspettare per rispondere, ha voluto subito rispondere con un classico del suo repertorio, l’entrata dura. Solo che di duro c’è stata la caduta rovinosa che ha coinvolto anche altri suoi colleghi. In quel frangente Marco ha gettato alle ortiche quella che poteva essere la sua stagione. La S1000RR e lui hanno colto una vittoria in più del neocampione. Solo che quando si è trattato di giocare di rimessa, hanno fatto la fine d’Icaro. Il grande sconfitto del 2012 è lui. Arriviamo al verde speranza della Kawasaki di Sykes. La Ninja e l’inglese hanno fatto incetta di superpole. Quattro primi posti non sono bastati per regalare il titolo, ma hanno fatto capire a tutti che ad Akashi sono in grado di costruire missili con due ruote. E’ stato bellissimo vedere al termine della seconda manche francese Sykes gioire per il successo di gara, nonostante avesse perso la lotta mondiale. Solo nella Sbk può succedere una meraviglia simile. Così come solo nella Sbk puoi vedere un campione della disciplina concorrente tifare come un forsennato il proprio beniamino. Così come solo la Sbk è in grado di far piangere padre e figlio, uniti dalla stessa passione. Altro che serie B delle moto….Mezzo punto…Ricordo che in Formula 1 nel 1984 Niki Lauda la spuntò su Alain Prost per mezzo punto, nonostante le minori vittorie rispetto al francese. E’ il bello del gioco. Ogni gara, ogni manche è importante, e per diventare campioni del mondo devi sudartela prova dopo prova. Qualcuno ha parlato di fortuna….Beh premesso che fortuna audax iuvat, ma come definireste uno che a seguito di una caduta dilapida praticamente i 30,5 punti di vantaggio che aveva? Una curiosità: i punti conquistati dal leader sono stati 358. Segno del destino? Lascio perdere le puerili e stupide provocazioni di alcuni miei colleghi che hanno usato termini come pagliaccio e burino nel riferirsi al Corsaro. Questa vittoria è bella anche per questo. Grazie Max!

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di Alfredo Di Costanzo
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