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La squadra del produttore non capisce il regista


La squadra del produttore non capisce il regista
04/02/2011, 09:02

Numeri, risultati, classifica. Tutti dicono la stessa cosa. Per il Napoli è un anno eccezionale. Ancora più importante dello scorso, quando pure si tornò in Europa da protagonisti. A Napoli sono tutti contenti. De Laurentiis ha un bilancio attivo e una squadra forte. Un pò come la botte piena e la moglie ubriaca, che di questi tempi di crisi è un detto non più in uso. Bigon ha avuto la sua fetta di responsabilità e l'ha portata avanti con merito, avendo ragione delle operazioni fatte. Mazzarri ha finalmente ottenuto quello che voleva. Un organico completo, un attaccante da venti gol, un difensore piede sinistro e perfino il suo pupillo concittadino, Cristiano Lucarelli. E' felice Lavezzi, in una delle sue migliori stagioni. Felice Cavani, diventato uno dei bomber più forti della serie A. Felici i tifosi, che da troppo tempo non vedevano il nome di Napoli così in alto.
Eppure, tra tanta gioia, c'è chi veste un velo di tristezza. Josè Ernesto Sosa, un metro e settantotto di malinconia racchiusa in piedi troppo buoni per avere un passo così lento. E' il famoso "vorrei ma non posso" del calcio sudamericano. Il bambino che torna da scuola con su scritto sulla pagella "è intelligente ma non si impegna". Almeno non lo fa da trequartista. E non lo ha fatto fino ad oggi, ormai febbraio, con la maglia del Napoli. Il dubbio viene...è un pollo o semplicemente è fuori ruolo?
Al suo arrivo a Napoli tutti lo designavano come l'alter ego di Hamsik. Colui che avrebbe fatto rifiatare lo slovacco. Eppure, fu lo stesso procuratore, Bilardo, in un'intervista telefonica a Settimana Azzurra, ad ammettere che Sosa fosse più portato come regista che come fantasista. Uno dai piedi buoni, insomma, ma che non li usa per verticalizzare, bensì per impostare l'azione.
Ora, che la squadra di un produttore cinematografico non riconosca in un giocatore le qualità di "regista", sembra quasi una barzelletta. Ma se fosse così?
Mancano quattro mesi alla fine del campionato. Tentare, in qualche partita, non nuoce. Magari al posto di Gargano. Se non altro, per non correre il rischio di rispedire al mittente un buon giocatore, di cui però si è capito poco.

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di Salvatore Formisano
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