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I suoi difetti sono anche quelli dell'Italia

La nazionale italiana di calcio, specchio del nostro Paese


La nazionale italiana di calcio, specchio del nostro Paese
25/06/2010, 09:06

Ieri l'Italia è stata eliminata dai Mondiali di calcio del Sudafrica, con la peggiore sequenza di risultati della storia: tre partite contro tre squadre di bassissimo livello (spero non me ne vogliano, ma a parte Hamsik nella Slovacchia, non ho visto altri campioni nelle tre squadre che l'Italia ha affrontato) con due stentati pareggi per 1-1 ed una sconfitta per 3-2. Adesso ci si sbizzarrirà del trovare questa e quella colpa e quegli stessi giornali e giornalisti che fino a 10 minuti prima della partita incensavano Lippi e i suoi giocatori, adesso gli tireranno addosso. Ma in realtà questo epilogo era stato scritto due anni fa, quando venne ripreso Lippi come allenatore. Lippi è un allenatore che sa allenare solo squadre molto più forti dell'avversario; tatticamente è molto rigido: una volta che ha deciso uno schema ed i giocatori che lo devono attuare, non cambia idea anche se i giocatori sono inadatti o semplicemente non vogliono giocare. E lo si è visto anche questa volta. Non parlo delle convocazioni: chi parla del fatto che Lippi poteva portarsi Balotelli, Cassano o Totti, dal mio punto di vista, non sa quel che dice. Totti ormai è maturo per la pensione calcistica e comunque la squadra italiana aveva un reparto geriatrico (cioè quello per gli anziani) già molto ben fornito. Balotelli e Cassano sono giocatori che se imbrigli in uno schema rigido non valgono nulla. Sono tra i pochi giocatori al mondo che hanno estro (in Italia è una cosa praticamente proibita, alle giovanili gli allenatori ti massacrano se dimostri di avere classe; devi avere solo disciplina tattica e polmoni, il resto non conta) e quindi devono potersi esprimere. Però con tutto questo, nelle formazioni Lippi ha sbagliato tutto, anche prendendo i giocatori che aveva. A che scopo tenere per due partite e mezzo un Gilardino che non ha praticamente mai tirato in porta? E Iaquinta, altrettanto evanescente? E Criscito, che è stato uno zero? Per non parlare poi di Cannavaro, gloria del calcio, ma assolutamente inadatto al ruolo di centrale, alla sua (calcisticamente parlando) veneranda età. Ha avuto una stagione nel Real Madrid dove in ben poche partite lo si è visto per 90 minuti e l'anno prossimo andrà nella squadra di Abu Dhabi, uno dei tanti "cimiteri degli elefanti" per ex giocatori. Idem per Gattuso e Pirlo, che possono giocare in Italia, ma solo nel Milan, perchè se uno si avvicina a meno di tre metri da loro, l'arbitro fischia il fallo di lesa maestà. Per carità, Gattuso da portarsi come "giocatore da spogliatoio" è un'ottima idea, tiene unito il gruppo e dà la carica; ma si è visto quanto vale Pirlo: nella partita contro la Slovacchia pretendeva di avere tutti i palloni, ma appena ne entrava in possesso il gioco italiano si fermava. Ed invece i giocatori più giovani (o meno vecchi, perchè non stiamo parlando di ventenni), come Quagliarella e Maggio, scaldavano la panchina. E si è vista la differenza: Quagliarella appena entrato come ala sinistra, ha aperto voragini nella difesa slovacca; appena spostato al centro ha fatto quasi da solo l'azione che ha portato al gol di Di Natale, ha segnato un gol annullato e poi il gol del 2-3.
Ma queste scelte di Lippi non sono casuali, sono uno specchio dell'Italia. In Italia non si scelgono i migliori, si scelgono i "raccomandati". Allora Pirlo e Gattuso sono del Milan e tanto basta per farli promuovere; Gilardino è una "raccomandazione personale" dello stesso Lippi, che l'ha sempre amato come giocatore; Iaquinta e Criscito sono della Juve (anche se il secondo è in prestito al Genoa), come Cannavaro è ex Juve ed era capitano nel 2006. Il fatto che nessuno di questi quest'anno ha avuto una buona stagione non è contato nulla; sono "raccomandati" e devono andare avanti. Invece giocatori di squadre che finiscono il campionato in bassa classifica non vengono nemmeno presi in considerazione. Palermo, Catania e tutte le altre squadre non blasonate del campionato non avevano nessun giocatore degno della nazionale? Mi pare difficile da credere. Così come è uno specchio dell'Italia il fatto di avere una nazionale di calcio vecchia, senza ricambio generazionale affidabile. Le squadre non puntano più sui giovani, comprano i campioni affermati all'estero - per lo più - e quindi non c'è una generazione giovane in cui pescare. Certo, c'è Criscito, c'è Balotelli e ce ne sono altri; ma sono pochi, e scarsamente utilizzati nel loro club.
Infine due note sulle telecronache della Rai. La prima: la televisione di Stato non ha partecipato all'asta per i diritti TV, finendo per pagare Sky uno sproposito per poter disporre di una trentina di partite e non tutte le 64 previste. C'è da chiedersi perchè non mettere a disposizioni i soldi che vengono sprecati per altre trasmissioni tipo Miss Italia o Porta a Porta che sono un buco neo dei bilanci.
La seconda riguarda il parterre di commentatori scelti. Il livello è alto: Sandro Mazzola, Flulvio Collovati, Beppe Dossena, D'Amico; tutte persone molto preparate. C'è da chiedersi cosa faccia nel gruppo Salvatore Bagni. Parla come giocava un tempo: molta foga, molta grinta, ma niente tecnica. Fuor di metafora, Bagni quando commenta non riesce a dare alcuna spiegazione tecnica comprendibile, non sa leggere la partita e spiegare allo spettatore le modifiche tattiche (contro la Slovacchia nel secondo tempo l'Italia ha cambiato schemi di attacco almeno 5 volte e lui non l'ha mai segnalato), fa più che altro lo spettatore tifoso non pagante, ma anzi pagato. Direi che è una posizione di cui possiamo fare a meno senza che questo guasti la visione delle partite. Tra i giornalisti, il migliore resta Bartoletti, senza dubbio, anche se ci vedrei bene anche Oliviero Beha, altra persona preparatissima.

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di Antonio Rispoli
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