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L'EDITORIALE

Maroni-Tosel, l’asse padano duepesista


Maroni-Tosel, l’asse padano duepesista
20/04/2010, 15:04

Non ci sono più parole, lo stupore è una sensazione dissolta nella nebbia padana, squarciata dalla forza di un pugno duro discriminatorio ed iniquo. Ancora una volta la mano pesante attivata a comando in occasione delle intemperanze, vere, costruite o gonfiate da anabolizzanti mediatici, che vedono protagonisti i tifosi del Napoli, si trasforma in una carezza del potere quando ci sono da giudicare fatti e protagonisti lontani dalle terre sovrastate dal Vesuvio. I gravi incidenti del pre e post derby costituivano la goccia che faceva traboccare il vaso delle ingiustizie sportive perpetrate nei confronti del Napoli e di un’intera città. Scontri all’interno dello stadio Olimpico, incidenti prima e dopo la partita, feriti gravi, auto bruciate con mamme e figli in fuga. Un menù ricchissimo di episodi incresciosi, un bollettino di guerra.  Alla fine è bastata una pillola salata per mandare giù il piatto ricco di vergogne e un semplice armistizio salomonico da estinguere in moneta. L’arrugginito bilanciere della giustizia sportiva, supportato da un Ministro della Repubblica non animato più dallo spirito giustizialista mosso per fermare i tifosi del Napoli, si è così nuovamente piegato al buonismo. Napoli ed il Napoli hanno pagato pene durissime per i famigerati fatti del treno della stazione Termini del 30 agosto 2008. Fatti smentiti da un’inchiesta della Magistratura che ha ridimensionato gli incidenti e cancellato la parola devastazione, termine gonfiato ad arte da un comunicato squallidamente “interessato” emesso da Trenitalia e da un sistema mediatico compiacente nel quale hanno affondato le mani il giudice sportivo Tosel ed il Ministro della Repubblica orgogliosamente padano Roberto Maroni. Pene esemplari, frustate punitive sull’appetitoso cadavere di Napoli pronto da sbranare e mostrare come cimelio al virtuoso popolo nordista. Non sono bastate inchieste e smentite comprovate per rivedere sentenze esageratamente punitive. In precedenza nel teatro delle pene partenopeo avevano fatto scalpore e costituito oggetto di pene esemplari una bottiglietta di yogurt vuoto e l’esplosione di tre petardi. La susseguente attività del giudice sportivo non subì sussulto alcuno per le decine di petardi esplosi nei vari impianti dello stivale e per gli scontri feroci all’interno degli stadi con devastazioni, sfondamenti di barriere divisorie e sospensioni dovute alle intemperanze dei tifosi. Lungi da noi voler fare politica ma la disparità di trattamento tra Napoli ed i suoi tifosi e l’altra metà d’Italia appare come una discriminazione che coinvolge antiche quanto mai come ora attualissime divisioni tra nord e sud. Il quadro politico sociale del nostro paese evidenzia una rottura sempre più evidente tra il nord del paese ed il mezzogiorno. Inutile dilungarsi sulle politiche economico-sociali mosse dalle volontà politiche del partito della padania. E’ Inevitabile però constatare quale sia il contesto ed il quadro che fanno da sfondo alle decisioni del giudice sportivo e dell’Osservatorio sulle manifestazione sportive, quest’ultimo, organo diretto del Ministero dell’Interno presieduto dal Ministro Maroni. Napoli è stufa, i napoletani perbene, la maggioranza, i tifosi appassionati chiedono che la giustizia sia uguale per tutti. Decisioni tanto discriminatorie nei confronti di una tifoseria legata endemicamente ad un’appartenenza viscerale alla propria terra non possono esser più tollerate. Il diritto, anche quello sportivo, non può essere violentato da influenze e retaggi culturali. L’esibizione sfacciata dell’inaccettabile duepesismo attuato dalla giustizia sportiva sembra fondata su radici culturali fin troppo evidenti. . L’antico scontro tra longobardi e meridionali appartiene ai libri di storia ma la natura di certe sentenze attuali sembra appartenere a popoli barbari, più di fatto che di nome. Ora non ci resta che attendere, con degna disillusione, le decisioni dell' Osservatorio del Viminale.

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di Massimo La Porta
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