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PARLA GIUSEPPE ROSSI

"Mi manca l’Italia. Più di quanto manchi io a lei"


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'Mi manca l’Italia. Più di quanto manchi io a lei'
18/06/2012, 12:06

Gli manca non essere qui, tanto (e però mai tanto quanto sta mancando lui). Giuseppe Rossi ci pensa ogni volta che stringe i denti per il dolore, o per la fatica, chiedendo a quel ginocchio destro di tornare quello di prima; ogni volta che ascolta l’inno italiano e vede compagni in maglia azzurra da troppo lontano per non rimasticare rimpianti. "Certo che è dura—dice—è durissima. Però nel calcio capita e non mi deprimo, anche perché non servirebbe: l’unica cosa che posso fare è immaginare già quando quella maglia potrò rimetterla".
Cesare Prandelli invece ci pensa da quando quel legamento crociato di Rossi si è spezzato per la prima volta, e poi una seconda, ed è stato allora che ha capito che nulla sarebbe stato più come prima: Pepito era ed è l’attaccante ideale per il suo calcio, e farne a meno è stato il primo dover ricominciare dei tanti ai quali il c.t. si è dovuto rassegnare, suo malgrado. Twitter e dintorni L’Italia di Giuseppe Rossi in questi giorni è la schiavitù di partite da guardare seduto davanti alla tv, accesa calcolando una differenza di sei ore di fuso.
L’unica libertà è quella di tweettare: rigorosamente live, in diretta, GiuseppeRossi22 scrive cose tipo "Pirloooooo....", come pochi secondi dopo il gol su punizione dell’1-0 alla Croazia. Pepito in questo periodo è negli States, a Teaneck, New Jersey, un sobborgo dell'area metropolitana di New York, dove è nato e dove vivono tuttora i suoi genitori. E’ lì in vacanza, ma vacanza è una parola grossa: "La mattina salgo in macchina, mi faccio venti minuti- mezzora e arrivo a New York City, dove ci sono tre palestre diverse che mi aspettano: quasi tre ore al giorno di terapie e rieducazione, cinque giorni su sette, con lo stesso fisioterapista che collaborava con Beckham quando venne al Milan».
L’unico futuro certo di Giuseppe Rossi è questo: "Lavoro, lavoro e ancora lavoro". L’unica destinazione certa è il suo obiettivo: tornare a metà della prossima stagione. Dove, si vedrà: dipenderà da chi avrà la fiducia di rilevare già adesso il suo contratto (2016), pagando al Villarreal retrocesso in Segunda Division una cifra (10-15 milioni) che potrebbe diventare un affare, per chi crederà ancora ad un attaccante che fra un paio d’anni potrebbe valerne di nuovo 30. Nel frattempo Rossi pensa solo a tornare il giocatore che era, mentre il suo Europeo mancato è diventato un nuovo, faticoso destino: quello di tifare a distanza. Rossi, si sente più grande assente o più grande rimpianto? "Manca più l’Italia a me di quanto manco io all’Italia, questo è sicuro. Sognavo questo Europeo da un sacco, con Prandelli e i ragazzi avevamo lavorato tanto e bene per un anno e mezzo, ci eravamo arrivati. Stavolta ha vinto la sfortuna, è andata così: inutile pensarci ancora".
Opinione comune: con Giuseppe Rossi sarebbe stato tutto più facile. "Non dite che manco io, non c’entra niente: è capitato anche a me di stare periodi più o meno lunghi senza segnare, l’importante è continuare a giocare per la squadra. Io mi fido di Mario, di Antonio, di Di Natale se giocherà lui: mi fido di tutti gli attaccanti che ha portato Prandelli. Continuando a giocare così, contro l’Irlanda i gol arriveranno". E se non dovessero bastare per colpa di Spagna e Croazia? "So che in Italia si parla molto di biscotto, ma io gli spagnoli li conosco: vivo lì, gioco in quel campionato, conosco la mentalità, come ragionano, come sentono il calcio
FONTE: GAZZETTA DELLO SPORT
PdM

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di Redazione
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