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IL CIUCCIO CHE VOLA

Il ciuccio al piccolo trotto al Palio di Siena


Il ciuccio al piccolo trotto al Palio di Siena
22/01/2012, 16:01

Gennaro arriva nel settore ospiti proprio mentre lo speaker legge la formazione del Siena e giura: “Se non vinciamo contro Contini, Terzi e Pesoli, divento tifoso della pro Patria!”
Sono cose che si dicono, certo. Tra l’altro, Gennaro nemmeno sa la Pro Patria in quale città gioca, quindi sarebbe difficile anche seguirla, ma è deluso. Non deluso per quello che la squadra ha fatto, perché in fondo si è in corsa ancora su tutti e tre i fronti, ma è deluso per quello che in più si poteva fare e non si è fatto. Lui è assolutissimamente certo che il Napoli quest’anno è la squadra più forte del campionato italiano e lo ha dimostrato bastonando sonoramente Milan, Inter e Udinese e rifilando tre goal in quarantacinque minuti anche alla Juve, anche se poi gliene hanno dati due ed è successo quel che è successo. In Europa, ha battuto il Villareal e addirittura il Manchester City degli sceicchi miliardari e ha messo in difficoltà pure il quasi galattico Bayern. E allora come diavolo è possibile fare certe figure con Chievo, Parma, Catania, e pure con Novara e Bologna, che - con tutto il rispetto -  dovevano fruttare quindici punti e non due.
Gennaro, dopo le prove svogliate offerte dalla sua squadra del cuore contro il Bologna e il Cesena in Copa Italia– aveva promesso alla moglie che non sarebbe andato allo stadio fin quando il presidente non avesse acquistato due difensori di caratura internazionale, e una punta forte di testa da inserire quando le squadre avversarie si schierano con la difesa a tredici e non lasciano spazi per gli inserimenti soliti. Lui voleva bene a Lucarelli, e pure a Chavez, ma era certo che il massimo delle rispettive potenzialità lo potevano esprimere sull’album delle figurine Panini.
Dopo aver letto in settimana, che il Napoli stava per rinnovare il contratto al trentaquattrenne Aronica, suo incubo più ricorrente dopo il ministro Fornero (che gli appare ormai tutte le notti piangendo, sebbene a piangere dovrebbe essere lui)), aveva promesso che a Siena ci sarebbe andato, ma per vedere il Palio. Ma, strada facendo, aveva pensato che all’Artemio Franchi erano in palio tre punti fondamentali, che avrebbero potuto riaprire quel campionato che Gennaro sperava di riaprire sin dalle prime giornate, e che ancora non era cominciato per il Napoli.
Tra il 23’ e il 24’, Gennaro e Vincenzo, che oggi festeggia cinquant’anni da tifoso del Napoli, si esibiscono in una doppia bestemmia sincronizzata; la prima dopo una bella parata del portiere Pegolo e la seconda dopo una parata di un difensore, che respingeva con un gomito, mentre Contini abbracciava affettuosamente l’ex compagno Maggio, sempre in area.
Su richiesta della Juve, sono ormai stati liberalizzati anche i falli di mano in area, che saranno ammessi a meno che il difensore non stoppi il pallone con entrambe le mani e lo trattenga scientemente almeno per un quarto d’ora.
Al 38’ minuto Gennaro va in catalessi, e - anche perché colto dai sensi di colpa per la bugia detta alla moglie - sogna di stare al Palio in sella ad un somaro recalcitrante, che si rifiuta di partire, sebbene i cavalli delle altre contrade abbiano già percorso al galoppo una metà del percorso.
Al 42’ Cannavaro, tra veglia e sonno, vede passare il compagno Calaiò, che sbadigliando colpisce la traversa con un pallonetto morbido. Mazzarri telefona a Bigon in tribuna chiedendogli di andare a comprare un pacchetto di difensori tosti.
Nell’intervallo, Giovanni fa entrare Lavezzi al posto di Aronica sulla sua playstation, pensando che tre difensori contro un un’unica punta siano troppi e, tra l’altro, sono pure assai svagati. Sulla playstation, il Pocho mette in seria difficoltà la difesa toscana con delle veloci ripartenze. Ma in campo, invece, si vede solo Cavani che dopo un tiro al volo deviato in angolo dal portiere, dopo trenta secondi è dall’altra parte del campo a chiudere su un attaccante avversario lanciato a rete.
Al 55’ Mazzarri coglie in parte il suggerimento, inserisce Lavezzi, ma toglie Gargano, che corre come nelle giornate migliori ma sbaglia come in quelle peggiori.
61’ Lancio di cinquanta metri Rudy Krol per Ramon Diaz. Ma Ramon Diaz è andato in pensione da anni e, purtroppo, pure Rudy Krol.
Bastano pochi minuti per constatare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la squadra con Lavezzi in campo ha una marcia in più. Bisogna solo innestarla.
66’Anche Calaiò chiede scusa e non esulta. Cannavaro salta a vuoto e ancora non capisce che non è una partitella del giovedì. Gennaro applaude Calaiò, che era un suo beniamino, ma contemporaneamente attinge a tutto il suo repertorio di male parole, equamente distribuite tra i difensori del Napoli, chi li ha schierati e chi li ha comprati.
78’ Lavezzi inserisce la sesta, ma D’Agostino gli taglia la strada. Calcio di rigore ineccepibile. Carneade para il rigore di Cavani, con trentasei giocatori in area.
86’ Inizia la partita del Napoli. Dossena va sulla sinistra e dalla sua mattonella preferita scodella un cross perfetto per la testa di Goran Pandev, che non stecca lo stacco e si guadagna i galloni di quarto tenore in un’orchestra in cui se non mettono il violino in mano al clarinettista e non fanno suonare l’arpa al pianista, potrebbe suonare  sinfonie esaltanti.
All'ultimo secondo, Pegolo fa uno sgambetto al ciuccio che il fantino Pandev stava per portare alla vittoria, sebbene immeritata al Palio di Siena.

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di Gianni Puca
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