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LA DELUSIONE SVIZZERA

METEORE - Alla ricerca del bidone perduto: Sesa


METEORE - Alla ricerca del bidone perduto: Sesa
15/09/2011, 16:09

In redazione eravamo indecisi su quale calciatore concentrare la nostra rubrica settimanale sui bidoni del passato azzurro. Gli occhi erano ancora lucidi, il cuore tremante e il fisico assorbiva a malapena le sensazioni fortissime provate ieri sera nel teatro del Manchester City. Ora si torna con i piedi per terra, precisamente all'anno 2000, anni bui per il Napoli, in attesa della rinasciatà che arriverà con De Laurentiis. Il club azzurro era risalito in serie A dopo la stagione straordinaria di Novellino (un errore fatale non confermarlo) e in panchina a Napoli era arrivato un Zeman; l'acquisto più oneroso per gli azzurri fu quello di David Sesa, allora 27enne, prelevato dal Lecce, dove aveva giocato benissimo (suo un gol su punizione che valse lo storico successo sull'Inter mai battuta al "Via del Mare"), dimostrando ottima visione di gioco e una grande capacità sui calci piazzati. L'allora presidente Corbelli, oltre gli acquisti di Moriero, Amoruso & co. (regali mai desiderati della scuderia Moggi), volle regalare al Napoli un calciatore in ascesa, pagandolo tantissimo, troppo: 18 miliardi delle care, vecchie lire, uno sproposito. Il bello di tutto questo scialaquare, è che il tecnico Boemo aveva chiesto un top player tra Baggio e Zola e di certo non l'attaccante svizzero. Di fatto Zeman fu cacciato dopo sole sei giornate e ci si avviò con Mondonico ad un mesto ritorno nella serie cadetta. Ebbene Sesa in quell'anno collezionò 16 presenze segnando un misero gol, peraltro inutile contro l'Inter al Meazza (punizione deviata dalla barriera). Ci si aspettava il riscatto in serie B dello svizzero, i tifosi avevano apprezzato la riduzione dell'ingaggio proposta dallo stesso calciatore, ma le cose addirittura peggiorarono. Sesa collezione 59 presenze in tre stagioni in serie cadetta segnando la miseria di 3 gol: punizione contro il Modena nel primo anno  (allenatore De Canio); gol a Bari e Catania (allenatori Colomba e Scoglio) e poi più nulla, basti pensare che al suo terzo anno giocò 18 volte non vedendo mai la porta (allenatori Agostinelli e poi Simoni). Basta leggere le cifre per rendersi conto dello scarsissimo apporto dell'attaccante elvetico, che dopo la pessima esperienza azzurra tornò prima in Svizzera e poi in Italia in Serie C con risulati modesti, ma i tifosi napoletani ricorderanno soprattutto il suo terrore perenne nel giocare al San Paolo e la scadente forma fisica. Sesa è infatti apparso più volte sovrappeso e lontano dall'essere definito un atleta a tutti gli effetti. Sesa lasciò Napoli con tanti rimpianti, sicuramente non paragonabili alla delusione suscitata nei tifosi azzurri, soprattutto dopo aspettative importanti, sicuramente gonfiate da un prezzo incomprensibile per acquistarlo. Non stiamo qui a deridere o criticare a prescindere il buon David, ma nessuno potrà obiettare che nella storia dei bidoni azzurri Sesa ci entra di diritto e con lui chi in quegli anni costruì squadre e team senza senso, pensando solo a bilanci malsani e cattive gestioni, spendendo,  tra le altre cose, 18 miliaridi di lire per il "Maradona della Svizzera".

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di Roberto Russo
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