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L'AMICO DI CANTONA

METEORE - Alla ricerca del bidone perduto: Prunier


METEORE - Alla ricerca del bidone perduto: Prunier
07/10/2011, 12:10

Fa ancora più effetto evocare vecchi ricordi, in questo caso sospesi tra l'ironia e la storia in sè, quando la propria squadra del cuore sta giocando ai massimi livelli sia in Italia che in Europa. Evocare i bidoni della storia azzurra il più delle volte strappa un sorriso, soprattutto a distanza di tempo, ancora più marcato mentre il Napoli distrugge l'Inter al Meazza. Nell'epoca di cui parleremo i sorrisi erano pochi, le sconfitte umilianti, i tifosi vivevano il periodo più buio della propria squadra. Speranze di risalita? Nulle. L'ironia? No, quella a Napoli non muore mai. Quando si parla di bidoni, l'ironia è ancor più pungente. Provate a chiedere ad un napoletano di Prunier. Vi risponderà bonariamente che era un difensore inutile, lento, praticamente immobile. Alcuni forse direbbero che in tutte le partite nelle quali ha giocato ha deluso. Eccoci al punto focale: Prunier in serie A ha giocato solo TRE volte. Eppure, come si suol dire, ha lasciato il segno. William Prunier, nato a Montreuil in Francia nel 1967, era ed è un grande amico di Eric Cantona, con il quale condivise un florido periodo nelle giovanili dell'Auxerre. Conosciamo tutti le gesta atletiche di dell'ex attaccante del Manchester United, mentre il nostro buon William dopo aver giocato in vari club francesi, ebbe l'occasione della vita proprio al Manchester dove giocava il suo vecchio amico. Insomma, il calciatore/attore francese aveva caldeggiato l'acquisto di Prunier, consigliandolo personalmente a Sir Alex Ferguson (all'epoca non ancora Sir), il quale, data l'ecatombe dei propri difensori centrali, accettò il consiglio. Prunier esordì con una buona prova contro il modesto Queens Park Rangers, anche se in quella stessa partita, nonostante la pochezza dell'avversario, i supporter dei Red Devil avevano notato alcune lacune del difensore. Lacune che diventarono enormi nell'impegno successivo contro l'odiato Tottenham: Prunier ne combina praticamente di tutti i colori, mostrandosi inadeguato per una squdra di quella caratura. Il transalpino fu allora spedito nelle riserve, dove rimase per due settimane, prima di fuggire verso la Danimarda, segnatamente all'FC Copenaghen, dove il campionato era più alla sua portata. Dopo un fugace ritorno in patria, Prunier ebbe una seconda occasione, meno importante rispetto a quella inglese, ma comunque di rilievo rispetto alle ultime maglie indossate: l'occasione gliela diede Corrado Ferlaino, acquistandolo per una cifra vicina al miliardo di lire, per rinforzare la difesa, nell'anno che sancirà la morte temporanea del calcio a Napoli. La stagione azzurra degli orrori è nota a tutti, Prunier addirittura dapprima si ruppe il naso alla prima di campionato, in uno scontro con Boksic della Lazio e dopo un periodo di recupero di un mese, ebbe a Roma la possibilità di risollevare le proprie sorti: sorti che finirono con l'essere inevitabilmente segnate dopo il pesantissimo 6-2 inflitto dai giallorossi, con Abel Balbo che trovò strada libera per la sua personale tripletta. Prunier venne definito "Forte come una quercia e statico come una quercia". Una sintesi perfetta, purgente, ironica. Tre misere apparizioni e una serie infinite di panchine e tribune, visto che Mutti gli preferì Mirko Conte (!). Eppure le sue affermazioni, come sempre accade in questi casi, facevano presagire speranze e sicurezze: "Il mio procuratore mi ha detto che sono stato scelto direttamente da Ferlaino, All’estero ci avevo gia’ giocato: a Copenaghen, con l’FK, e due partite con il Manchester United. Fu Eric Cantona, mio grande amico, a volermi in Inghilterra. Ho notato che tutti i miei colleghi francesi che sono venuti in Italia si sono subito inseriti nelle rispettive squadre, il Napoli deve avermi scelto proprio per certe mie caratteristiche. Un duro, intendiamoci, non certo un cattivo". Durante la permanenza napoletana Prunier cambiò il tiro delle sue affermazioni dapprima affermando: "Avverto una certa lentezza, ma quando migliorero’, quando miglioreranno lo scatto e la velocita’, vedrete un Prunier diverso", proseguendo con "Per ora Mutti non mi ha detto niente. Io sono pronto. D’altra parte, sono venuto qui per giocare e non per scaldare la panchina. Cerco di starmene tranquillo. Aspetto la mia opportunita’ per dimostrare che non sono un bluff". All'arrivo di Mirko Conte, il difensore francese capì che aria tirava e affermò: "Personalmente, e credo d’interpretare anche il pensiero dei miei compagni di reparto, l’ho preso come un’offesa. Di difensori ce ne sono abbastanza, qui. Non credo che fosse necessario prenderne altri. Ma nel calcio ci puo’ stare anche questo. Dopo dieci anni di professionismo, nulla mi potra’ piu’ sorprendere, continuero’ a lavorare con grande determinazione come ho sempre fatto in questi primi due mesi a Napoli, perche’ alla fine e’ sempre il campo che decidera’ se un giocatore e’ importante o meno". Sappiamo tutti com'è andata. Eppure lo caldeggiava Cantona...

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di Roberto Russo
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