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Il Napoli e le big minacciano l'addio alla Lega


Il Napoli e le big minacciano l'addio alla Lega
12/05/2011, 16:05

Diritti tv, 200 milioni scatenano la bufera nel calcio italiano. Napoli e le altre quattro grandi (Juventus, Inter, Milan e Roma) questa volta pare facciano davvero sul serio perché il blitz di ieri della piccole (6-5, questa volta con il voto decisivo del presidente della Lega, Maurizio Beretti) ha segnato, probabilmente, il punto più alto dello scontro in atto da mesi. Il voto del Consiglio della Lega di serie A di dare attuazione alla delibera dell'assemblea per l'assegnazione a tre agenzie demoscopiche (Doxa, Crespi e Sport und Markt) delle indagini per definire i bacini ha provocato una autentica rottura. Nonostante proprio ieri l’Alta Corte di Giustizia del Coni avesse accolto il ricorso delle cinque grandi contro la delibera del 15 aprile scorso dell'Assemblea di Lega. Insomma, è il caos. La reazione sdegnata delle cinque big è tutta nella parole di Andrea Agnelli, il presidente della Juventus: «In questo momento dobbiamo ipotizzare tutto - spiega il numero uno bianconero - È come se abitassimo in un palazzo: su tre piani stanno le cinque grandi, sul quarto tutte le altre squadre e loro decidono tutti i lavori da fare. E noi paghiamo tutti i costi». Agnelli aggiunge ancora: «Ci sono cinque grandi squadre che hanno il 75% dei tifosi dalla loro parte ma subiscono le decisioni delle altre squadre. Purtroppo chi non investe grandi cifre, in questo momento decide. Siamo compatti, valutiamo anche l’ipotesi di un’uscita dalla Lega». Che potrebbe voler dire andare a giocare all’estero: «Stiamo valutando qualsiasi ipotesi. Aspettiamo le motivazioni della Corte di giustizia federale e poi la posizione dell'Alta corte di giustizia del Coni. A quel punto decideremo». E il Napoli è tra i promotori della linea dura, compresa quella che potrebbe portare gli azzurri a giocare in un altro campionato: nella riunione di ieri nel direttivo della Lega c’erano sia il presidente De Laurentiis che il direttore generale Fassone. Il 23 aprile scorso le cinque grandi erano riuscite a neutralizzare la delibera che definiva il numero dei tifosi con cinque no (Juve, Milan, Inter, Roma e Napoli) e cinque sì (Udinese, Catania, Parma, Palermo e Samp) in rappresentanza delle medio-piccole. Ieri, però, il Consiglio della Lega di serie A si è schierato con le 15 piccole, e l’equilibrio è stato rotto dall’insolito voto (determinante) del presidente Beretta. La torta in ballo è di circa 200 milioni, ovvero l’ultima porzione della torta (25%) ancorata al criterio del bacino d’utenza, come previsto dalla legge Gentiloni-Melandri. Le modalità in base alle quali identificare e conteggiare i tifosi possono spostare un bel gruzzolo. La serie A si spacca sul concetto di ”sostenitore” (le grandi) e ”simpatizzante” (le piccole). Dove squadra simpatia significa che si può essere tifosi di una big e ”simpatizzare” per la squadra della propria città. Sembrano distinzioni di poco conto ma non è così: il Napoli e le altre puntano a conteggiare solo i tifosi veri, abolendo il concetto di simpatizzante che include anche quello che vuole la valorizzazione dell’audience. Per esempio, in termini di audience televisivo Napoli-Chievo dovrebbe essere ripartito a metà tra i due club. Come se, numeri a caso, i 100mila telespettatori della gara fossero divisi equamente a metà. Da qui la furia delle grandi.
fonte: Il Mattino

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di Redazione
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