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IL CIUCCIO CHE VOLA

La conversione...


La conversione...
01/03/2010, 20:03

Dopo aver vissuto anni di gloriose battaglie al San Paolo durante il Regno di Re Diego, allorquando una domenica vidi schierati in attacco il condor Agostini e la quaglia Imbriani… il mio cuore e soprattutto il mio stomaco non se la sentirono più di ritornare nello stesso stadio ad assistere ad uno sport che continuavano a chiamare con lo stesso nome, ma che per me non era più lo stesso.
Sì, le maglie erano dello stesso colore, la fede era rimasta immutata, ma da una certa domenica preferii rimanermene a casa a soffrire in poltrona, ad ascoltare le partite alla radio o, da quando misero in commercio le schede clonate di una certa pay tv, a guardarle in televisione.
Ciò da quando un grigio pomeriggio Sandro Ciotti da Udine chiese la linea per accoltellare l’orgoglio di milioni di napoletani sparsi per il mondo, bisbigliando con quella sua voce marmittosa. “Scusa Ameri, ti interrompo da Udine, gesto tecnico deprimente di Agostini: tiro dai sedici metri… palla in fallo laterale”!
Quella frase mi è rimbombata nella testa e nel cuore per anni…
Avevo cominciato a frequentare lo stadio ai tempi di Pellegrini III, Criscimanni, Vinazzani e avevo visto calcare quel campo anche a Frappampina, Citterio, Boldini, Scarnecchia…. Ma mai avevo sentito il mio orgoglio azzurro diventare così viola dalla vergogna… “Tiro dai sedici metri… palla in falla laterale”. Quando lo vidi a novantesimo minuto, ebbi modo di constatare che quello era stato veramente il gesto tecnico più deprimente della storia del calcio.
Intuii che a Napoli, il calcio… quello vero, era finito. Che quel giorno era l’inizio di anni di tribolazioni e mortificazioni. E fu così…
L’apice lo si raggiunse con Totò Naldi, di cui sto cercando ancora di interpretare le interviste e i propositi.
Ma da qualche tempo, la squadra di De Laurentiis e, per me, di Pierpaolo Marino, affidata finalmente ad un allenatore da Napoli, mi ha fatto ritornare la voglia di ritornare in quel magico stadio.
Ora ci sono i biglietti nominativi, con il numero del posto assegnato.
Ciò nonostante io e il mio amico Antonio abbiamo pranzato alle 11.30 per andare allo stadio, avventura che avremmo condiviso con mio cugino Raffaele, dodicenne alla prima esperienza allo stadio, e Gennaro mio cognato, juventino convinto, della cui conversione mi stavo occupando da quando si è fidanzato con mia sorella, milanista.
Per la cronaca l’altro mio cognato è romanista ed è sposato con un’altra mia sorella romanista.
Purtroppo le disgrazie non vengono mai da sole…
Arriviamo allo stadio un’ora e mezzo prima della partita; un signore con sei figli di età assortite ne affida provvisoriamente uno a testa a noi e a qualche altro tifoso. Mi viene in mente la scena di Totò in “Miseria e nobiltà”. Quello scugnizzo che era stato affidato a me, pur di entrare gratis avrebbe detto che era mio figlio, che Vincenzo gli è padre a lui… e pure che Gennaro era sua madre. Tutto per amore del Napoli.
Atteso che questa prassi è comune a tanti, ai sessantamila paganti registrati vanno aggiunti circa trentamila bambini.
In tribuna i biglietti erano andati esauriti due ore dopo l’apertura dei botteghini, quindi avevamo preso i distinti… superiori! Non siamo dei tifosi comuni noi…
Cerchiamo i nostri posti numerati, ma una risata generale di tutto il settore accompagna la nostra domanda rivolta a capire se i posti che avevamo individuato contando file e sediolini erano i nostri. In verità gli occupanti avevano, manco a farlo apposta, lo stesso numero di fila e posto, e questo poteva essere anche essere considerato un fatto strano. Ma mi sono accorto poco dopo, che i quattro che occupavano i nostri posti, in realtà avevano i biglietti per la Curva B!
L’arcano si svela subito dopo, allorquando alzando lo sguardo ho avuto modo di vedere una ventina di altri personaggi di età e pesi vari che scavalcavano la vetrata che separa i due settori, qualcuno dei quali ci mostra il proprio sedere che fuoriesce da improbabili jeans a vita bassa...
Dopo un’ora di chiacchiere con i miei compagni di avventura, in parte finalizzate alla conversione di Gennaro, lo speaker legge le formazioni.
Poco dopo, l’urlo proveniente da un paio di gradinate più dietro sembra invocare qualche calciatore a me sconosciuto: “Cocacòòòò”!
Un omino vestito di rosso, che scavalca un nugolo di giovinastri seduti sugli scalini con un secchio pieno di bibite in mano, fa svanire il dubbio che finalmente il Napoli abbia acquistato un grosso centravanti di caratura internazionale…
Inizia la partita.
Al 4’ Rinaudo effettua un tentativo velleitario di impensierire il portiere della Roma, che si chiama Doni…ma non sembra in vena di regali. Dagli spalti un tifoso urla il nome del centrale partenopeo. I napoletani, si sa… usano eliminare le desinenze. E, nella fattispecie, considerato il particolare cognome del difensore e il tono usato dal tifoso, non si riesce a capire se l’urlo è di approvazione oppure di disapprovazione…
Poco dopo (i minuti precisi è impossibile indicarli perché il mio orologio si è appena fermato), Vucinic tira mentre De Sanctis sta ancora sistemando qualche zolla fuori posto. Ma nulla di fatto.
Al quattordicesimo circa, Lavezzi – il cui rientro è stato calorosamente salutato dal pubblico – prende la mira, ma Doni – che si stava depilando le sopracciglia – para senza problemi.
Il primo tempo non riserva molte emozioni, se non qualcuna artificiale offerta da alcuni vicini di sediolino, che mi hanno ricordato l’altro motivo per cui per anni non ero andato allo stadio. Dopo aver assistito ad una partita in curva, qualche giorno dopo risultai positivo all’antidoping in un torneo tra bar. Ero risultato positivo alla cannabis, sebbene in vita mia non avessi mai fumato nemmeno una Marlboro light.
Se m’avessero fatto l’antidoping domenica scorsa sarei risultato nuovamente positivo e, causa la recidiva specifica, avrei rischiato una lunga squalifica…
Sul finire del primo tempo, Maggio pennella un cross per Quagliarella che viene spinto giù da Burdisso in area. L’arbitro Rizzoli non fischia. La moglie di quest’ultimo (a casa o ovunque ella sia) si sente fischiare le orecchie e così tutti i suoi prossimi congiunti, viventi e non…
Al 45’ circa Quagliarella restituisce l’assist a Maggio, che schiaccia di testa a un metro dalla porta. Raffaele, che ha gli occhi azzurri come il cielo napoletano, esulta. Antonio fa il gesto dell’ombrello a Doni. Ma la palla rimbalza a terra ed esce a lato accompagnata dalle bestemmie del mio vicino, al quale avevo involontariamente fatto ingoiare un cannone con una gomitata. Gennaro assiste ancora in silenzio. Ma un napoletano che si chiama Gennaro non può essere tifoso della Juve. E non acconsentirei mai al matrimonio con mia sorella…
L’arbitro fischia la fine del primo tempo. Mazzarri, intanto, non solo si è strappato la giacca da dosso, ma è diventato più verde dell’incredibile Hulk. Non vorremmo essere nei panni dell’esterno destro azzurro…
La Roma, in tutto il primo tempo, ha superato una sola volta la trequarti campo partenopea e Ranieri ha schierato un 3-5-2 di rejana memoria, dove cinque sta per il numero dei difensori, ai quali si aggiungono due mediani bloccati.
Qualcuno sugli spalti si chiede se Baptista era già così prima della partita oppure se si era abbronzato restandosene fermo al sole per tutto il primo tempo.
Purtroppo, il brasiliano, poco dopo va via a Campagnaro, fino a quel momento tra i migliori in campo, e viene messo giù sebbene non potesse arrecare alcun danno nella posizione in cui si trovava.
Se le bestemmie colpissero, il rigore di Julio Baptista sarebbe finito nella tribuna del Maracanà, ma invece mi arriva poco dopo il messaggio di mio cognato Sergio da Roma, che mi comunica che il risultato è cambiato.
Due minuti dopo, un rigore ancora più netto avrebbe dovuto concedere l’arbitro per un fallo di Juan su Quagliarella. Ma Juan è già ammonito e dovrebbe essere espulso, così l’arbitro decide di ammonire Quagliarella, che era solo diffidato… E Rizzoli va così ad aggiungersi alla lista nera delle giacchette nere. Anche perchè di rigore per il Napoli, come confermato dalla moviola ce ne sarebbe pure un altro su Pazienza… e in totale fanno quindi tre rigori non concessi!!!
Ma il calcio, spesso, non ha una logica e neppure un minuto dopo, mentre sorseggiavo un caffè borghetti, Campagnaro si prende un permesso per andare a ritirare le analisi della suocera e Vucinic ne approfitta. Secondo sms da Roma.
Mazzarri tra i tanti doni ha quello di leggermi nel pensiero. Ogni qualvolta io penso ad una sostituzione, il tempo di leggere il pensiero, e Mazzarri mi accontenta. In rapida successione mette dentro Denis, Cigarini e Zuniga, aggiungendo centimetri e muscoli in attacco, fosforo a centrocampo e vitalità sulla sinistra.
Cross di Maggio e Denis prova subito a timbrare il cartellino con un colpo di testa che la curva A tenta invano di deviare in porta, con un soffio collettivo, che lascia nell’aria un inconfondibile odore di frittata di maccheroni.
Poco dopo, Rinaudo dimostra di essere più bravo come trequartista che come difensore (e il che è tutto dire) e serve un assist al bacio per Denis, che scarica in porta un missile terra aria che riapre la partita. Il cellulare di mio cognato romano non è raggiungibile. Gennaro, il mio cognato juventino, si lascia trasportare ed esulta, dimenticando di essere juventino…
Ranieri toglie anche Baptista e cerca di coprirsi maggiormente.
Denis ha una media realizzativa discreta, se si contano i minuti effettivi giocati, ma ha anche una media di goal mangiati superiore a quella dell’indimenticato Nicola Caccia… E con il colpo di testa successivo compie un altro passo verso il record del brasiliano Serginho, centravanti della nazionale carioca del 1982, che in carriera si è mangiato più di mille goal…
Manca poco, molto poco. Ma sul mio orologio, fermo da più di un’ora, manca ancora tanto… Ma per fare un goal bastano pochi istanti.
Denis, oltre a fare goal e a mangiarseli, ogni tanto confeziona anche qualche assist e, in ogni caso si dà sempre da fare. Questa volta cerca una giocata sudamericana, provando un sombrero su Mexes. Il francese salta con le braccia aperte e dopo aver toccato il pallone con il petto, il pallone del pareggio gli schizza su un braccio. Il fallo non sarà volontario, ma in diritto penale si qualificherebbe quantomeno come preterintenzionale…
Rigore essere quando arbitro fischia (diceva Boskov) o quando Del Piero cade (come qualcuno ha precisato di recente), e su quattro episodi incriminati Rizzoli ha fischiato una sola volta a favore del Napoli.
Noi non li vogliamo questi rigorini, ma avremmo tanto voluto gli altri tre netti e l’espulsione di Juan, così come ci saremmo volentieri risparmiati il commento del britannico Ranieri, che non ha voluto protestare con l’arbitro per il rigore concesso al Napoli…
E ci mancava pure che protestava.
Dal dischetto, Hamsik dimostra di avere una personalità che molti calciatori con il doppio dei suoi anni di esperienza non hanno. E attenua i danni di quello che sarebbe stato un vero e proprio furto con scasso.
La scena più bella della partita è quella di Mazzarri che dopo il goal del 2-2 sgrida lo slovacco e gli urla “Ma che festeggi? Dobbiamo segnare il 3-2!”
Ecco, questo è lo spirito che vorrei vedere sempre… Lo spirito del ciuccio famelico…
Il lupo cattivo era sazio, stava sorseggiando già l’amaro per digerire tre punti immeritati… ma il cacciatore con una schioppettata nell’angolino alla destra di Doni gli ha ricordato che in ogni favola che si rispetti non può esserci un lieto fine per i lupi cattivi.
L’altra nota positiva è che la conversione di Gennaro, con il goal di Hamsik, travolto dall’urlo dei sessantamila, si è perfezionata. A Torino non aveva visto tutta quella gente e tutto quell’entusiasmo neppure nelle semifinali di Champions League…
Da domenica va ad aggiungersi ai milioni di tifosi del Napoli e, trovatosi improvvisamente in braccio Raffale, il ragazzino con gli occhi azzurri come il cielo di Napoli, ha visto in quegli occhi, per la prima volta… un mondo a colori! E ora si è tagliato i capelli come Hamsik e Denis…
Mio cognato Sergio, il romanista, è irraggiungibile da domenica

Gianni Puca

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di Pensiero Azzurro
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