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CROCE E DELIZIA

Lavezzi fa il lama, Napoli...l'ama?


Lavezzi fa il lama, Napoli...l'ama?
14/02/2011, 17:02

Doveva essere la serata gloriosa del “ciuccio”, uscito trionfante dalla tana dei lupi dopo diciott’anni di stenti. E lo è stata, senza dubbi, ma solo in parte.
Si, perché alla sfida tra lupacchiotti ed asinelli, c’è qualcun altro che ha voluto partecipare. Neanche avessero scambiato l’Olimpico per l’Arca di Noé.
Come fossero degli “imbucati” ad una festa, ecco che appaiono due lama, decisi a rubare la scena a tutti. Ezequiel Lavezzi e Aleandro Rosi i loro nomi. Due esemplari agguerriti, che iniziano una singolar tenzone che più singolare non si può: un duello salivare. Niente di strano: è il loro modo di difendersi.
Il lama, infatti, è un animale che le popolazioni sudamericane (non a caso) hanno  per lunghi tempi allevato, anche perché si presta come “guardiano” dei greggi, aiutando i pastori a difendersi dagli attacchi dei coyotes. Caratterizzato da un’indole combattiva, dunque, è sempre sull’attenti, pronto a difendersi da eventuali minacce.
Non è aggressivo, ma può diventarlo, se provocato. Proprio come Lavezzi, che ai tempi del San Lorenzo chiamavano “El loco”. Uno che si tuffa di testa nei cartelloni e che ha mille tatuaggi, non esattamente uno al di sotto delle righe. Il suo carattere, dopo tutto, è quello.
La “risposta salivare” del Pocho va condannata, certo, ma anche compresa. O, almeno, questo è ciò che pensano molti tifosi partenopei, divisi comunque nelle opinioni. C’è chi dice: “Non avrebbe dovuto reagire alla provocazione” e chi, invece, pensa: “Avrebbe potuto anche reagire peggio”.
La prima opinione è lecita, ma non tiene conto del sangue caliente dei sudamericani, cosa che succede invece nella seconda. “Avrebbe anche potuto reagire peggio”, un’ipotesi plausibile. Dal Pocho non ci si poteva aspettare molto di più. Perché è stato oggetto di un gesto vile e, forse, è già tanto che abbia tenuto a freno i bollenti spiriti.
Toccato nell’orgoglio, Lavezzi avrebbe potuto anche perdere la testa. Ma non l’ha fatto. Ha replicato col “minimo sindacale”, perché era impossibile attendersi che “mostrasse l’altra guancia”.
Adesso bisognerà vedere cosa gli riserverà la tifoseria azzurra: comprensione o bacchettate? E se, invece, crescesse ancora l’adorazione della gente nei suoi confronti? E se il suo gesto deprecabile, ma di chi ha il sangue che ribolle nel corpo, fosse addirittura condiviso?
Non ci sarebbe da sorprendersi. Il pubblico napoletano, dopo tutto, assomiglia al Pocho ed ha quello stesso orgoglio dentro di sé, quello che spinge a reagire alle prevaricazioni.
Lavezzi fa il lama, Napoli…l’ama?
 

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di Pietroalessio di Majo
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