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IL SACRILEGIO

Il pallone d'oro di Maradona fu fuso dalla camorra


Il pallone d'oro di Maradona fu fuso dalla camorra
12/04/2011, 13:04

 Il boss di Miano Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia, agli inizi degli anni Novanta aiutò Diego Armando Maradona a recuperare alcuni orologi di valore che gli erano stati rubati; provò a fare lo stesso anche con il Pallone d’oro che il calciatore argentino aveva ottenuto dopo il Mondiale vinto nell'86 e che era stato portato via nell'89 nel clamoroso assalto al Banco di Napoli, ma arrivò tardi perché era già stato fuso (per essere precisi, si trattava di un trofeo ricevuto come miglior giocatore del mundial messicano e non del Pallone d'oro europeo). I verbali con le dichiarazioni di Lo Russo sono stati depositati dal pm Sergio Amato all’udienza preliminare, che si svolge davanti al gup Carlo Alessandro Modestino, in cui il boss è imputato per traffico di droga. Anche di stupefacenti parla Lo Russo, che afferma di averne ceduti al calciatore più di una volta; il racconto più dettagliato, anche se in parte già noto grazie alle dichiarazioni di altri pentiti, è tuttavia quello relativo agli orologi. Il boss di Miano, quartiere a nord di Napoli, si rivolse al clan Mariano dei quartieri spagnoli, che in poco tempo glieli riconsegnò; quando Maradona li riebbe, si accorse però che ce n'era uno di troppo: non era suo e lo restituì.

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In cambio del favore ai Lo Russo i Mariano non accettarono somme di denaro, che pure erano state loro offerte. Salvatore Lo Russo racconta di avere conosciuto il calciatore alla fine degli anni Ottanta, quando gestiva un giro di scommesse clandestine e riusciva condizionare l’esito di molte partite sia di club sia della nazionale.

Nei verbali, interrotti da numerosi omissis, il boss racconta di avere incontrato il campione argentino grazie a Pietro Pugliese, altro trafficante di stupefacenti, e a Gennaro Montuori, noto negli ambienti del calcio come Palummella e capo di un gruppo di ultrà napoletani. Salvatore Lo Russo ammette anche di essere stato un informatore della squadra mobile di Napoli, motivo per il quale il suo gregario Ettore Sabatino lasciò il clan per creare un gruppo autonomo. Il boss oggi pentito avrebbe dato delle dritte all’attuale capo dell’ufficio, Vittorio Pisani, ma la circostanza avrebbe profondamente infastidito alcuni degli uomini che gli erano più vicini.
fonte:corriere del mezzogiorno

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di Redazione
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