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IL CIUCCIO CHE VOLA

Moggi Santo Subito !


Moggi Santo Subito !
27/01/2011, 09:01

Al San Paolo, per festeggiare il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, c’è anche la banda che suona l’inno nazionale. La regia inquadra i calciatori dell’Internazionale che di nazionali italiani ne schiera giusto un paio, causa infortunio del portiere brasiliano e dello stopper argentino. Durante l’esecuzione dell’inno italiano, ogni nerazzurro canta il proprio, da quello macedone a quello colombiano, da quello serbo a quello camerunense. Ranocchia e Castellazzi, per uniformarsi, cantano “ ’o mia bella Madunnina in rumeno”

Inizia la partita.

1’ Lavezzi lancia Dossena nel corridoio, Dossena invece era uscito fuori al balcone a fumare una sigaretta. I due si beccano.

5’ Fallo netto su Gargano al limite dell’area, l’arbitro fischia il fuorigioco a Cavani. Cominciamo bene… Ma chi è quest’arbitro? Non sembra di quelli già inseriti nel libro nero.

12’ L’Inter detiene il possesso palla, ma i contropiedisti azzurri sono in agguato. E il contropiede non si fa attendere. Lavezzi lancia Dossena sulla sinistra, assist perfetto per Cavani, che è implacabile come sempre. L’arbitro si mette a fare il piacione con un attraente steward a bordo campo e, per richiamare l’attenzione dell’avvenente signorina, si mette a fischiare, contravvenendo alle più elementari norme del galateo. Tutti si chiedono cosa diavolo abbia fischiato. Lui, che neppure ha visto l’azione, vedendosi addosso improvvisamente undici calciatori azzurri più settantamila spettatori, non sapendo come giustificare il fischio, si inventa un fuorigioco inesistente. Ah, l’arbitro comunque è Valeri, che in pochi minuti si è già guadagnato una nomination nel libro nero e in quello nerazzurro…

16’ Stankovic prova a fare quello che non si dovrebbe mai fare. Ma il pallone va dove deve andare, cioè fuori.

24’ Cambiasso abbatte Maggio, ma l’arbitro ha i cartellini contati e ne spende uno subito dopo per Cannavaro che commette un fallo tattico.

27’ Pandev stoppa la palla con una mano, ma l’arbitraggio si appalesa sempre più scientifico…

35’ Stankovic insiste, prova un tiro a sponda, ma De Sanctis si tuffa e si sporca il completino bianco. La moglie del portierone azzurro, da casa, diventa nera: le macchie d’erba sono difficilissime da togliere.  

37’ Su corner di Eto’o, Peppe Saronni si traveste da Andrea Giani e schiaccia, ma l’arbitro ha la testa al solito posto, cioè tra le nuvole e non solo non lo ammonisce, ma essendo ancora distratto a guardare la signorina, che continua a passeggiare a bordo campo, eventualmente avrebbe convalidato anche il goal con la mano.

38’ Contropiede del Napoli, Cavani lancia Lavezzi, che parte al galoppo, giunge al limite dell’area avversaria in un nanosecondo, ma chi lo conosce bene sa già che l’argentino non restituirà la palla al compagno, che si è smarcato al centro. Il Pocho è fatto così e noi lo sappiamo già che tirerà in porta, e che tirerà come può tirare uno dopo uno sprint del genere. Appunto.

.39’ Cross di Maicon per Cambiasso, che tira al volo da due metri. Quello che accade dopo non si è mai visto manco nei cartoni animati. Sant’Ambrogio protesta animatamente e denuncia un intervento irregolare di San Gennaro sulla linea di porta. I fedeli di fede azzurra, invece, chiedono la beatificazione immediata di De Sanctis. Le prove del miracolo sono inconfutabili. San Gennaro giura su Maradona che non è stato Lui. E’ stato proprio De Sanctis a deviare il pallone sulla traversa, realizzando una delle parate più spettacolari e difficili che sia mai stata fatta da quando l’uomo ha inventato il portiere.

43’ Per buttare giù Lavezzi ci vogliono due falli consecutivi, ma l’arbitro non ammonisce nessuno dei due attentatori nerazzurri. I cartellini sono pochi e bisogna distribuirli equamente tra i calciatori azzurri. Certe partite si intuisce dall’inizio come debbono andare a finire. Non c’è manco bisogno di annullare goal regolari a chi deve perdere e convalidare goal con le mania  chi deve vincere, gli interventi scientifici sono quelli che condizionano le partite.

Il ministro della difesa, presente in tribuna, teme per la difesa della propria squadra del cuore. Il Napoli, spinto da un pubblico strepitoso, ha attaccato poco, ma nelle poche volte ha fatto tremare l’Inter. La faccia di La Russa non è sufficientemente diversa da quella di un gufo e i tifosi in tribuna assistono all’intera partita con le mani in tasca. E non solo per il freddo.

Finisce il primo tempo. Mentre le squadre escono, Yebda chiede a Ranocchia di dare un bacetto al Principito, che come sempre si è addormentato in panchina. Ranocchia bacia il Principe azzurro, ma quest’ultimo si trasforma in Biancaneve.

Inizia il secondo tempo.

46’ Gargano, dal limite dell’area, tira al solito posto, cioè tra le stelle. Una era affacciata a vedere la partita e, colpita in pieno, cade giù. Un tifoso azzurro esprime un desiderio. Ma lo tiene per sé, sennò poi non si esaudisce…   

48’ Gargano si esibisce in uno stop a seguire, che ricorda il Luciano Sola dei tempi d’oro…

50’ Zuniga si riscalda a bordo campo, Maicon trema. Leonardo studia le contromosse e fa scaldare il Coutequinho.

63’ L’arbitro comincia a invertire anche i falli laterali. Mazzarri gli urla che ogni limite ha una pazienza.

65’ Campagnaro, con un intervento alla Carla Fracci, ferma Eto’o lanciato a rete. Il pubblico applaude la spaccata volante del difensore parte nopeo e parte argentino.

69’ Esce Dossena ed entra Zuniga, che sembra disegnato apposta per le cronache umoristiche de “il ciuccio che vola”, e che insieme al compagno Cribari forma una coppia da far invidia a Cochi e Renato..

71’ Cordoba e Chivu catapultano Maggio a terra, lanciato a rete. Chivu ne approfitta per farsi quattro passi con i tacchetti nuovi sul polpaccio dell’esterno napoletano. Ma la quaterna arbitrale sta giocando a scopone scientifico. Chivu, con un arbitro in possesso del minimo di diottrie necessarie per poter svolgere questa professione, avrebbe collezionato i due gialli sufficienti per fare la doccia calda prima degli altri.

76’ Paolo Cannavaro viene servito in area a tre centimetri da Castellazzi; nel mentre il pallone scende sulla sua testa, guarda l’orologio e si rende conto che è ancora presto per segnare, così effettua un retropassaggio di petto al portiere avversario.

80’ Inizia la partita del Napoli. Mazzarri prova a togliersi la giacca, nonostante il freddo polare. Leonardo, Lucio e Biabiany lo trattengono per evitare il verificarsi delle conseguenze che solitamente seguono questo rituale magico.  

83’ Zuniga lancia Lavezzi in contropiede. Il pubblico e lo stesso Zuniga non credono ai loro occhi. Il Pocho brucia Ranocchia sullo scatto, mette il pallone al centro per Hamsik, che tira a botta sicura. Castellazzi, che ha messo le scarpe tre numeri più grandi, respinge con la punta del piede. Hamsik ci riprova di testa, ma salta Ranocchia e salva sulla linea. Dalla curva A parte una articolata bestemmia che si spegne solo alla fine del primo tempo supplementare.

Pazienza, in pochi minuti, prova a sorprendere due volte Castellazzi di testa. Il primo pallone finisce in curva A, il secondo sull’esterno della rete. Pazienza!

L’arbitro fischia la fine dei tempi regolamentari.

Supplementari

93’ Tiro di Campagnaro, bella parata di Lucio. L’arbitro non se la sente di concedere il rigore al Napoli. Anzi, pensa come fare per non far battere agli azzurri manco quelli previsti dal regolamento qualora i tempi supplementari finissero in partà.

96’ Cavani dice a Chivu che il suo casco non è omologato e prova a toglierglielo. L’arbitro fraintende e lo ammonisce.

98’ Campagnaro azzera il contachilometri e ritorna come nuovo, nonostante le centinaia di chilometri percorsi. Il difensore oriundo avrà come minimo sedici polmoni. Questa sera tutti gli azzurri hanno giocato bene, ma Campagnaro merita minimo un otto in pagella.

100’ Il San Paolo è in piedi, pronto ad esplodere insieme al tiro di Lavezzi che è a pochi passi da Castellazzi. Ma il portiere interista si guadagna una bestemmia sincronizzata dei settantamila del San Paolo. E non solo…

104’ Il ciuccio schiaccia il biscione, che striscia nella propria metà campo   

105’ Campagnaro, al quale hanno appena regalato un barboncino, chiede a Pandev da quale tosacani si è tagliato i capelli.

106’ Mazzarri si toglie la giacca, nonostante Santon, Muntari e Beppe Baresi provino a fermarlo.

107’ Motta trattiene leggermente Cavani in area. Non è rigore. Ma un tifoso partenopeo in tribuna non è d’accordo e urla il suo parere in mondovisione, non senza precisare che l’arbitro ha  rotto gli… equilibri in campo.

110’ Lucio ferma Cavani nell’unico modo possibile, ossia con le mani. Il Napoli ai punti è in netto vantaggio. Purtroppo il regolamento è assurdamente diverso da quello del pugilato, e sebbene gli interisti appaiano visibilmente suonati, l’arbitro non decreta il knock out.

Valeri, consapevole dell’usanza del Napoli, che è solito iniziare a giocare dopo il 90 esimo, e segnare dal 94esimo, concede solo tre minuti di recupero.

Si va ai calci di rigore. Il Napoli stravince ai punti, ma non serve a niente. Ora la parola ai cecchini e a De Sanctis. Valeri chiede al quarto uomo come fare per non far calciare i cinque rigori agli azzurri, o se quantomeno se ne può far battere a questi ultimi almeno un paio in meno.

Ma il quarto uomo gli fa notare che così poi se ne accorgerebbero…

Se questa partita fosse continuata ad oltranza, giocando a calcio per altre 24 ore, non abbiamo dubbi su chi l’avrebbe vinta. Ma ai rigori finisce come non sarebbe dovuta finire. Inutile dire che lo sapevamo che Lavezzi non è un rigorista. In queste partite non conta chi sa tirare, conta sentirsela, e il Pocho, nonostante l’errore decisivo, va applaudito per la grande partita e per aver avuto il coraggio di presentarsi sul dischetto.  

Difficile sdrammatizzare quando si perde e non si meritava di perdere. Spegniamo il televisore sforzandoci di sorridere pensando al rigore comico di Zuniga, che per fortuna ha il senso dell’umorismo anche quando batte i calci di rigore, superato nella fattispecie solo da Castellazzi. Di quei rigori conserveremo solo il ricordo del cucchiaio di Yebda, che sta semntendo tutti quelli, compreso il sottoscritto, che pensavano fosse un bidone.

Ma noi tifosi irrealisti siamo assolutamente certi che questa sera, nella squadra, è scattata una molla importante. Il Napoli ha messo sotto l’Inter, così come ha messo sotto quasi tutte le squadre del campionato, e dando un occhio al calendario non si può non pensare che il biscione dovrà tornare al San Paolo per “una finale” con una posta in gioco molto più alta.

Intanto il pubblico napoletano applaude la squadra e l’allenatore, che hanno dato tutto. Io applaudo anche la società. Le critiche sono ingenerose; come direbbe Zalone: “Siamo una squadra fortissimi, piena di gente fantastici” e questa squadra non si è creata per generazione spontanea, ma è frutto di un’attenta programmazione e di ottime intuizioni, sia di Marino che di Bigon. E il nuovo acquisto Ruiz, siamo certi, rinforzerà notevolmente la difesa.

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di Gianni Puca
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