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"REPUBBLICA" DIFENDE

Lavezzi nei guai, ma non è un "Pocho di buono"


Lavezzi nei guai, ma non è un 'Pocho di buono'
17/02/2012, 10:02

Eppure Ezequiel Lavezzi non è certo un “Pocho di buono”, è pronto a garantire chi gli sta più vicino. Della persona dicono tutti un gran bene: dagli amici ai compagni di squadra. Schivo, forse. E un po’ lunatico: difetto che lo condiziona più che altro negli allenamenti, mentre durante le partite dà sempre il massimo. È per questo che i tifosi azzurri amano tanto l’attaccante, s’è sempre pensato. Ma ora si scopre anche delle sue frequentazioni border line. E allora viene il sospetto che perlomeno una parte del San Paolo, quella dove comandano gli ultrà, abbia un debole d’altra natura per il giocatore argentino: tra l’altro, inconsapevolmente, ricambiato. Frequentazioni assidue, troppi episodi strani, perfino complicità: somiglia a un remake, è la storia del piccolo Maradona.
Eppure Lavezzi è un bravo ragazzo, anche più di Diego. Ma in comune col suo idolo, di cui ha ereditato un posto nel cuore dei napoletani (sognando il numero 10), il Pocho sembra avere l’identica e naturale predisposizione a mettersi nei guai. Quelli di Napoli, s’intende. A ognuno il suo boss. Fece il giro del mondo la foto di Diego nella vasca da bagno della famiglia Giuliano, a forma di conchiglia. Adesso il nuovo eroe argentino confessa alla Procura il suo rapporto d’amicizia con Antonio Lo Russo. «Per me era un tifoso come tanti, non sapevo che fosse un camorrista». E gli credono tutti.
È che c’è del buono, nel Pocho. In Argentina stravedono per lui, specie da quando ha creato la fondazione “Ninos del Sur”, che assicura un presente migliore ai bambini più sfortunati. Lavezzi è un generoso e non ha mai dimenticato le sofferenze della sua infanzia. Ma a Napoli s’è perso il conto degli episodi oscuri in cui l’attaccante è stato coinvolto, da quando è arrivato in maglia azzurra. Ottobre del 2007: Lavezzi e la sua ex compagna, Veronica, sono protagonisti di un tamponamento a via Chiatamone.
La discussione degenera e la signora prende a cinghiate l’automobilista, reo di non aver riconosciuto l’argentino. Lesa maestà. Aprile del 2008: durante una cena con tutta la squadra - offerta da Blasi - Lavezzi e Santacroce litigano per futili motivi al ristorante Regina Margherita. Volano cubetti di ghiaccio e parole grosse. Si parla anche di una fuga in auto con successivo inseguimento, negata dai protagonisti. La situazione non degenera per l’intervento degli altri compagni. Dicembre 2010: lite per un parcheggio a via Nevio, a Posillipo. Notte fonda. Lavezzi è in auto con Marco Iorio (poi arrestato nell’ambito di un’altra inchiesta) e scoppia una lite con alcuni ragazzi. Il Pocho prima interviene a fare da paciere, poi diventa parte attiva della rissa. Scattano per lui la denuncia e il rinvio a giudizio. L’accordo con la controparte eviterà il processo.
Capitano tutte a Lavezzi. Nella cronaca nera è entrata di recente pure la sua nuova fiamma: Yanina Screpante. L’hanno rapinata, pistola alla mano, in un sabato sera di via Petrarca. E lei, su Twitter, se l’è presa con i napoletani. “Ciudad de mierda”, offesa poi subito ritrattata. Napoli ama i suoi idoli del calcio e se capita li può stritolare. Al grande Diego rubarono perfino il Pallone d’oro. Al piccolo Maradona rischiano adesso di affibbiare una immeritata nomea di “Pocho di buono”. È un bravo ragazzo.
FONTE: REPUBBLICA
 

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di Redazione
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