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IL CIUCCIO CHE VOLA

La squadra nel pallone


La squadra nel pallone
09/05/2011, 15:05


Longobarda – Borgorosso Football club 2-1
Un testacoda che promette scintille è previsto oggi tra il Borgorosso Football club, squadra del focoso presidente Benito Fornaciari, e la Longobarda, allenata da Oronzo Canà, inventore della bizona. Il Borgorosso, al di là di ogni aspettativa, è in lotta per le primissime posizioni, mentre la Longobarda ha bisogno di punti per salvarsi.
Nelle ultime settimane ci sono state un po’ di polemiche in casa del Borgorosso, con lo Stregone della panchina distratto dalle continue voci di mercato, secondo cui nel prossimo campionato siederà sulla panchina di un grosso club. Voci che hanno fatto infuriare il presidente Fornaciari, tentato addirittura di esonerarlo, nonostante lo straordinario lavoro compiuto fino ad oggi e di sedere personalmente in panchina per le ultime tre gare di campionato.
Il Borgorosso ha battuto una serie incredibile di record quest’anno, ed è rimasto in corsa con Milan e Inter per lo scudetto quasi fino alla fine, anche grazie all’apporto del pubblico, che ogni domenica risultava il dodicesimo uomo in campo, sia in casa che in trasferta.
La Longobarda, invece, nonostante le alchimie tattiche di Canà, il cui 5-5-5 è ormai imitato da diverse squadre tra le più blasonate al mondo, rischia seriamente la retrocessione a causa di una difesa, guidata da Crisantemo, che ha già subito centotrentasette goal.
Il primo tempo è contraddistinto da schermaglie tattiche con entrambi i portieri intenti a guardare le partite delle dirette avversarie in televisione. La bizona della Longobarda mette spesso in fuorigioco i calciatori del Borgorosso, e quando non ci riescono l’arbitro fischia lo stesso. Le punte del Borgorosso appaiono spuntate, e l’acquisto di gennaio, Coutequinho, scalpita in panchina. Ogni quindici minuti esatti, il giornalista Ceretti, di una nota testata sportiva del nord, aggirando i controlli di sicurezza, si avvicina allo Stregone e gli chiede lumi sul suo futuro. Lo Stregone, nonostante la palla di vetro gli dica ad alta voce che dovrebbe rimanere lì ancora per tre anni, risponde che deve valutare prima una serie di cose, tra cui l’eventuale partecipazione della Juve al prestigioso Trofeo Birra Moretti.
 Nell’intervallo, il commentatore tv Picchio De Sisti, fa rilevare che alla luce dei risultati degli altri campi, un pareggio potrebbe stare bene ad entrambe. La voce arriva subito in campo e nell’aria si sente un dolce profumo di biscotto. I tiri in porta si contano sulle dita di una mano di Muzio Scevola. All’intervallo, Speroni della Longobarda ha ancora la maglietta profumata, Crisantemo non ha ancora messo a segno un’autorete. Il più sudato è Aristoteles, che si riscalda a bordo campo dall’inizio della partita.
Celestino del Borgorosso cerca di caricare i compagni urlando nello spogliatoio il motto coniato dal Presidente: “Chi si estrae dalla lotta è un gran figlio della…”. Ma la rima è completata solo da un paio di compagni, sbadigliando.
Canà apprende il risultato sfavorevole di alcune dirette concorrenti e capisce che il biscotto proposto da De Sisti sarebbe amaro per la sua squadra e rientra i campo, urlando: “Picchio De Sisti”!
Inizia il secondo tempo. Speroni per la prima volta entra nell’area di rigore del Borgorosso, Celestino  gli va incontro, ma prima ancora che lo tocchi, Speroni si esibisce in un doppio carpiato con avvitamento e frana a terra. L’arbitro fischia il calcio di rigore, tra le proteste dei difensori del Borgorosso. Lo stesso Speroni se ne incarica, realizzando il primo rigore della sua carriera. Canà si commuove.
Dopo appena tre minuti Speroni viene espulso per doppia ammonizione. Con un uomo in meno, lo stratega pugliese opta per un inevitabile cambio di modulo e passa al 6-6-6. I suoi uomini appaiono frastornati, ma non più dello Stregone del Borgorosso, che non sa come controllare i sei attaccanti della Longobarda, e soffre notevolmente la superiorità a centrocampo degli avversari e neppure riesce a scardinare quella che era la difesa più battuta di tutti i campionati professionistici e non, ma che con il nuovo modulo, che si fonda sulla trizona, pare aver trovato la quadratura del cerchio.
Lo Stregone si decide quindi a buttare nella mischia Coutequinho, uno dei più validi acquisti della campagna di rafforzamento di gennaio. Canà adotta immediatamente le dovute precauzioni e passa a dodici in difesa. Ciò nonostante, il Borgorosso pare aver ritrovato improvvisamente la verve solita e attacca a spron battuto, sebbene i tiri dei propri attaccanti finiscano tutti nei vetri dei fabbricati situati alle spalle della porta della Longobarda.
Nel mentre il Borgorosso attacca, il giornalista Ceretti si avvicina di nuovo allo Stregone, chiedendogli di predirsi il futuro. Lo Stregone si fa le carte. Le carte cantano e dicono che deve rimanere lì per altri tre anni, ma lo Stregone risponde che deve valutare una serie di cose, e in particolare se Marchionne rimane alla Fiat o se passa alla Peugeot.
Al 66’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Coutequinho chiama lo schema; lo specialista dei corner manco si ricorda di aver provato degli schemi in settimana e passa la palla ad un compagno, che sa per certo che sui calci d’anglo la sua squadra non ha mai avuto schemi, e così mette il pallone al centro alla meno peggio.
Coutequinho è un calciatore dotato di tecnica sopraffina, diventato celebre per i suoi goal da settanta metri, e per altre prodezze incredibili, ma è alto due mele o poco più. Quindi in tutta la sua carriera non solo non aveva mai segnato di testa, ma neppure era mai riuscito a toccare un pallone di testa. Ma, spinto da una forza inspiegabile, si libra nell’aire e impatta per la prima volta nella sua carriera il pallone con la fronte. Lacrime di commozione scendono dai suoi occhi ancor prima di vedere il pallone gonfiare la rete.
Il presidente Fornaciari, appassionato filatelico, ritrae con il proprio cellulare l’evento straordinario, pensando di ricavarne un prezioso francobollo per la sua collezione.  
Intanto, viene ripristinata la parità numerica in campo, Celestino si fa espellere per un fallo inutile nell’area di rigore avversaria.
Canà sostituisce Crisantemo e mette dentro Aristoteles, passando a otto in attacco. Lo Stregone invece prova a coprirsi maggiormente e toglie un giocatore offensivo, abbastanza inoffensivo nella circostanza, e inserisce un calciatore difensivo, ultimamente protagonista di partite indifendibili. L’allenatore della Longobarda allontana Crisantemo pure dalla panchina e da quel momento, come per magia, cambia la partita.
La gara si avvia verso la fine, con il Borgorosso che con un punto avrebbe matematicamente l’accesso diretto in Champions League. Ma la Longobarda non si arrende e allorquando l’arbitro ha già il fischietto in bocca per decretare la fine, mette in atto uno schema mutuato dai cartoni animati, con un azione spettacolare di cui gli stessi protagonisti ancora non credono di esserne stati protagonisti, che si conclude con un delizioso assist di tacco per Aristoteles, che tira una castagna che toglie suo suocero Canà dal fuoco. Il pallone sbatte sotto la traversa e cade oltre la linea di porta, provocando le ire del Presidente Fornaciari, che – intervistato da Ceretti - urla alla propria squadra che non è degna di indossare i colori del Borgorosso.        
Intanto, Oronzo Canà viene portato in trionfo dai propri tifosi, mentre lo Stregone anziché tornare a casa con la squadra, si allontana a bordo di una Fiat Duna.
Ma nulla è ancora perduto. Un campionato favoloso del Borgorosso rischia di essere rovinato da problemi interni, che dovrebbero rimanere interni. Il Presidente Fornaciari intima alla squadra e a se stesso di non rilasciare più interviste a Ceretti, che tra l’altro porta pure jella, fino alla fine del campionato. Lo Stregone si toglie la giacca e si rimbocca le maniche, e così tutta la squadra, e ritornano a lavorare, urlando in coro: “Chi si estranea dalla lotta è un gran figlio…”

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di Gianni Puca
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