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LO SCRIVE IL CORRIERE

Morosini, gli amici increduli: "Come è possibile?"


Morosini, gli amici increduli: 'Come è possibile?'
15/04/2012, 11:04

Il Livorno è sconvolto. Il viaggio di ritorno in pullman da Pescara è stato pieno di interrogativi disperati. Un dolore che attanaglia l'anima. Un attimo prima gli amaranto stavano conducendo 2-0 una partita interpretata in maniera esemplare, poi di colpo la rasoiata che ti devasta. L'avevano capito subito che quello di Moro era un malore gravissimo, anche in mezzo al campo gesti di disperazione, pianti, occhi stralunati, sguardi persi nel vuoto.

TUTTI IN OSPEDALE - Quando l'ambulanza ha portato via Piermario nessuno sapeva cosa fare, poi l'arbitro li ha spediti dentro e tutti a cambiarsi con il cuore in gola e la testa in subbuglio. Quando sono arrivati in ospedale il timore di ricevere la ferale notizia si è concretizzato, d'altronde le facce dei presenti non promettevano nulla di buono. Poi il tremendo annuncio. Ognuno ha reagito a modo suo, impossibile per i dirigenti riuscire a contenere il fiume di rabbia e dolore. C'era tanta solidarietà dai pescaresi, giocatori e tifosi, ma non poteva bastare. Mazzoni si è appoggiato a un muro, sigaretta in mano, sguardo inebetito. Bernacci e Dionisi un fiume di lacrime, Lambrughi ha quasi forzato il blocco della polizia all'ingresso per correre da Morosini: lo hanno fatto passare, poi è stato il dolore a ricacciarlo indietro. Allucinata l'espressione del tecnico Armando Madonna:  «Un dramma, non ho parole». Piermario era amico del figlio Nicola, sono tutti bergamaschi. La breve vita di Morosini non è mai stata fortunata a dispetto della invidiabile professione. La mamma Camilla morì nel 2001 quando lui era ancora minorenne, poi nel 2003 lo lasciò anche papà Aldo per problemi cardiaci. Ultimamente è scomparso in circostanze tragiche anche il fratellino, che si è tolto la vita lanciandosi da un palazzo. Resta solo una sorella diversamente abile. Particolari che rendono ancora più terrificante la vicenda

I TIFOSI - Poche ore dopo la sua morte i tifosi del Livorno hanno esposto uno striscione davanti allo stadio:  “Hai lottato fino alla fine, ciao grande Moro”. Anche quelli del Pescara si sono stretti intorno al Livorno. In molti sono accorsi in ospedale con un lenzuolo appena vergato:  “Forza Morosini, la nord è con te”. Speravano che potesse farcela, hanno atteso in religioso silenzio, poi hanno abbracciato e applaudito i giocatori livornesi orfani di un compagno così amato. Paulinho in lacrime lo ricordava con Togni, insieme a lui a Sorrento lo scorso anno.  «Un ragazzo buonissimo, un professionista esemplare, non fumava, non beveva, come è possibile?» A rivelarlo è lo stesso centrocampista pescarese, scosso come tutti. Come Anania, che confessa di avere paura perché  «quello che è successo non è normale».

CITTÀ FERITA - Pescara adesso è la capitale del dolore. L'incredulità sovrasta tutto l'ambiente ad appena due settimane dell'altra tragedia, la morte dell'ex portiere e collaboratore biancazzurro Franco Mancini. In questo stesso stadio si pianse nell'ultima partita interna, quella contro il Bari a meno di 24 ore dalla scomparsa di Mancini, e si piange adesso. La gente stenta a credere di aver dovuto assistere a questi due drammi a distanza così ravvicinata. Il tecnico Zeman è sotto choc, ammutolito. Morosini gli è crollato davanti agli occhi, ha capito subito che un altro trauma stava per sovrastare lui e l'intero mondo del calcio. Tra l'altro Pescara è anche la città di Renato Curi, che morì il 30 ottobre 1977 durante Perugia-Juventus. Aveva praticamente la stessa età di Piermario, che all'epoca non era ancora nato. Adesso sono accomunati dallo stesso terribile destino.

FONTE: CORRIERE DELLO SPORT
 

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di Luigi Russo Spena
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