Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

CORBO "ATTACCA"

"Mazzarri ripari i guasti, basta teorie originali"


'Mazzarri ripari i guasti, basta teorie originali'
23/01/2012, 11:01

Coppa Italia, quarti di finale, partita unica con l’Inter, mercoledì 25 al San Paolo. Dentro o fuori. Il Napoli ha tre giorni per uscire dal black-out tattico. Per riparare i guasti, bisogna scoprirli. Mazzarri li sta cercando? Sembra di no, se diffonde in tv la sua originale teoria. Nel calcio vince chi paga ingaggi più alti.
Il Napoli mette insieme invece i giocatori migliori e più giovani con stipendi adeguati ad età, valore tecnico, quotazione di mercato. Chi non vorrebbe Cavani, Lavezzi, Hamsik, Gargano, un Maggio in forma e l’ultimo Pandev? Non è la scadente qualità del pareggio di Siena a turbare l’allenatore. La sua tesi ricorre da tempo: quando amplifica i meriti della sua gestione dopo luminose vittorie, e Mazzarri ne può vantare molte. Ma anche quando spera di giustificare gli insuccessi.
Quello di ieri è pesante. Non è finito un incontro, ma un girone. Il declino da un anno all’altro è da vertigini. È solo settimo con 29 punti, ne aveva sette in più a gennaio 2011, quattro in meno del Milan campione d’inverno allora, ben dodici rispetto alla Juve adesso. Che sia una squadra tatticamente squilibrata lo certificano altri dati. Il Napoli con 34 gol fatti ha il secondo attacco del campionato (meglio solo il Milan con 40) ma tra le prime sette squadre ha la difesa peggiore (21). È facile confrontare la classifica con quella degli ingaggi, per dimostrare che il Napoli è settimo in entrambe. Ma è inopportuno, perché non riconosce alla società talento manageriale. Con migliore sensibilità si scoprono infatti nel Napoli quelle scintille di modernità lodate dal presidente del Coni Petrucci come dal francese Michel Platini che nel suo ufficio svizzero di capo dell’Uefa osserva i bilanci. Nel predicare il fair play finanziario, indica il Napoli tra le società modello. La storia del calcio insegna che vince chi gioca meglio. Non è il caso del Napoli. Oppure chi ha i giocatori migliori, quelli che tutti vorrebbero. Non è l’ingaggio, ma la stima di mercato il parametro più attendibile. Non è un caso se il Napoli ha il secondo attacco italiano, reparto quotato dopo l’arrivo di Vargas da un quotidiano 126 milioni. Né è da trascurare, come insinua Giorgio Perinetti manager del Siena, il valore della panchina. Il Napoli ha fatto sedere 70 milioni, il doppio del fatturato del Siena. C’era anche Lavezzi che ne vale 31. Già, perché è entrato dopo? Nel secondo tempo è stato il terrore del Siena, con Pandev il migliore in campo: non poteva essere utile subito, magari lasciando fuori altri? E doveva uscire proprio Gargano, non Hamsik? L’inserimento successivo di Dzemaili suggerisce l’interrogativo. Inizio senza Lavezzi, quindi. Il Napoli è stato coerente con il suo stile. Rinnovare troppo, come a Catania con Santana mediano o a Verona con cambio di stagione da guardaroba in primavera; oppure confermare tutto e tutti. È forse proprio qui il guasto che provoca il black-out. Il Napoli è forte con i forti, perché li finisce con i suoi blitz in contrattacco, con le fulminee ripartenze che sono la sua tattica migliore, ma anche l’unica. Contro i modesti, la partita si complica. Ormai tutti conoscono il modulo del Napoli. Trasformano in deboli i suoi punti forti. Si schierano a specchio: difesa a tre, due mediani larghi per bloccare le corse lunghe e dritte dei suoi esterni, come ieri Del Grosso su Maggio e Vitiello su Dossena. Su quelle corsie si decide la sfida: chi ha esterni con più forza e corsa detta legge. Ed ancora: una sola punta che balla fra i tre difensori del Napoli sempre più sguarniti e stralunati, come ieri opposti al solo Calaiò. Tra le linee un fastidioso trequartista come Brienza. Lo squilibrio in difesa (tre contro uno) si riflette a centrocampo dove il Napoli va in inferiorità numerica con i soli Inler e Gargano contro Bolzoni, D’Agostino e Vergassola. I conti tornano pari se i tre davanti rientrano: ma rientrano? Hamsik si sarà forse allontanato per informarsi sulle due date del Palio, Cavani è tra le nuvole, sbaglia anche il terzo dei 4 rigori concessi finora al Napoli (gli altri due, sbagliati da Hamsik): Si è solo rinnovato il prodigio di Pandev. Fortuna che ci sia lui, e che torni il miglior Lavezzi. Nel finale, anche questo diventa un rito, difesa a 4. Più sicura e dinamica. Ed allora perché non ripensare il Napoli? Passi pure la partita con l’Inter che qualche spazio concede, ma il Napoli non può sottrarsi a due urgenze: 1) basta il modulo unico, occorre modificare, una squadra non è un tram fisso sui binari. 2) basta titolari inamovibili, giochino i più in forma e più adatti alla gara. Il modulo non funziona più, il Napoli ne è prigioniero. Risale dal settimo posto, dopo acquisti da 40 milioni in estate e 11 a gennaio, solo se «cambiare» diventa il nuovo verbo di Walter Mazzarri.
FONTE: ANTONIO CORBO PER "REPUBBLICA"

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©