Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

IL CIUCCIO CHE VOLA

M'Aggio Arricreato


M'Aggio Arricreato
07/12/2010, 13:12

Il titolo dell’articolo, lo ammetto, non è mio. E’ stato preso da un link creato su facebook da qualche geniale ludo-linguista. Io vi ho aggiunto semplicemente un apostrofo. Ma, onestamente, non sarei riuscito a trovare un titolo più adatto per sintetizzare il coacervo di emozioni provocate da questo insolito posticipo del lunedì sera.
Per la cronaca intera della partita Napoli – Palermo occorrerebbero circa una trentina di pagine, utilizzando l’interlinea singola e il carattere sette. Il tabellino finale, infatti, segna dieci tiri nello specchio a uno per il Napoli, quindici corner a due, sempre per il Napoli, più un’altra dozzina di tiri fuori dallo specchio del Napoli. Azioni alle quali bisognerebbe aggiungere quella fermata dalla terna arbitrale per un inesistente fuorigioco di Cavani lanciato da solo verso Sirigu e che avrebbe portato ad un goal quasi certo.
La cronaca di questa partita inizierà dal minuto novantesimo! Descriverò solo ciò che è accaduto nella cosiddetta “zona Mazzarri”.
La scaramanzia è un retaggio medievale, non v’è dubbio. Ma perché voi avete qualcosa da dire contro il Medioevo? Io personalmente no. Sarà per mere coincidenze astrali, sarà per purissimo caso, sarà per quello che volete voi, ma appena l’allenatore del Napoli si strappa la giacca da dosso, la squadra si trasforma. La scena, ormai semrpe più ricorrente, ricorda in una maniera incredibile quella di un vecchio telefilm: “L’incredibile Hulk”. Solo che nella fattispecie è il solo Mazzarri a strapparsi gli abiti di dosso e a trasformarsi è l’intera squadra. Nessuno diventa verde, ma la squadra intera si azzurra!
Certo non possiamo chiedere a Mazzarri di assistere a tutte le gare in maniche di camicia, anche perché quando lo fa dall’inizio non funziona, ma bastano cinque minuti. Solo cinque minuti e una straordinaria energia si impossessa dei calciatori azzurri. E’ capitato altre volte ed è capitato ieri sera.
In questa partita è capitato di tutto, anche ciò che uno scrittore di testi di fantascienza neppure riuscirebbe ad immaginare. Negli ultimi dieci minuti, non solo Yebda è andato vicinissimo al goal, ma addirittura Gargano di testa stava per mettere a segno un goal che sarebbe rimasto nella storia (quantomeno quella dei puffi)! Un evento del genere, qualora si fosse concretizzato, avrebbe certamente portato al suicidio il portiere palermitano, che oggi ha parato il possibile e l’impossibile. Fortunatamente un difensore, sulla linea, gli ha salvato la vita o quantomeno gli ha evitato una depressione dalla quale non si sarebbe probabilmente mai più ripreso.
In precedenza era capitato che Sirigu aveva fatto un miracolo su Lavezzi, che aveva tirato da un metro e che aveva provocato prima un boato a salve e subito dopo una bestemmia sincronizzata di almeno due milioni di persone.
Ma, in verità, in questa serata dal clima ideale per giocare a calcio e per uno strip - tese all’aperto, avevano tirato in porta quasi tutti i calciatori del Napoli. Ma la palla non ne voleva sapere di entrare. Eppure non sempre i goal mancati erano da addebitare ad imprecisione degli azzurri. Sirigu, che in questa stagione, tra campionato, coppe e nazionale, aveva collezionato un considerevole numero di papere, ha dimostrato di avere un’agilità e soprattutto un sedere che aveva ormai portato alla rassegnazione anche i tifosi più ottimisti.
Al sedere del portiere palermitano si è aggiunto quello dello sconosciuto centrale rumeno schierato a sorpresa da Rossi, tale Goian, contro il quale rimbalzavano inspiegabilmente tutti i tiri e i cross degli azzurri. Il giocatore rosanero è evidentemente scarso, è dotato di una tecnica di base non di molto superiore al nostro maggior produttore di calamità naturali; tuttavia il rumeno ha guadagnato più rimpalli in questa partita che Michael Jordan nell’intera sua carriera.
Intanto, i condomini di via Matilde Serao, ciascuno dalla propria abitazione, hanno dato vita al primo festival della bestemmia napoletana!
Vi assicuro che ne ho ascoltate alcune questa sera sconosciute anche agli esperti del settore. Erano evidentemente dettate dal cuore, perché solo il cuore è capace di partorire parole così intrise di passione. Il premio è stato vinto certamente da Vincenzo, quarantasettenne pneumatologo, che abita a circa cinquanta metri da casa mia, il quale si è esibito in una bestemmia del 4° grado della scala Mercalli, che ha avuto l’epicentro nel salone di casa mia, e che ha scosso, in occasione del goal mancato di Maggio al 92’, l’intero fabbricato in cui risiedo per circa dieci minuti.
Sul podio sono finiti, la signora Rafilina, casalinga fedayn e Carmine - fantasista disoccupato, che vende ombrelli quando piove, e arbre magique e impianti stereo rubati quando c’è il sole.
Io, personalmente, non saprei spiegare com’è che mi sono ritrovato due menischi lesionati…
Ho un ricordo abbastanza vago e doloroso degli ultime tre minuti.
Come spesso accade, stavo seguendo la partita nel salone di casa mia, sdraiato comodamente su una poltrona che fa i massaggi. Al novantaduesimo minuto, la poltrona era ormai completamente reclinata, avevo la testa all’indietro, ormai rassegnata allo zero a zero, e le gambe stese in avanti, pronte però ad approfittare di qualche rimpallo in zona Mazzarri e a spingere il pallone in rete.
Quando al novantaduesimo minuto, Maggio è svenuto davanti alla porta per cause ancora in corso di accertamento, il notebook con il quale abitualmente scrivo la cronaca della partita in tempo reale, ha fatto un volo di circa tre metri schiantandosi contro un quadro ritraente una natura morta.
In quel momento, nonostante la distanza, si è udita chiara e forte la voce del pneumatologo (non è un refuso di stampa, lui dice di non essere un semplice gommista, ma che è esperto in pneumatologia, e che i pneumatici li cura). Una traduzione letterale di tutto ciò che è fuoriuscito dal cratere di Vincenzo è assolutamente impossibile, considerato che quest’ultimo è nato da padre afragolese e madre puteolana, e ha trascorso la vita tra le Twin Towers, ossia tra Torre del Greco e Torre Annunziata. Potrete immaginare che il pneumatologo parla come uno che ha ingoiato la torre di Babele; ma pur tuttavia il senso del suo pensiero è facile da intuire.
Al minuto 93’ l’allenatore palermitano ha operato un cambio strategico, finalizzato semplicemente a perdere tempo. Mazzarri, il cui ruggito ha fatto tremare dalla paura tutti i leoni del  vicino zoo di Fuorigrotta, ha indicato l’orologio all’arbitro Morganti, ricordandogli che oltre ai quattro minuti di recupero, occorreva concedere un supplemento di trenta secondi.
Ai tifosi pessimisti, quel gesto è sembrato assolutamente fuori luogo, ma non a chi ha visto il Cagliari battere al 94’ un calcio di punizione al limite dell’area partenopea e successivamente Cavani lanciare in contropiede Lavezzi, che fulminava Cellino e tutta la Sardegna all’ultimo secondo del novantacinquesimo minuto.
I pessimisti potrebbero obiettare che questa volta Lavezzi è uscito anzitempo per una botta alla caviglia, ma noi non siamo ottimisti. Siamo di più! Siamo irrealisti… Lo so che questo termine non esiste, ma per i tifosi napoletani credo sia il caso di coniare degli aggettivi, delle espressioni, dei sostantivi che li contraddistinguano da tutti gli altri.
Al minuto 94, quando Hamsik serve in profondità Cavani, mi trovavo ancora nella posizione inclinata con testa rassegnata all’indietro e con le gambe tese in avanti sul poggiapiedi, ma – sfidando ogni legge fisica – all’assist di Cavani per Maggio, con un’inspiegabile effetto catapulta, sono balzato in avanti e, “dopo aver aperto l’ombrello”, mi sono ritrovato al momento del tiro del mascellone azzurro, con entrambe le ginocchia a terra e con le braccia perpendicolari!
L’urlo misto di dolore e di gioia ha superato di diversi decibel il limite di normale tollerabilità.
Tutti gli occupanti della Tribuna Puca, dopo aver emesso un urlo collettivo, ed aver accompagnato il mio gesto dell’ombrello, indirizzato a qualche sacchetto rosanero  che si dice abbia rifiutato il trasferimento a Napoli a causa dell’emergenza rifiuti – si sono voltati verso di me attoniti e, con lo sguardo, hanno ripercorso a ritroso il volo che avevo fatto, buttando all’aria secoli di studi di dinamica.
Nessuno, nemmeno Newton, riuscirà mai a capire cosa abbia reso possibile quel volo e impossibile sarà per qualsiasi medico legale dimostrare alla mia assicurazione il nesso di causalità tra il goal di Maggio e la lesione ai due menischi che ho riportato nell’atterraggio.
Al 92’ minuto credo che il 99,9% dei napoletani avrebbe voluto strangolare Cristian Maggio.
Al minuto 94’ e 16” il ritrovato esterno partenopeo, autore di una discreta partita, con il piede sinistro era riuscito a sbagliare anche ciò che non si dovrebbe e non si potrebbe sbagliare, ma per fortuna di piedi ne tiene due, e non si sa se col piede, lo stinco, il ginocchio, la milza o cos’altro, ha comunque spinto il pallone e il cuore dei napoletani in fondo alla rete.
Qualche “intelligentone”, oltre a qualche ingeneroso “3” elargito a Gargano e Hamsik, ha aborrito anche un “4” a Edinson Cavani.
Orbene, il calcio non è una scienza esatta e chiunque può dire tutto e il contrario di tutto, ma almeno se si vuol dare una parvenza di imparzialità, ci si astenga dal dare voti ai propri assistiti.
Io non darei voti a nessuno per la partita di ieri, farei solo un applauso a tutta la squadra e all’allenatore, che ci hanno creduto fino all’ultimo respiro e li perdoniamo se ogni volta ci stritolano le coronarie. Se abbiamo demolito il Palermo, in particolare a centrocampo, insufficienze non se ne possono dare, in particolare ai centrocampisti. Ma assolutamente fuori dal mondo è dare un quattro ad un calciatore, che è capocannoniere del campionato senza calciare rigori, che torna fino in difesa ad aiutare la squadra e corre fino all’ultimo secondo dell’ultimo minuto, fornendo gli assist decisivi per vittorie preziosissime.
Il sottoscritto è il primo a fare dell’ironia quando c’è da fare dell’ironia (e sempre comunque senza cattiveria), ma quando c’è da applaudire tutta la squadra bisogna applaudire tutta la squadra.

Commenta Stampa
di Gianni Puca
Riproduzione riservata ©