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LO SCRIVE "REPUBBLICA"

"La squalifica di Ibra accende Juve-Milan"


'La squalifica di Ibra accende Juve-Milan'
07/02/2012, 10:02

Nel sesto anno d. C. (dopo Calciopoli) il duello per lo scudetto tra Milan e Juve è tornato una battaglia a tutto campo: sportiva sì, ma anche di prestigio e di potere. Lo conferma il caso della squalifica di tre giornate, inflitta ieri a Ibrahimovic. Il ricorso del Milan mira a restituire ad Allegri il suo miglior calciatore proprio per Milan-Juventus del prossimo 25 febbraio al Meazza, ma si carica di molti significati paralleli. E’ l’avvelenato prologo al prologo di domani sera: l’andata della semifinale di Coppa Italia a San Siro. Ieri, nel ricevere il Tapiro d’oro, il reprobo ha sdrammatizzato la sentenza per lo schiaffetto di domenica al difensore del Napoli Aronica, segnalato dall’assistente Cariolato all’arbitro Rizzoli e punito col cartellino rosso. «Ho fatto una ca.... Devo imparare, quando sbaglio. Ma la squadra farà bene anche senza di me». Il ricorso dovrebbe essere discusso alla Caf in una data sgradita ai superstiziosi: venerdì 17. Qui, però, finiscono i sorrisi e ricominciano le proteste, ancorché sommesse. Il Milan legge nella decisione del giudice sportivo Tosel un eccesso di severità verso un calciatore penalizzato dal proprio passato. La Juve teme svantaggi nella sfida scudetto e il dg Marotta si lamenta ancora per lo 0-0 col Siena: «Vorremmo più attenzione nelle designazioni». Il ricorso dello studio Cantamessa verrà presentato entro venerdì. Si baserà su tre elementi: l’assenza dell’aggravante della condotta violenta (la discriminante tra le due e le tre giornate di squalifica), la provocazione dell’avversario verso il compagno che Ibra ha inteso difendere (la mano di Aronica sul collo di Nocerino) e soprattutto la mancata punizione di Aronica con la prova tv per il gesto successivo a quello di Ibra (uno schiaffetto a Nocerino, più lieve ma pur sempre evidente).
Ecco il sillogismo. Se contro Aronica non è stata usata la prova tv, utilizzata solo quando l’arbitro e i suoi assistenti non vedono una scena, significa che Rizzoli ha visto lo schiaffetto di Aronica, ma non lo ha ritenuto grave. Di conseguenza non va punito nemmeno il gesto di Ibra, sostanzialmente analogo. Durante l’udienza di appello si disquisirà infatti sulla forza della manata di Ibra, attenuata dal fatto che lo svedese l’abbia portata con la stessa mano con cui stava abbracciando Nocerino: non avendo slancio — è la tesi — il suo era poco più di un buffetto. Il principale argomento contro Ibra, più delle non poche espulsioni precedenti, è invece il fatto che stavolta, a differenza del pugno al costato contro il difensore del Bari Marco Rossi (squalifica ridotta da tre a due giornate), lo scontro sia avvenuto a gioco fermo e non in un contatto durante un’azione. Appare comunque sempre più infondata la teoria sul presunto piano di Ibra: farsi squalificare per esternare la propria inquietudine e ottenere il ritocco dell’ingaggio. In realtà, stanco dei continui trasferimenti, il centravanti è felice di chiudere al Milan la carriera nei club di alto livello. «Ho parlato con Zlatan, ma non dico se verrà multato. La sua è stata una condotta antisportiva, non certo violenta», ha spiegato Galliani, sensibile alle censure di Berlusconi sui comportamenti in campo. Non è un’assoluzione, ma quasi. Chi conosce bene Ibra racconta che il suo nervosismo sia dipeso dalla frustrazione — non riusciva a trascinare la squadra alla vittoria — ma un po’ anche dall’insoddisfazione per il mancato arrivo di Tevez. «Certe cose passano e non ritornano», ha chiosato Galliani sul tema. Ora Ibra potrà sfogarsi solo in Coppa Italia, domani. Tanto per cambiare si giocherà di sera, a 9 sottozero, sul prato gelato e malconcio del Meazza: per la rabbia — questa sì giustificata — dei protagonisti.
FONTE: REPUBBLICA

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di Redazione
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