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IL CIUCCIO CHE VOLA

La giacca di Mazzarri


La giacca di Mazzarri
30/03/2010, 10:03

La scaramanzia a Napoli è una scienza esatta.
E anche chi non è napoletano, allorquando sbarca a Napoli, dopo un po’ se ne convince.
Ce ne sarebbero a migliaia di aneddoti da raccontare relativi a calciatori olandesi o argentini, ad allenatori lombardi o friulani, che nel momento stesso in cui sottoscrivevano il contratto con la S.S.C. Napoli venivano presi da strane fissazioni, che divenivano rituali irrinunciabili.
Chi non ricorda, ad esempio, quell’allenatore toscano che era convinto che il suo cappotto verde portasse bene e lo indossava anche a ferragosto, con quarantaquattro gradi all’ombra? E, senza andare troppo lontani con i ricordi, chi non ricorda il tecnico friulano che era convinto che il Napoli vincesse ogni qual volta lui riuscisse dalla panchina a raggiungere con uno sputo il cerchio di centrocampo? E sempre nel Napoli giocava quel difensore (tale Panzanato) che - al contrario dei calciatori moderni che (per vezzo o per contratto) cambiano due paia di scarpette a partita - giocò 295 partite in serie A sempre con le stesse scarpette. Qualche maligno racconta che qualcun altro abbia utilizzato gli stessi calzettoni per un numero maggiore di partite, ma di ciò non abbiamo prove. Qualcuno pare che, sempre per scaramanzia, alla vigilia delle gare importanti andasse a letto con la moglie di qualche compagno.
Addirittura il Capitano aveva i suoi riti scaramantici e, oltre a giocare con le scarpette slacciate, prima del fischio d’inizio baciava Carmando sulla fronte. E anche per questo se lo portò ai Mondiali, oltre per il fatto che era un grande massaggiatore.
Per ritornare ai giorni nostri, il Presidente De Laurentiis si era convinto che una giacca a vento azzurra fosse il motivo della lunga imbattibilità del Napoli. E la indossava, in qualsiasi situazione climatica e in ogni contesto sociale. Qualcuno, infatti, pensa che sia stata la signora De Laurentiis ad assoldare l’arbitro di Udine affinché facesse in modo che venisse interrotta quella ormai insopportabile imbattibilità della giacca a vento del marito. Dopo un paio di sconfitte, con somma gioia della signora De Laurentiis, lo ha sostituito con un giaccone verde, con la speranza di ripetere il ciclo. Ma domenica, mentre si sedeva in tribuna, distratto a pensare ai faccini tristi di Del Piero, Trezeguet, Felipe Zero e gli altri, è scivolato e subito ha collegato l’evento al nuovo capo di abbigliamento e ha chiesto alla moglie di portare in lavanderia quello azzurro.
E che dire di Mazzarri?
E’ un grande tecnico, certo.
Uno dei migliori che io abbia visto da quando seguo il calcio che si siano seduti sulla panchina partenopea.
Uno che si studia a computer ogni singolo movimento, ogni singola azione sia dei propri calciatori, sia di quelli che deve affrontare la domenica successiva.
Uno che - da quanto ha raccontato Frustalupi a Lippi, recatosi a Castelvolturno per carpire i segreti del tecnico toscano – da quando è a Napoli ha una cura meticolosa non solo per la tattica e la preparazione atletica, ma che studia a computer anche determinati movimenti, che non riguardano prettamente il calcio giocato.
Mazzarri è uno focoso, lo si sa. Durante la partita più volte prende a morsi la panchina, a volte anche Bigon per non avergli comprato un centravanti e un altro mediano… e già nelle prime gare, che erano coincise con un inverno rigido, quando le cose andavano male, si strappava la giacca da dosso, alla stregua dell’Incredibile Hulk...
Ebbene, dalle statistiche fornite dal personal computer di Mazzarri, la cui attendibilità è stata verificata ed accertata dai maggiori istituti di statistica nazionali ed internazionali, è risultato che ogni qual volta, Mazzarri si toglie la giacca il Napoli vince. Anche se in svantaggio di due goal a Torino con la Juventus,. Mazzarri si toglie la giacca e il Napoli ne fa tre. Anche nella gara di ritorno al San Paolo, dopo che i bianconeri erano andati in vantaggio, l’Incredibile Mazzarri si è strappato la giacca da dosso e il Napoli ha straripato. Al goal del pareggio del Napoli, infatti, il capitano della Juve, che era a conoscenza di questa statistica, ha protestato animatamente con l’arbitro Rizzoli affinché applicasse per analogia, anche all’allenatore partenopeo, la regola che comporta l’ammonizione ai calciatori che si tolgono la maglia.
In verità, anche Berlusconi, dopo i due goal subiti dal Milan al San Paolo nei minuti di recupero aveva chiesto l’emanazione di un decreto legge, che imponesse all’allenatore del Napoli di indossare il cappotto pure ad agosto in occasione del trofeo Birra Moretti.
I medici sportivi delle avversarie del Napoli si sono più volte chiesti come fosse possibile che quest’uomo, che trascorre le notti al freddo e al gelo in maniche di camicia, non abbia ancora contratto né una broncopolmonite galoppante e neppure un semplice catarro…
 
Ebbene sarà sempre frutto del caso, (noi non vogliamo credere a certe superstizioni, che si trasformano in false statistiche…), ma dopo un primo tempo grigio da parte degli azzurri, chiusosi a reti bianche, in cui aveva rischiato anche di prendere un goal da S(polli), nella ripresa il Napoli si è improvvisamente azzurrato e ha fatto neri i rosso azzurri.
Eppure questa volta non vi erano stati cambi tattici. Non era entrato neppure il tanto invocato Denis, che molti indicavano come l’unico che potesse sfondare un muro composto da nove uomini che si muovevano con sincronia perfetta dietro la linea della palla.
L’unica mossa… tattica di Mazzarri era quella che statisticamente era risultata la più fruttuosa nelle gare precedenti. Appena il tecnico ha appallottolato la giacca e l’ha calciata via, ecco che Lavezzi si è involato sulla sinistra e ha messo al centro un pallone insidiosissimo, sul quale si sono avventati contemporaneamente Quagliarella e due difensori catanesi, che hanno assecondato il velo della punta stabiese, lasciando solo Cannavaro…
Non ne avremo mai la controprova, ma c’è chi è assolutamente certo che, come in tantissime altre occasioni, se Mazzarri avesse indossato la giacca, il tiro di Cannavaro sarebbe finito in qualche vetro di qualche vecchio palazzo di Soccavo, o un suo pallonetto avrebbe scavalcato la traversa, infilandosi in qualche basso dell’omonimo quartiere…
E invece no… Mazzarri, in quella fondamentale circostanza, che potrebbe mutare il destino di questa squadra, non aveva la giacca addosso… anzi, si era scorciato anche le maniche della camicia e allora non era assolutamente possibile sbagliare.
Paolo Cannavaro, che non segnava un goal in campionato dai tempi delle guerre puniche, spinto da un fluido molto più che magico, ha gonfiato la rete di Andujar e i cuori di tutti coloro che si sono commossi nell’assistere ad un vero e proprio miracolo.
Anche San Gennaro, nel leggere il nome del marcatore sul tabellone invisibile del San Paolo, si è messo a piangere dalla gioia e il suo sangue si è sciolto nelle vene, anche fuori stagione…
Massimo Troisi, in un famoso film, spiegava a Lello Arena che non esistono Miracoli da cento punti e miracoli da cinquanta punti, ma esiste solo “ ’O Miracooolooo”. Infatti, secondo l’attore sangiorgese, la gente quando assiste ad un evento straordinario, scientificamente non spiegabile, grida a gran voce: “Miracooooolooo… Miracoooloooo” e precisa che non si è mai visto uno che assiste ad un prodigio e osserva senza stupore: “Uh, miracolo”, perché è di fronte ad un miracolo da cinquanta punti.
Caro Massimo, oltre che uno straordinario comico, ti ho sempre considerato un filosofo di una saggezza impareggiabile e condivido il 99,9% del tuo pensiero. Ma ti assicuro che il goal di Cannavaro è da considerare come un Miraaaacoooooloooo da cinquecento punti…
Non so se lassù arriva il segnale per vedere la partita in diretta (anche se sono quasi certo che anche lì qualcuno avrà una scheda pezzottata per vedere le partite del Napoli), ma siamo sicuri che anche Massimo, quando ha avuto conoscenza del fatto che il goal vittoria del Napoli contro il Catania è stata opera di Paolo Cannavaro, avrà urlato “Miraaacooooloooo… Miraaaacoooloooo”, ma con lo stupore di chi ha assistito ad un miracolo che supera ogni più celestiale previsione!
Con l’arrivo della primavera, però, si pone un problema. Togliersi la giacca non potrà più essere considerato un sacrificio agli dei del calcio da parte di Mazzarri (come poteva essere considerato tale gesto nelle gelide serate invernali), bensì una necessità dovuta alla calura che sarà sempre più insopportabile. Occorrerà, quindi, ricorrere a rituali primaverili. E molte fans di Mazzarri, che hanno fondato il club “Mazzarri nudo alla mèta” già si leccano i baffi solo al pensiero…

Gianni Puca

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di Redazione
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