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L'Unità-genocidio propagandata ma ancora lontana

Milan-Napoli: al S.Siro vince ancora il...razzismo

Nell'anniversario dei 150, ancora è Nord vs Sud

Milan-Napoli: al S.Siro vince ancora il...razzismo
01/03/2011, 01:03

Fin da piccino, non sono mai riuscito a comprendere cosa potesse spingere un mio conterraneo o qualsiasi altro "terrone" a tifare per squadre come Milan, Inter o Juventus.
E' ovvio che, se questa triade nordica da sempre forte e potente, avesse avuto lo stesso blasone di Lecce, Bari, Foggia ma anche Napoli e Palermo, nessuno dal meridione si sarebbe mai sognato di sostenerla. Si dirà che il tifo è qualcosa di personalissimo e che si può tenere ad una squadra poichè, da bimbi, ci si è magari innamorati di qualche calciatore che ne vestiva la maglia o, addirittura, in maniera ancora più istintiva ed infantile, dei colori che la caratterizzavano. Altrettanto liberamente, mi sarà però concessa una riflessione: tifare Napoli essendo Campani, non significa semplicemente parteggiare per una squadra di calcio, per un giocatore o per un gruppo di giocatori, per un colore o per una società forte, ma scegliere un'intero stile di vita; un vero e proprio credo esistenziale che solo chi vive Napoli, la Campania ed il Sud fin dai primi respiri può sentire e capire.
Il tifo azzurro, dunque, non sarà solo per i Maradona e i Careca di un tempo e per i  Lavezzi e i Cavani di oggi, ma rappresenterà un vero e proprio modo di sentire la propria terra che permette un duplice ed esclusivo godimento a chi ha la fortuna (ed il coraggio) di farselo scorrere nelle vene. Chi tiene al Milan ed è nato ad esempio a Napoli o a Palermo, sarà sempre un tifoso a metà: certo potrà essere affezionatissimo alla squadra, ai giocatori che la compongono, ai colori della maglia ma rimarrà sempre e comunque monco della reale appartenenza; del profondo collegamento con le proprie radici, con il proprio popolo d'appartenza. Quando poi si arriva da Napoletani-Milanisti (o Interisti) al S.Siro e si sentono intonare i soliti cori alla "O colerosi, o terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati", il senso di estraneità e disagio  dovrebbe essere enorme; praticamente schiacciante.
E' soprattutto per questo che il sottoscritto ha scelto, fin da quando è stato abbastanza grande per appassionarsi al calcio, di non tifare mai e poi mai per determinate squadre. Del resto, le spaccature di un paese che basa la sua Unità su una romantica favola per bambini e continua a voler incollare i cocci da sempre rotti con una retorica buonista e doppiopesista, si palesano con prorompenza proprio all'interno degli stadi; luoghi che da sempre rappresentano la "pancia" del popolo ed i lati più oscuri, primordiali e se vogliamo odiosamente stupidi della plebe.
Quanta idiozia serve infatti per cogitare uno "sfottò" che considera l'aver subito il dramma di un violento sisma come una colpa o comunque una ragione di dileggio? Sarebbe come se i partenopei si recassero in Veneto a dessero degli "alluvionati" ai tifosi del Chievo Verona. Pietoso, ignobile; semplicemente folle.
Eppure, in uno stato che celebra con festa nazionale l'Unità, il razzismo anti-meridionale sembra essere l'unica cosa accettata come dato di fatto; come normalità; con gli organi competenti che sono prontissimi a lanciare pesanti squalifiche per i cori contro Mario Balotelli o Samuel Eto'o, ma altrettanto "distratti" quando si tratta di punire altrettanto gravi esempi di ottusa e vergognosa intolleranza nei confronti dei popoli del Mezzogiorno.
"Stasera ci vediamo il Milan per battere il Sud"; aveva dichiarato provocatoriamente (e scherzosamente) Silvio Berlusconi a poche ore dall'inzio del big match di S.Siro. Alla fine il premier ha  avuto ragione ed il meridione è stato non solo battuto ed umiliato sul campo (grazie anche ad un provvidenziale rigore più che dubbio e ad una pessima prestazione degli azzurri) ma anche insultato ed oltraggiato dagli spalti. A questo punto una domanda provocatora sorge spontanea: chi tifa per il Milan pure essendo un "terrone" purosangue, come fa a non sentirsi nemmeno un po' offeso e vittima di una plateale contraddizione? Dubbi che solo il calcio può sciogliere.
Per il resto, ancora nel 2011, pare confermato che l'Unità d'Italia ha la sua collocazione certa solo nei fuorvianti ed acquosi testi scolastici ma non trova purtroppo ancora spazio nelle mente e nei cuori degli italiani. Il Sud continua a perdere; con molti meridionali che ancora gioiscono per l'umiliazione dell'unica squadra di calcio che, al momento, sembrava in grado di contrastare l'eterno e prepotente duopolio milanese.

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di Germano Milite
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