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PARLA LUIS VINICIO

"Mazzarri è come me: sfida il potere del Nord"


'Mazzarri è come me: sfida il potere del Nord'
14/10/2011, 12:10

L'ex allenatore del Napoli, Luis Vinicio, a cui Mazzarri s’è recentemente paragonato, ha rilasciato una lunghissima intervista al Corriere dello Sport.
Vinicio, quarant'anni dopo è una bella soddisfazione.
«Soprattutto perché i complimenti arrivano da un collega livornese, che dunque non ha vissuto quell'epoca. E che però non ha avuto difficoltà a raccontare ciò che la gente gli racconta».
Due Napoli a confronto: si può fare?
«Il tempo passato è enorme, si parla di calcio diverso, costruito in momenti e circostanze differenti. Volendo, si può tentare. Ma resta un esercizio complicato».
Andiamo sulla prima analogia.
«Il mio Napoli, penso di non essere presuntuoso, battè una strada nuova: rappresentammo un'innovazione. E anche questo di Maz­zarri sta facendo la stessa cosa. Oggi come allora il potere era al Nord, oggi come in quelle stagioni si tenta di sovvertire il potere».
Ma si può fare, adesso?
«A me sembra che sia l'annata buona, che ci siano le condizioni generali per riuscire. Il Napoli di Mazzarri è la squadra che ha le maggiori chanches, come dimostrano queste prime giornate: le vittorie sul Milan e sull'Inter, molto nette nel punteggio, forniscono indizi importanti».
E questa Juventus non le piace, par di capire....
«E' nella sua prima fase delle ricostruzione. Sta crescendo, ha un nuovo stadio, ha euforia, entusiasmo, ma penso che dal punto di vista tattico sia ancora dietro al Napoli: e, alla distanza, queste differenze emergono».
Torniamo al paragone: i suoi leader...
«Impossibile dimenticare Totonno Julaino, capitano carismatico, un'eminenza. E poi la grinta di Sergio Clerici, una forza della natura. E la personalità di Bruscolotti. Faccia caso: un difensore, un centrocampista e un attaccante».
Infatti: s'intuiscono, dunque, i leader di oggi....
«Direi Lavezzi su tutti, perché incide nel tessuto tecnico come nessun altro, perché è decisivo sempre. Poi Hamsik, che per me ha una intelligenza superiore alla media; e, per completare, l'asse difensivo Cannavaro-De Sanctis: uno ha superato le difficoltà ambientali alla grande, l'altro rappresentauno dei migliori portieri in circolazione».
Qual è il rischio?
«Che la gioia diventi incontrollabile, ma vedo e sento Mazzarri e mi accorgo che ha ben capito come affrontare il pericolo. Sta sempre con i piedi per terra, ad ogni complimento fa seguire un avvertimento. E' così che si pongono le basi per la vittoria».
Perché non va allo stadio?
«Perché mi godo la partita in tv, vedo i replay, riesco a contenere le emozioni. Oramai le telecamere ti portano nel vivo del gioco».
Cosa le piace di questo Napoli?
«Direi quasi tutto. Ha organizzazione,ha carica agonistica, non molla mai. Sa quello che vuole, ma cerca di ottenerlo attraverso il bel gioco. Mai un pallone buttato via».
Ci sarà pur qualcosa che non le piace, Vinicio?
«Fatico a trovare un difetto, eppure sono un uomo che non si lascia contagiare dall'ottimismo circostante. So bene che sarà impossibile uscire sempre dal campo soddisfatti e con i tre punti in tasca, ma questa squadra merita gli applausi pure quando perde».
Un calciatore dal quale è rimasto impressionato?
«Zuniga, per aver imparato in fretta la lezione. Arrivò e venne contestato. Ora gioca ovunque, a destra o a sinistra o a trequarti di campo. E non ne sbaglia una. Ha corsa, ma anche umiltà».
Il calciatore sottostimato?
«A volte ho il sospetto che De Sanctis non sia giudicato per quel che vale: non so quanti punti riesca a dare, nel corso della stagione, ma è fortissimo. E se poi mi concede una deroga, cito anche Maggio, va come un treno, segna o sforna assist: che spettacolo».
Questo Napoli, a differenza del suo, è figlio di un progetto a lunga gittata....
«L'era De Laurentiis è stata ed è felicissima: in sette anni dalla serie C alla Champions, sa di miracolo. E poi acquisti azzeccati, che durano: penso a Gargano, ad Hamsik, a Lavezzi, a chi sta qui da quattro-cinque anni, è arrivato bambino e sta diventando uomo».
E' un Napoli vincente, a naso?
«A completare l'opera c'è stato poi l'avvento di Mazzarri e del suo staff: all'improvviso, è cresciuto il gruppo, la sua consapevolezza, come si dice ora l'auto­stima».
Il suo era calcio totale e quello di Mazzarri?
«C'è partecipazione collettiva, dunque ci sono vaghe somiglianze. Io feci stupore con la zona, ora il Napoli è tra le poche squadre che difende a tre. Mazzarri come me non vive sugli spunti dei singoli, perché chiede ed ottiene da chiunque la disponibilità al sacrificio. Lo schema innanzitutto».
Una curiosità: ha citato tanti calciatori ed ha dimenticato Cavani....
«E no, lo tenevo per il finalino. Perché un attaccante che segna tanto come lui, che segna in ogni modo, merita un capitolo a parte. Cavani è completo, direi ultramoderno: fa il bomber e fa il difensore, attacca e difende. Può sostituire Careca, nel cuore della gente, perché è ancora giovanissimo e ha margini impressionanti di miglioramento».
Non crede di essersi sbilanciato troppo?
«Ho semplicemente detto che questo può essere il campionato giusto per vincere lo scudetto».
FONTE: CORRIERE DELLO SPORT

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di Redazione
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