Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

IL RAPINATORE TIFOSO

"Moglie Hamsik? Se lo sapevo, non la rapinavo"


'Moglie Hamsik? Se lo sapevo, non la rapinavo'
21/03/2012, 12:03

Quando è stato arrestato ha cominciato a parlare. Pentito non per quello che aveva fatto ma per chi era stata la sua vittima. Ha detto: «Non avrei mai immaginato che la vittima della rapina, quella donna incinta, era la moglie di Marek Hamsik. L’avessi saputo non avrei mai fatto il colpo. Io non sono tifoso del Napoli, sono tifosissimo».
Rammaricato per aver sbagliato bersaglio, Martina Franova, moglie del centrocampista slovacco in maglia azzurra. Rapinatore individuato e preso dalla polizia del commissariato di Giugliano, ieri la conclusione delle indagini con altri due arresti e cinque misure cautelari di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Era la banda specializzata in rapine a donne sole in auto. Caso chiuso, ma dalle parole del primo rapinatore individuato dagli investigatori emerge anche che non esisteva, negli ambienti della criminalità napoletana, un complotto per colpire i calciatori del Napoli. Autunno 2011 ad alta temperatura. Prima il furto di magliette in casa di Edinson Cavani, poi la rapina dell’auto a Martina Franova, e ancora la rapina di orologio e bracciali tennis a Yanina Screpante, compagna di Lavezzi.
Un complotto contro i tre tenori? E contro il procuratore di Cavani, Claudio Anelucci, rapinato da banditi che hanno puntato la pistola contro la sua compagna incinta al settimo mese? Elementi — i calciatori e le compagne — che avevano spinto la Procura della Repubblica a unificare in un unico fascicolo tutti gli episodi di aggressione contro il mondo del calcio. Con gli arresti di ieri emerge invece che si tratta di casi scollegati tra loro. E che i rapinatori forse non conoscevano affatto l’identità delle loro vittime. «Nessun disegno indirizzato a colpire la squadra», sottolinea il questore Luigi Merolla. Restano però impuniti gli aggressori di Yanina Screpante e del procuratore di Cavani. 22 novembre 2011, intorno a mezzogiorno in via Lago Patria a Varcaturo. Martina Franova, incinta all’ottavo mese, viene bloccata da due giovani in sella a uno scooter. Le puntano una pistola addosso e si fanno consegnare la Bmw X6. Poco dopo l’auto, grazie all’allarme satellitare, viene ritrovata a Casacelle (Caserta).
Scattano le indagini della polizia di Giugliano diretta dal vice questore Pasquale De Lorenzo. Che rintraccia il primo dei rapinatori, Giovanni Cervicato, 38 anni di Giugliano. È lui a sfogarsi, a dire di essere un tifoso e a spiegare che non avrebbe mai aggredito la moglie del “tenore” Hamsik. Ma intanto le indagini vanno avanti, vengono individuati i complici. Sono Gaetano Sollo, 35 anni, e Salvatore Diana, di 34. Arrestati. Tutti e tre autori della rapina a Martina Franova. Ma intanto vengono ricostruite altre aggressioni. Come quella a un’altra donna in auto — che però si difende e riesce a scappare. E poi furti di fili elettrici ai danni della Telecom, decine di chilometri di materiale, e furti di rame. Furti di gasolio e di materiale edile. Scrive il procuratore aggiunto Giovanni Melillo: «La natura particolarmente violenta dell’episodio delittuoso commesso ai danni della Franova risulta peraltro aggravata dalla circostanza che gli aggressori non hanno per nulla esitato a minacciare la donna nonostante fosse in evidente stato di gravidanza puntandole la pistola proprio in direzione del ventre». Insomma, la moglie di Hamsik poteva evitare la rapina per il suo matrimonio, visto che i rapinatori sono tifosi, ma non per il suo stato. Per i cinque complici Pasquale Cuciniello, Vincenzo Perrone, Giovanni Leoncino, Domenico Ruocco e Raffaele Sollo (fratello di Gaetano) obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in tre casi per due volte al giorno.
FONTE: REPUBBLICA
PdM

Commenta Stampa
di Redazione
Riproduzione riservata ©