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FOCUS - DI CHI LA COLPA?

Il Napoli delude? Se c'è chi gioca in pantofole...


Il Napoli delude? Se c'è chi gioca in pantofole...
23/01/2012, 13:01

Il deludente girone d’andata del Napoli ha dato il via ai processi: di chi è la colpa del mezzo flop degli azzurri?
Sul banco degli imputati è finito Walter Mazzarri: “Deve cambiare modulo, deve essere più elastico, la sua squadra conosce mezzo modulo e basta” hanno scritto in tanti.
Critiche inevitabili ma che, forse, sono dirette alla persona sbagliata. E se il problema del Napoli non fosse Mazzarri, ma qualcun altro? Sembra difficile anche solo pensarci, vero? Ormai si è troppo abituati a fare dell’allenatore l’unico responsabile di ogni cosa. Quando le cose vanno male, ovviamente…
Si, perché quando invece vanno bene, ecco che si parla di Lavezzi, di Hamsik, Cavani o Pandev. Magari di De Sanctis o di Maggio, ma mai di Mazzarri. Tanto che, affinché qualcuno possa stimarlo un po’, sono costretti a scriverci su in Inghilterra, dove i suoi metodi sono oggetto di studi da anni.
Ora, quindi, proviamo a ragionarci su, cercando di portare alla luce alcuni fatti inconfutabili. Senza la presunzione di riuscire ad individuare l’unico vero male che attanaglia il Napoli, ma per far sì che si capisca che, forse, le responsabilità di quanto sta accadendo andrebbero divise.
Avete presente quando si parla di “Mentalità”? Un termine di cui spesso si abusa nel calcio. Se ne abusa, però, perché è ciò che, più d’ogni altra cosa, fa la differenza in un campo di pallone. E qui casca l’asino…
Quante volte abbiamo visto Cavani, Hamsik ed Inler (non solo loro, ma soprattutto loro) scendere in campo “in pantofole”? Quante volte abbiamo dovuto attendere che prima facessero qualche errore perché poi ci mettessero il giusto piglio? Troppe, ve lo diciamo noi…
Emblematiche sono state, ad esempio, le tre o quattro prove fornite da Cavani prima di Napoli-Manchester City. Gare in cui è sembrato un fantasma, per poi diventare un leone nel mercoledì di Champions. Altrettanto significative sono state alcune prestazioni di Inler, leone indomabile con Villarreal e Bayern Monaco, ma gattino impaurito con Bologna e Siena. Per non parlare di Marek Hamsik, sempre bisognoso di scosse per svegliarsi dal letargo. Allo slovacco, in particolare, capita spessissimo. Esempi? Due su tutti…
Il primo: ricordate quando, l’anno scorso ad Udine, Marek fece un erroraccio sulla linea di porta facendo prendere un gol al Napoli? Beh, se lo ricordate, ricorderete anche che poi ha preso la palla e, praticamente, è andato in porta da solo dopo che la sfera era stata riportata al centro del campo. Segnò un gol meraviglioso, fatto di rabbia ed agonismo.
Il secondo: ricordate quando, contro la Roma poche settimane fa, Hamsik ha fallito quel gol a due passi dalla riga di porta? Beh, se lo ricordate, ricorderete anche che poi lo slovacco ha giocato una gara strepitosa, segnando un gol bellissimo, realizzato con prepotenza e attributi.
Già, gli attributi. Quelli che, ad esempio, non smette mai di mettere in mostra Lavezzi, strepitoso con Manchester City ed Ebolitana (non ce ne vogliano gli abitanti di Eboli) allo stesso modo.
Ma non tutti sono come il Pocho, anche se dovrebbero diventarlo. Mazzarri, in questo, avrà anche le sue responsabilità, perché tocca a lui motivare i giocatori.
Ma, se invece di ascriverle tutte a lui, facessimo un bel fifty-fifty?

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di Pietroalessio di Majo
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