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La rivincita nella finale di coppa

Juve-Napoli: analisi di una disfatta in terra piemontese


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Juve-Napoli: analisi di una disfatta in terra piemontese
02/04/2012, 12:04

Juventus-Napoli 3-0. Occorre fa chiarezza fin da subito. Il Napoli non era una squadra di fuoriclasse prima, e non lo è di polli ora. La differenza, sostanziale, l’hanno fatta le gambe. Abili a girare quelle dei bianconeri, imballate quelle dei partenopei. Sul banco degli imputati ci finisce il tridente delle meraviglie. Marek Hamsik troppo svogliato per una partita di questo livello. Cavani annullato da Barzagli, in anno di grazia. Lavezzi fumoso e inconcludente. I tenori steccano, e Buffon si guarda la partita dalla curva juventina, ammirando la Vecchia Signora giocare discretamente, sforzarsi poco, e ottenere tanto. Alla fine saranno tre punti e tre gol, ma nessuna lezione di calcio giocato. Semmai un esperienza che aiuta questo gruppo a crescere, e a capire che quest’anno, contro squadre del genere, è meglio non scherzare e fare i fatti. Anche perché si può scivolare su un pericolosi pesci d’aprile al minuto ’75 e ’83 di gioco, e ricordarsi che giocatori come Vidal e Quagliarella sono tutt’altro che scarti di mercato. L’unica lezione vera, invece, la danno i tifosi azzurri, che si beccano i soliti cori poco ortodossi e decidono di abbandonare anzitempo il Juventus Stadium senza fare una grinza. Da loro dovranno farsi perdonare Mazzarri e truppa. L’occasione c’è, ed è più vicina di quanto si possa pensare. Il 20 maggio ci saranno tre motivi in più per alzare la coppa al cielo di Roma.

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di Salvatore Formisano
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