Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

IL CIUCCIO CHE VOLA

Manifesta superiorità


Manifesta superiorità
10/01/2011, 15:01

Io sono assolutamente certo che Edinson Cavani abbia sbagliato apposta il quarto goal, solo per evitare quello che sarebbe stato un’inevitabile crollo dello stadio. Lo stadio aveva già tremato tre volte sotto i suoi colpi e i sismologhi avevano già dichiarato lo stato di allerta. Bertolaso aveva telefonato a Mazzarri pregandolo di chiedere ai suoi ragazzi dal desistere dall’insano proposito, apparso a tutti evidente, di voler segnare anche il quarto goal, che avrebbe provocato conseguenze irreparabili…

E vogliamo parlare del Pocho Lavezzi? Vi sembra il tipo che dopo una corsa di diversi chilometri, dopo aver dribblato tutta Torino, compreso Marchionne, arriva davanti al portiere e passa la palla ad un compagno? In condizioni di sicurezza, l’argentino vi sembra il tipo che passa la palla, rinunciando ad una gioia personale simile a quella di Cagliari? E’ lapalissiano che anche l’argentino abbia preferito tutelare la stabilità dello stadio, servendo un assist volontariamente troppo largo anche per il Matador, che – come il compagno - proprio non se l’è sentita di mettere in pericolo l’incolumità dei sessantamila spettatori accorsi al San Paolo, ai quali vanno aggiunti almeno altri diecimila tra giornalisti, sponsor, ragazzini che scavalcano, scugnizzi che passano sotto le gambe degli steward all’ingresso e ad alcuni spettatori di eccezione come gli undici calciatori juventini, più quelli che sono subentrati.

Trovare le parole per quello che hanno combinato il Signor Edinson Cavani e gli altri guerrieri azzurri non è facile. Un articolo degno di tale impresa potrebbe scriverlo solo un grande scultore.

Per uno che demolisce la Vecchia odiatissima Signora omicidi con tre testate in pieno volto, non ci sono parole; ci vuole minimo minimo una statua d’oro. Ma non ne basterebbe neppure una al centro di Piazza del Plebiscito, ieri ogni napoletano ha scolpito una statua nel proprio cuore per questo ragazzo, che è il prototipo dell’atleta perfetto. Un professionista esemplare, che riesce ad abbinare una disumana quantità e una straordinaria qualità come pochi altri al mondo. Quando, dopo le prime partite, scrissi che - in prospettiva – poteva raggiungere quasi il livello di Antonio Careca, qualcuno sorrise. Ora rilancio: se  questo ragazzo continua così, può fare anche meglio!

Ma ieri l’uruguaiano è stato meno solo che mai.

Una statua, quantomeno di bronzo, andrebbe fatta al portiere De Sanctis, magari piazzarla in una delle tante belle chiese di Napoli, tra San Gennaro, San Ciro, San Gaetano, che insieme a San Paolo (anch’Egli divenuto napoletano di adozione), dopo il terzo goal hanno cominciato a fare la ola, con le vecchiette che, mentre recitavano il rosario, hanno gridato al miracolo! E chi non ha gridato al Miracolo allo stadio dopo le parate su due colpi di testa e un tiro da fuori di tre Pinghi Pallini bianconeri non identificati?

E vogliamo parlare di Hugo Campagnaro? Non merita un monumento nel cortile del Maschio Angiono? E’ vero, siamo d’accordo, Toni e Amauri sono attualmente la coppia di pipperi più umoristica del campionato, ma ieri rimbalzavano letteralmente contro il muro azzurro, al punto di decidere di cambiare sport e sfidarsi tra loro in una spettacolare gara di tuffi. Senza parlare di Del Piero che quando è entrato ha provato più volte a lanciare invano il suo partner più compatibile: l’uccellino!

Ma la difesa azzurra in blocco merita quantomeno una scultura collettiva: un trittico in pietra lavica sotto al Vesuvio raffigurante Grava, Cannavaro e Aronica che sbranano i resti di una zebra, sarebbe il minimo per conservare un degno ricordo di questa impresa storica. Sì, perché il Napoli non ha semplicemente rifilato tre pappine alla Juventus, ma ha inanellato per la prima volta nella storia quattro vittorie consecutive contro i bianconeri…

Che dire al povero Del Neri e a Toni che piangono insieme ai commentatori di qualche tv a pagamento (che dovrebbero essere imparziali perché l’abbonamento lo pagano pure i napoletani) aggrappandosi a singolari interpretazioni del regolamento, creando ad esempio la fattispecie della “gomitata involontaria” (interpretazione abortita da Aldo Serena, maestro ai suoi tempi della materia, avallata dagli altri addetti ai lavori di fede bianconera)? Ci vuole Pazienza, ci verrebbe da dire agli juventini. Ma Pazienza ce l’abbiamo noi. In campo non si vede, ma lo sentono gli avversari. Per lui almeno un mezzo busto a Piazza dei Martiri. Anche per ricordare i poveri martiri juventini, che dopo decenni di furti, si sono visti annullare un goal irregolare come innumerevoli altri invece regolarmente convalidatigli in passato da arbitri succubi dello strapotere del nord.

Addirittura l’ex (grazie a Dio) arbitro Cesari ha ammesso che c’era il fallo di Toni su De Sanctis, ma Cesari – che probabilmente per contratto o per motivi di fede non può dar torto alla Juve – ha precisato che in quella stessa azione c’era però un rigore perché Maggio ha tirato la maglia a Chiellini. Non si capisce, tuttavia, perché l’ex arbitro non abbia sottolineato che contemporaneamente Chiellini tirava la maglia di Maggio. Dalle immagini si vede chiaramente. Non si capisce perché non si dice che se c’è un fallo sul portiere, ed eventuali falli contemporanei in area, prassi vuole che si fischi il fallo di confusione e si privilegi chi si difende. Non si capisce, infine, perché dopo l’esplicita richiesta in diretta di Mazzarri di far vedere le immagini dell’azione dalla quale è scaturito il goal annullato, non si faccia vedere in una trasmissione nazionale, tra l’altro a  pagamento, che vi era una rimessa a favore del Napoli concessa erroneamente alla Juve. Così come non si capisce perché non si mostrino le immagini di un’azione di Cavani lanciato a rete, solo davanti al portiere, fermato per un inesistente fuorigioco. Penso sia giunto il momento di smetterla di pilotare arbitraggi e media per favorire lo strapotere di chi ha già quello economico, che consente alla Juve di pagare ingaggi miliardari a campioni o a cataplasmi come quelli schierati ieri, con i soldi degli incentivi che lo Stato, che saremmo noi, anche noi napoletani, almeno al momento, dà ai torinesi ogni qual volta piangono e minacciano di licenziare migliaia di operai.

La goduria di vincere tre a zero e vederli piangere non ha prezzo. Manco con Mastercard si possono comprare emozioni simili. Però la stampa napoletana, i media napoletani si debbono opporre fermamente a questo tentativo vergognoso di stravolgere la realtà. E la realtà è che ieri il Napoli ha vinto per manifesta superiorità!

Maggio e Dossena sono le ali del ciuccio, che sta volando al di sopra delle nostre più ottimistiche previsioni. Una enorme mascella in acciaio del ritrovato esterno destro, che ha servito un assist perfetto per il primo grande goal a Cavani, andrebbe messa fuori alla Fiat di Pomigliano, per simboleggiare l’importanza del potere operaio. Considerato il peso ancora un po’ eccessivo di Dossena, una statua di dimensioni e peso naturale costerebbe più del difensore di piede sinistro che serve al Napoli, ma almeno una statua come quella di Dante nell’omonima piazza farebbe d’uopo. I napoletani, costretti ad aspettare per ore l’R2 sotto la statua del Sommo poeta, con tutto il rispetto per il Sommo, sarebbero molto più felici se potessero aspettare sotto la statua di Dossena, ritratto con la gamba sinistra che si accinge a crossare dal fondo. Ogni giorno, l’attesa dei napoletani alla fermata sarebbe più dolce perché, guardando quella statua, ricorderebbero che da quel cross è nato il secondo goal di Cavani agli odiati juventini. Quel goal che ha unito tutti i napoletani nel mondo in un unico urlo che ha fatto tremare il Vesuvio, che ha pensato di avere avuto un’eruzione precoce.

Più che il commento delle azioni, sarebbe bello poter commentare tutto ciò che è accaduto sullo stadio dopo ciascuno dei tre goal, tutto quello che è accaduto in ogni singola casa in cui erano raggruppate moltitudini di malati incurabili, che non vogliono guarire da questa meravigliosa malattia: l’azzurrite cronica! Ma ciascuno di voi si può fare un’idea di quello che è accaduto ieri dopo ciascuno dei tre goal rifilati al nemico. Basta pensare che la passione dei napoletani per il calcio e la propria squadra non ha limiti. E quindi è facile immaginare centinaia di sedie che non hanno retto il peso della passione, migliaia di divani crollati dopo l’atterraggio di ultrà atterrati dopo salti di gioia incontrollabile, pezzi di frittate di maccheroni che sorvolavano lo spazio aereo intorno a quei tifosi arrivati allo stadio sei ore prima dell’inizio della gara e che, sebbene fossero stati quasi digeriti, sono schizzati dal loro stomaco sebbene fossero stati quasi digeriti. E’ facile immaginare le tonsille di Mazzarri che sono finite all’incrocio dei pali della porta difesa dal malcapitato Storari, che mai come questa sera avrebbe desiderato starsene in panca.

E’ facile immaginare ciò che è accaduto ieri al San Paolo e nelle varie succursali sparse nel mondo, se solo riuscite a immaginare cosa voglia dire essere tifosi del Napoli, e non di qualsiasi altra squadra normale.

Ieri anche Davide sembrava Golia e il piccolo Gargano, anche se non è stato tra i migliori, si è meritato una statua di dimensioni naturali (non costerebbe neppure troppo) dentro all’Edenlandia, per aver morso le caviglie dei vari Aquilani e Marchisio dal primo all’ultimo secondo, senza consentire ai cronisti di nominarli una sola volta in tutta la partita. Recupera trecento palloni a partita e ne perde trecento e uno, è vero, ma mette l’anima in campo e noi siamo convinti che l’uruguaiano ha ampi margini di crescita.

E Hamsik, il tanto criticato Hamsik, secondo statistiche recenti è risultato che recupera più palloni di Gargano. Lo slovacco è uno dei pochissimi centrocampisti al mondo che segna minimo undici o dodici goal a campionato e che confeziona assist in quantità industriale, tipo quello di ieri per Cavani, che ha fatto affiorare alla memoria dei napoletani un goal quasi identico del Grande Diego in casa alla Samp. Al vero erede di Pavel Nedved (ieri Krasic per meritarsi tale eredità ha trovato come unico rimedio quello di eliminarlo mollandogli un calcione sul ginocchio) va edificata come minimo una statua tra le torri di Castel dell’Ovo, con una sciarpa azzurra al collo con su scritto: “Vire ‘o Marek quant’è bello!”.

Per quanto riguarda il Pocho, una statua tradizionale, di quelle che stanno ferme lì in un posto è poco indicata. Dovrebbero creare per lui una statua con skateboard incorporato, in modo che possa scorazzare per Mergellina, salire per Posillipo, via Orazio fino a via Scipione Capece, dove c’è la villa in cui abitava Maradona e dalla quale si vede tutta Napoli, quella Napoli che ha voglia di festeggiare come non festeggia da troppo tempo. Per una Napoli che ha bisogno di festeggiare Qualcosa, anche se certamente non basterebbe per dimenticare tutto il resto.

Per Mazzarri ci vorrebbe una statua fatta di magma incandescente che lo ritrae in maniche di camicia, mentre lancia la giacca sulla panchina, anche se contro la Juve il Napoli ha vinto addirittura senza che Mazzarri mettesse in pratica questo rituale magico.

E, infine, una statua al presidente De Laurentiis, in groppa ad un ciuccio alato, sulla pista dell’aeroporto di Capodichino.

Ma dovrebbero rimanere scolpite nella storia anche le singole note di quello che è ormai diventato l’inno della squadra partenopea, la colonna sonora dei trionfi azzurri.

Cavani, a fine partita, si è portato il pallone a casa, la Juve se ne è portati tre, che fanno in totale sette in quattro giorni. Beh, se questa è la nostra rivale più accreditata per l’ultimo posto disponibile in Champions, corro a fare finalmente il passaporto… 

Commenta Stampa
di Gianni Puca
Riproduzione riservata ©