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Firenze e Torino trasferte vietate ai tifosi azzurri

Istituzioni e ultras: lo scontro non risolverà il problema


Istituzioni e ultras: lo scontro non risolverà il problema
24/10/2009, 09:10

NAPOLI – Ci risiamo. E questa volta non basta la demagogia utilizzata dopo i “non fatti” di Roma dell'anno scorso a giustificare l'ennesimo accanimento delle istituzioni, non solo calcistiche, nei confronti della tifoseria partenopea. Domani si gioca al “Franchi”: Fiorentina-Napoli. Il settore ospiti rigorosamente chiuso. Non lo ha deciso l'Osservatorio. Lo ha fatto il prefetto di Firenze con l'avallo del ministro leghista Maroni a causa della contestazione che ha subito domenica scorsa allo stadio “San Paolo” dalla curva A contro la tessera del tifoso. Non è successo nulla di grave. Qualche botto di troppo. Ma tanti fumogeni colorati ed uno striscione civile che in sostanza spiegava le motivazioni degli ultras, che mai avrebbero ceduto di una virgola sul loro stile. Insomma, “non saranno mai in curva seduti a guardare la partita mentre mangiano un panino”. Protesta legittima. La risposta? Divieto di trasferta a Firenze ed a Torino. Una rappresaglia. Un dispetto. Un atto di violenza nei confronti di una tifoseria, che come tutte le altre ha sicuramente i suoi lati negativi, ma da qualche anno è vittima di un'aggressione continua e spesso ingiustificata. E' vittima di una premeditazione. Al primo passo falso, o presunto tale, arrivano sanzioni forti. Esemplari. In altre città, invece, si può commettere violenza, si possono esporre striscioni offensivi e vergognosi, razziali, si sparano petardi e razzi, ci si scontra con le forze dell'ordine, succede poco o nulla. Il problema è un altro e bisogna dirlo. Senza peli sulla lingua. Prima, però, è d'obbligo che tutti si pongano un quesito: perché la mentalità degli ultras si è irrigidita tantissimo verso le istituzioni e non solo calcistiche? Risposta semplice: perché le istituzioni, in questi anni, hanno preferito lo scontro, il muro contro muro, la repressione al dialogo. Nessuno si è voluto fermare e capire che cosa stesse e sta succedendo. Non è un modo per giustificare la violenza. Quella va contrastata e condannata. Se, però, arriva la “diffida”, ossia il daspo, per aver acceso una torcia colorata oppure perché si espone uno striscione di qualsiasi natura in curva senza aver avvisato prima la questura, è evidente che il meccanismo si è inceppato. Il calcio è cambiato in nome e per conto del business economico, dei diritti televisivi e del calcio in tv. Prima la società sperava che si riempisse lo stadio per fare cassa. Oggi ci pensano i soldi delle pay tv. Meglio avere tanti tifosi davanti al teleschermo che sulle gradinate. Arriva più denaro. E allora, anche incosapevolmente, scatta la strategia. Si punta ad allontanare la gente, i giovani, le famiglie dallo stadio. Si vietano le trasferte. Si emettono diffide. Ed ogni occasione è buona per sfruttarla e strumentalizzarla. Muore un poliziotto allo stadio ed arrivano le leggi speciali contro i tifosi. Non contro la camorra o la mafia. Contro gli ultras. Muore un poliziotto si ferma il campionato. Quando, invece, muore un tifoso per negligenza e l'inefficienza delle istituzioni oppure per un abuso di potere palese, non succede nulla. Non si ferma il campionato in segno di lutto. Non si emettono leggi speciali. Non ci sono arringhe demagogiche, né in tv né sui giornali. Avellino-Napoli: uno degli ultimi derby campani. Morì un giovane napoletano, un ragazzo semplice e perbene. Sergio Ercolano. Nessuno ha chiarito la dinamica quando quello che è successo davanti a quella maledetta curva lo sanno tutti. Basta chiedere a chi c'era. Non ci sono colpevoli. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Anche di tifosi che hanno perso un occhio allo stadio perché si trovavano al posto sbagliato al momento sbagliato. Colpiti da lacrimogeni sparati ad altezza uomo. Per carità. Nessuna volontà di ribaltare la frittata o peggio ancora di giustificare vandalismo e violenza. Vanno condannati senza esitazione. Questi fatti, però, accaduti e provabili, servono solo a dimostrare che il muro contro muro non serve a nulla. Criminalizzare gli ultras, l'amore per una maglia ed una mentalità , che può essere anche non condivisa al cento per cento; reprimere, reprimere, reprimere, senza dialogo ha prodotto risultati pessimi. Ha aggravato la situazione. Ha alzato il livello dello scontro. Senza capire il perché di alcuni atteggiamenti sopra le righe, senza comprendere gli sbagli, gli abusi e le esagerazioni che ci sono dall'una e dall'altra parte, significa soffiare sul fuoco. Sempre che non ci fosse un disegno preciso in nome di interessi superiori e in gran parte economici. C'è chi non accetta che venga limitata la libertà personale e calpestati i diritti sanciti dalla costituzione ed alla base dello Stato democratico. Le leggi speciali servono. Per combattere mafiosi e camorristi. Spesso collusi ed in affari con chi si scandalizza per un fumogeno colorato o per uno striscione di protesta contro la tessera del tifoso.
Intanto domani a Firenze il Napoli non avrà sostenitori al seguito. E non li avrà nemmeno nella prossima trasferta a Torino. Ma di sicuro, non riusciranno mai a raggiungere l'obiettivo di portare gente allo stadio che assiste alla partita mangiando un panino, al netto di emozioni e sensazioni. Quelle stesse emozioni che non si vivranno mai in poltrona e davanti al piccolo schermo. Ecco perchè domani, in campo, gli azzurri avranno un motivo in più per lottare, correre e vincere. Lo devono a quella tifoseria che in trasferta porta il maggior numero di tifosi. Forse per questo rappresenta un problema. Devono vincere per la passione di quei ragazzi che col panino nello zaino seguono la maglia azzurra anche in capo al mondo. Domani non ci saranno fisicamente. Ma il loro cuore e la loro testa saranno a Firenze, sulle gradinate, non  seduti a mangiare un panino, ma "in piedi ad urlare l'inno della A". Proprio come c'era scritto sullo striscione in curva esposto durante Napoli-Bologna. 

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di Giovanni De Cicco
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