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UN TIFO DAI DUE VOLTI

Il Napoli e l' "effetto San Paolo"


Il Napoli e l' 'effetto San Paolo'
05/04/2011, 17:04

Ha vinto il Napoli, ha vinto Napoli, ha vinto il San Paolo. Una domenica memorabile, destinata a rimanere impressa nella memoria di tutti i tifosi azzurri: la Lazio è stata travolta ed un altro ostacolo è stato superato, nonostante le difficoltà. Meglio di così è impossibile? No, si può sempre migliorare.
Soffermandosi sull’origine delle difficoltà incontrate domenica dall’undici di Mazzarri , infatti, c’è un dato evidente che può generare interessanti discussioni: l’effetto del San Paolo.
Giocare in casa, notoriamente, rappresenta un vantaggio. Il calore ed il supporto del pubblico, infatti, possono essere determinanti nella conquista di un risultato. Però, talvolta, può anche non essere così.
In alcune occasioni, soprattutto quando c’è un traguardo importante da raggiungere, la pressione esercitata dagli spettatori più esigenti sui giocatori può risultare controproducente. Lo stadio, il “tuo” stadio, in quei casi, può sembrarti il posto più ostile del mondo e starti improvvisamente molto, ma molto stretto.
Un problema con cui, solitamente, sono costrette a confrontarsi le grandissime squadre, quelle che hanno fatturati pazzeschi e i cui tifosi hanno enormi aspettative. In quei casi, forse, ci può anche stare che un tifoso fischi la sua squadra perché è seconda. Ci può stare, però, se ha speso più di tutte le altre, ha scelto male e poi, infine, non ha vinto. Se i suoi giocatori sono i più pagati ed il loro rendimento non è all’altezza. Non ci sta, invece, se quella squadra sta già facendo cose inimmaginabili, ha un tetto-ingaggi basso ed ha speso meno delle altre. O, come nel caso del Napoli, fa parte delle uniche tre società del campionato di Serie A con i conti in regola.
Sei partito per vincere e rischi di non farcela? Puoi essere fischiato. Sei partito per restare alle spalle delle tre, quattro squadre migliori e, in classifica, ce le hai tutte dietro meno una? Vai incoraggiato e sostenuto fino alla fine.
Sembrerà banale, ma non a tutti i tifosi azzurri sembra chiaro. Napoli-Lazio, infatti, è stata caratterizzata da una profonda alternanza (se non divisione) di comportamenti.
LA PARTITA DAI DUE VOLTI
La sfida di domenica, volendo, può essere divisa perfettamente in due fasi, che si sono però ripetute diverse volte: quella della paura mista a tensione e quella del supporto incondizionato e di massa.
Non a caso, infatti, anche dal punto di vista del punteggio, si è assistito a continui ribaltoni. La differenza, in parte, l’ha fatta l’atteggiamento del pubblico partenopeo.
Una folla di sessantamila persone, divisa tra silenti ed insoddisfatti, condiziona i giocatori di casa, gettandoli in uno stato confusionale e mettendo loro ansia, paura di sbagliare. Una folla di sessantamila persone che  incita, incoraggia, sostiene e che fischia sonoramente gli avversari quando entrano in possesso della palla, invece, trasforma i propri beniamini, inducendoli a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Ed è esattamente ciò che è successo domenica. Nella prima fase, fino al secondo gol della Lazio, la pressione esercitata dal pubblico superava di gran lungo il supporto. Alcune esitazioni di Cannavaro, Campagnaro e Aronica erano state sottolineate con dei “brusii di insoddisfazione”, così come sono volate parole di scarso apprezzamento nei confronti di Pazienza, reo di aver fallito alcuni passaggi. Un clima teso, che ha portato persino Lavezzi e Cavani a perdere lucidità.
Una volta capito che la squadra era in crisi, però, il pubblico napoletano si è “riavuto” ed ha incominciato a sostenerla a gran voce, trascinandola nella metà campo della Lazio. Il risultato? Biancocelesti in confusione e due gol in 90 secondi.
Partita rimessi in piedi, finché arriva la sciagura: Aronica ed il suo maldestro tocco. Il Napoli è di nuovo sotto, lo sconforto e l’agitazione s’impossessano di nuovo della “cattedrale azzurra”.
Il Napoli, stavolta senza essere aiutato dai suoi tifosi, riesce ancora a pareggiare. Ecco che il San Paolo si trasforma di nuovo e conduce i giocatori al successo.
Una partita vinta da tutti: dai sessantamila e dagli undici in campo. La domanda è: il fantastico popolo azzurro può farcela ad essere sempre così, fino alla fine?
Speriamo di si, perché ne va della stagione del Napoli, probabilmente…

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di Pietroalessio di Majo
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