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GLI ATTACCHI

Maschere di Carnevale


Maschere di Carnevale
07/03/2011, 10:03

Cosa hanno in comune Marcello Nicchi, Giuseppe Cruciani, Paolo Di Canio, Arrigo Sacchi e Adriano Galliani? Fino a ieri poco o nulla, se non il fatto di appartenere, chi per un modo chi per l'altro, al mondo del calcio italiano. Dopo la gara Napoli-Brescia hanno in comune un unico obiettivo: gettare fango sul Napoli. Un designatore arbitrale, un giornalista dal dente sempre avvelenato, un ex calciatore, un ex allenatore e l'ad del Milan. Sembra il prologo di una barzelletta italiana. E, a conti fatti e in tempi di Carnevale, non si va tanto lontano dalla barzelletta a parlare di loro. Ognuno veste e sveste le proprie maschere dinanzi alle telecamere e ai microfoni di emittenti private e (più o meno) pubbliche.
Il primo, Marcello Nicchi, con la maschera di designatore arbitrale, si presenta a Stadio Sprint. Quando il conduttore, Enrico Varriale, napoletano doc, gli mette di fronte un imbufalito Walter Mazzarri tutto è pronto per far venire fuori lo scontro. Il tecnico del Napoli chiede chiarezza sugli errori arbitrali e lui, con calma olimpica, commenta: "Siamo toscani entrambi. Parliamoci chiaro. E' impossibile avere un arbitro che è sempre omogeneo nelle decisioni e non commette errori. Sarebbe come chiedere ad un tuo attaccante di buttarla sempre dentro quando è davanti la porta". Risposta chiara, ma errata. L'omogeneità nei comportamenti non vuol dire non sbagliare mai, ma prendere le stesse decisioni per entrambe le squadre. Gli arbitri possono sbagliare, ma se sbagliano sempre a favore o contro qualcuno qualcosa non va. E la maschera, da designatore arbitrale, si trasforma per carnevale nel toscano Stenterello, per essersi difeso a stento dai dubbi azzurri.
Gli altri tre, Cruciani, Di Canio e Sacchi, sono tutti seduti, invece, nella focosa platea di Controcampo.
Il giornalista Giuseppe Cruciani, romano e laziale per conoscenza, si sofferma sul gesto di De Laurentiis ritenendolo "Fuori luogo. De Laurentiis ha aizzato la folla alla violenza". Cosa strana, perchè dagli spalti il presidente, col gesto delle mani, invitata solo i tifosi a protestare, e non a far sfociare la protesta in violenza. Per lui la maschera del Rugantino, giovane romano arrogante e strafottente.
Peccato che le parole di Cruciani, vengano riprese da un ex azzurro come Paolo Di Canio, il quale parla di un De Laurentiis "capo popolo, il cui gesto è sembrato una chiara mancanza di personalità". La stessa personalità che invece mostrava l'ex attaccante quando esibiva il saluto romano alla curva laziale. Troppo impertinente per non vestire i panni di Pulcinella.
Ma di maschere, alla festa Mediaset, ce n'era una dalle mille sfaccettature. Quella di Arrigo Sacchi, ex allenatore glorioso, che propone sempre scenari diversi sul Napoli. Da squadra che punta il titolo a "sopravvalutata", come commentato ieri. E poi l'attacco a Mazzarri ritenuto "un maleducato". Difficile attribuire un ruolo a chi cambia troppe maschere. La migliore è forse quella del milanese Meneghino, servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Qui, a buon intenditor...
Ultimo, Adriano Galliani. In realtà meriterebbe la testa della hit parade, per aver giocato sulle accuse. Mentre la tv privata mandava in scena il piano d'accusa alla squadra azzurra, su quella (più o meno) pubblica si esprimeva l'amministratore delegato rossonero con la frase "Nessun errore arbitrale, classifica giusta". A rispondere, però, nessuna voce azzurra. Per lui niente maschera. Il perchè sembra chiaro!

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di Salvatore Formisano
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