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L'analisi del Dicos sulla Motogp


L'analisi del Dicos sulla Motogp
05/06/2012, 16:06

La quinta prova della Motogp ha avuto come teatro il tracciato di Montmelò, pista tra le più affascinanti del mondiale. La vittoria è andata ad un maestoso Jorge Lorenzo. Lo spagnolo non solo ha vinto davanti al pubblico di casa, ma ha sconfitto il connazionale di casa Honda, Dani Pedrosa. Il 99 della Yamaha dopo un po’ di tira e molla, a sette tornate dalla fine supera l’eterna promessa della Hrc, e s’invola al traguardo per cogliere il terzo successo della stagione. Lorenzo ha mostrato una maturità di lettura, analisi e risposta nell’azione tra i cordoli che spaventa per la costanza di rendimento. Del maiorchino impressiona l’apparente facilità nel come riesce ad essere protagonista nelle posizioni di vertice. Il suo bottino ad oggi è di tre successi e due secondi posti; una media punti che porta dritto al titolo di campione del mondo. Impressionante! Chi esce ridimensionato non solo dalla trasferta spagnola ma anche da questo scorcio di campionato, è Dani Pedrosa. Quest’anno per lui si prospetta la classica stagione da “Pedrosa”: qualche vittoria, buoni piazzamenti, ma nessuna zampata vincente per lo scettro iridato. Gli mancano le stimmate dei fuoriclasse. Non metto in dubbio la sua velocità, ma la sua capacità d’imporsi contro assi come Lorenzo e Stoner. D’altronde se dopo quasi sette anni di Honda ufficiale non ha mai messo le mani sul numero uno…..L’ultimo gradino del podio ci regala il pilota italiano più veloce della stagione, Andrea Dovizioso. Il pilota del Team Tech 3 sembra aver preso le misure alla nuova moto. Anche se guida una M1 non ufficiale, attraverso la costanza di rendimento è avanti non solo al compagno di squadra, ma anche alla M1 ufficiale di Ben Spies. Del Dovi colpiscono di sicuro non le comiche ed i teatrini nel dopo gara (anche se spesso qualcuno cerca di coinvolgerlo in puerili polemiche), ma la professionalità nell’affrontare la gara, e la voglia di conquistare di nuovo una sella ufficiale. Anche lui sarà una pedina importante del prossimo rider-mercato. Casey Stoner ha l’ardire di non vincere due gare e cosa succede? La Santa Inquisizione targata Fuori Giri inizia il processo per scegliere come mandarlo al patibolo sportivo. Giudici inquisitori sono Max Temporali, Franco Bobbiese e Nico Cereghini. I tre sembrano ispirarsi alla bibbia Novella 3000, perché tentano di trasformare la faccenda dell’annunciato ritiro di Casey in mero gossip, stile tronisti amici dell’isola dei famosi, dove c’è il grande fratello nella fattoria. Per intenderci proprio una delle cause che hanno spinto il Canguro Mannaro al riposo a fine anno. La decisione del campione del mondo in carica è legittima e va rispettata. L’attuale gestione della Motogp non gli piace, punto. Invece di analizzare come mai le gare della Motogp non divertono più, non attirano gli sponsor, sono gestite male dal punto di vista regolamentare, preferiscono criticare il numero uno per cause ignote. Non credo che tali attacchi nascano perché è stato l’unico pilota che, nonostante fosse stato additato (da loro) come uno che si impegnasse poco, con la Ducati è riuscito dove altri hanno fallito; d’altronde per lor signori nel 2010 guidava la migliore moto, quindi era solo per merito della Desmo se vinceva. Strano anche il fatto che un processo inquisitorio non sia iniziato per colui che da due stagioni, nonostante il lauto ingaggio e gli sforzi sovraumani della casa madre, non ha ancora cavato un solo ragno dal buco. Eppure di “pistole fumanti” ne è piena la cronaca. Stoner ha chiuso quarto, risultato non all’altezza del numero che porta sulla carena. Risultato non congruo anche alla striscia di podi consecutivi conquistati, che lo ha visto protagonista per diciannove gare. Il conto di vittorie vede Lorenzo primeggiare su Casey per tre a due. Facile pronosticare che anche quest’anno la sfida per la conquista del numero uno è un discorso tra lo spagnolo e l’australiano. Stefan Bradl e Ben Spies sono i segni contrastanti fino ad oggi. Piacevole sorpresa il primo, delusione totale il secondo. Il tedesco con una Honda clienti impara in fretta i segreti della guida al limite nella top class. L’americano, invece, con quella che è la migliore moto sembra aver dimenticato come si guida forte. Valentino Rossi conclude la gara settimo a diciassette secondi dal leader, in sella ad una Desmo creata a sua immagine e somiglianza. L’anno scorso concluse, con una Desmo mannara, quinto a sette secondi. Qualcuno parla di miglioramenti…. Fu detto che Rossi era stato ingaggiato per portare la Ducati alla vittoria. Fu anche affermato che grazie alle cure del dottor Mister 9 volte, la moto di Borgo Panigale sarebbe stata guidabile anche dagli altri piloti. In entrambi i casi Rossi ha fallito. Lungi da me dal mettere in discussione il suo palmares; sottolineo per l’ennesima volta che non mi è antipatico. Antipatici sono coloro che hanno creato uno star system, che necessita del far credere che Rossi sia una sorta di divinità. Star system di cui un giorno, a mio parere, lo stesso Rossi sarà vittima. Però anche Valentino Rossi, quello delle ultime stagioni (nel 2004 davvero sfiorò la trasfigurazione divina) se non ha il miglior pacchetto non vince. Fallimento, attenzione, non imputabile solo a Valentino. Nelle massime competizioni si vince e si perde grazie al pacchetto composto dal pilota, dalla moto, dalle gomme e dai tecnici. La Ducati ha peccato di presunzione quando ha preferito con una certa facilità Rossi a Stoner; quest’ultimo lamentava problematiche ribadite anche da Rossi. Solo che male che andava tre vittorie e nove podi a casa si portavano. Oggi invece si fanno le danze della pioggia e si saluta come trionfo un secondo posto. Ho fiducia negli uomini di Borgo Panigale, e chi mi segue sa cosa rappresenti per me il marchio italiano. Un’analisi obiettiva impone oggi di dire che la Ducati è in crisi tecnica. Non dimentichiamo però che gli uomini in rosso in passato hanno permesso non solo a Stoner di vincere, ma anche a Loris Capirossi di lottare per la vittoria in campionato e di salire sul gradino più alto del podio. Su Rossi affermo che nonostante l’avanzare degli anni, ancora oggi può dire la sua. Occorre stabilire se continuare il matrimonio con la Ducati e consumare le nozze definitivamente, oppure lasciarsi senza rancore. Ad oggi però i due rossi hanno i conti sportivi in rosso. Continuando con le moto, la Yamaha pare quella più equilibrata, perfetta nella fase di inserimento in curva. Il suo motore sembra aver guadagnato quei cavalli che difettava rispetto alla Honda. Insomma la M1 è la prima non solo nel numero che porta nel nome. La Honda, invece, paga rispetto alla rivale di Iwata l’erogazione brusca del proprio motore. Erogazione che mette in crisi i piloti della Rc 213 V, con l’aggravante del chattering. Sicuro che Jorge sia disposto a lasciare la Yamaha per passare alla Honda? Ritorniamo a cosa trasmette la tv. La telecronaca del duo Meda-Rangheri piace e convince. E’ il giusto mix di competenza tecnica, analisi di quanto avviene in pista, enfasi sportiva. Mi hanno sorpreso perché anche se il più delle volte le gare risultano noiose, sono in grado di attirare l’attenzione del telespettatori attraverso la cronaca di ciò che gira intorno a due ruote che emozionano. Bravi!

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di Alfredo Di Costanzo
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