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Per la prma volta nella storia un canadese vince il Giro

Il Giro d'Italia al canadese Ryder Hesjedal


Il Giro d'Italia al canadese Ryder Hesjedal
27/05/2012, 21:05

Per la prima vittoria nella storia, la bandiera canadese sventola sul  gradino più alto del podio del  Giro d'Italia.  Questa volta, nella cronometro finale, non ci sono state sorprese: non come nel 2009, quando la pioggia fece scivolare sui sampietrini il russo Denis Menchov, consegnando quasi la vittoria a Danilo Di Luca. Ai piedi della Madonnina, qualche centinaio di chilometri piu' a nord, nessuna sorpresa. Compreso il flop degli italiani, giu' dal podio come non accadeva dal 1995. Piange di gioia, 'Easy Ryder', quando gli consegnano la coppa del Giro sotto un diluvio di coriandoli rosa. ''Non ho nascosto le lacrime'', confessa. Poi racconta che, subito dopo il traguardo, ha scaricato la tensione in un abbraccio interminabile alla moglie Ashley. Hesjedal ha indossato i panni del guastafeste, ribaltando ogni pronostico. In quanti avrebbero scommesso sulla sua vittoria? Canadese di Victoria (una cinquantina di km 50 da Vancouver), 32 anni da compiere a dicembre, proviene dalla mountain-bike e non ha un cospicuo palmares nelle gare su strada: solo sei vittorie. Forse anche per questo e' stato sottovalutato. ''A cinque chilometri dal traguardo - confessa Hesjedal - ho capito che potevo prendermi la maglia rosa, solo sul podio mi sono reso contro di avere realizzato un sogno. E' bello quando i tuoi rivali ti rispettano e i compagni di squadra credono in te. Sul traguardo ho baciato mia moglie Ashley, perche' e' l'amore della mia vita. A un certo punto ho rischiato, ma ne e' valsa la pena. Questa maglia e' il premio per una vita di lavoro, il frutto di una carriera nella quale ho lavorato tanto. Se vado al Tour? Ancora non lo so''. Hesjedal e' un personaggio che nel tempo libero gira per casa con le infradito, ama il ciclismo e il surf, gentile e di poche parole, ma determinato. Quando c'e' da lottare non si tira certo indietro, come ha dimostrato sul Mortirolo, a Pampeago, sullo Stelvio, a Cervinia, pur non avendo un fisico da scalatore, con i suoi 192 cm d'altezza per 72 kg di peso. D'inverno vive a Maui, nelle Hawaii, ai piedi di un vulcano spento, in estate si sposta a Girona, sulla Costa Brava. Quest'anno si e' piazzato nono alla Liegi, nel 2010 era stato secondo all'Amstel, battuto solo da Gilbert. E' entrato tra i professionisti nel 2002, due anni dopo fu ingaggiato dalla Us Postal, per fare il gregario di Armstrong. Nel 2005 fini' a terra nella 5/a tappa del Giro e si ritiro' alla 14/a, mentre il suo capitano Paolo 'Falco' Savoldelli si prendeva la maglia rosa. Nel 2010 si e' piazzato settimo al Tour e, dopo la squalifica di Contador, ha guadagnato una posizione. Aveva cominciato a preparare il Giro in autunno e, in caso di vittoria, gli era stata promessa una casa nuova di zecca. Adesso puo' scegliere l'arredamento. Lo sconfitto Joaquin Rodriguez non fa drammi, ma e' palpabile la sua delusione. ''Lo avevo detto che sarebbe stato difficile e che bisognava staccare Hesjedal, in modo da non farlo arrivare alla cronometro in quella posizione. Gli faccio i complimenti, perche' e' stato protagonista di ottime prestazioni'', le sue parole. Ivan Basso non ha voglia di abdicare. ''Ci riprovero' a vincere il mio terzo Giro, non e' mica finita qui'', taglia corto.

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di Fabio Iacolare
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