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Abete: "Bisogna aumentare i defribillatori"

Morosini, Prandelli: "Il calcio deve porsi numerosi interrogativi"

Lunghissimo applauso ha accompagnato l'uscita del feretro

Morosini, Prandelli: 'Il calcio deve porsi numerosi interrogativi'
19/04/2012, 13:04

«Davvero Mario è nei nostri cuori. Io non ho paura e siamo qui non solo per Mario ma con Mario». Con queste parole Don Luciano Manenti ha dato inizio ai funerali di Piermario Morosini all'interno della chiesa di San Gregorio Barbarigo a Bergamo. Fuori un centinaio di ultras dell'Atalanta hanno scandito il nome di Morosini e hanno a lungo applaudito quando di fronte alla chiesa di Monterosso sono arrivati i pullman con a bordo le squadre di Atalanta e Udinese, due delle squadre dove ha militato il centrocampista morto sabato scorso. In quegli istanti, hanno cominciato a suonare a lutto le campane. Prima della squadra, erano arrivati in chiesa il presidente dell'Atalanta Antonio Percassi e Pierpaolo Marino. Presenti anche i vertici della Federcalcio. Oltre al presidente, Giancarlo Abete, ed al commissario tecnico della Nazionale, Cesare Prandelli, e quello dell'Under 21, Ciro Ferrara, con loro sono entrati in chiesa senza parlare anche l'amministratore delegato dell'Inter, Ernesto Paolillo, il direttore sportivo del Milan, Ariedo Braida, l'amministratore delegato della Juventus, Beppe Marotta, l'allenatore del Parma, Roberto Donadoni, il presidente della Lega Pro, Mario Macalli e Bernd Fisa, collaboratore del presidente della Fifa Joseph Blatter. In prima fila, ciò che restava della famiglia dello sfortunato calciatore. La sua fidanzata, Anna, è stata tra i primi ad entrare in chiesa questa mattina. La città natale di Morosini si è fermata ed è avvolta da un velo di profonda tristezza. Oltre cinquemila tifosi sono arrivati in nottata e molti altri stanno assistendo alla cerimonia funebre dai maxi schermi allestiti. La chiesa può contenere cinquecento posti, di cui duecento riservati agli esponenti delle società sportive. Al termine dei funerali, il feretro è stato trasportato dai suoi amici fuori dalla chiesa accompagnato da un lunghissimo applauso, tra le lacrime e gli abbracci tra amici, familiari e don Luciano Manenti, che ha celebrato il funerale. Centinaia i tifosi all'esterno mischiati fra loro e perlopiù delle squadre in cui ha giocato Morosini (Livorno, Pescara, Atalanta, Vicenza e Udinese), hanno acceso fumogeni e intonato cori facendo sentire la loro presenza. La salma sarà adesso portata al cimitero monumentale di Bergamo. Sul feretro è stata posata anche la maglietta numero 8 dell'Atalanta con il nome di Morosini.

Le canzoni di Ligabue - Due canzoni di Ligabue sono state suonate nella chiesa di San Gregorio Barbarigo, dove si è appena conclusa la cerimonia funebre per Piermario Morosini. Sono “Il giorno di dolore che uno ha” e “Non è tempo per noi”. «I giovani guardino a te come modello di giovane che sa tradurre la gioia perché la possiedi dentro, nonostante tutte le prove che la vita ti ha riservato. Portatelo nel cuore come modello di riferimento», ha detto di Piermario don Romeo Luiselli, parroco di Monterosso.

Le parole di Prandelli - «Di fronte a questa tragedia il calcio deve porsi degli interrogativi. Medicina sportiva e prevenzione in Italia sono all'avanguardia, ma si può migliorare». Questa la riflessione del ct della Nazionale, Cesare Prandelli, al termine dei funerali di Piermario Morosini. «Mario ha fatto il miracolo di unire tutte le bandiere che durante la settimana e a ogni partita di calcio sono una contro l'altra», ha aggiunto Prandelli sottolineando che il giovane, morto sabato scorso a soli 25 anni, «ha insegnato che si può affrontare le difficoltà della vita sempre con il sorriso».

Il commento di Abete - «Bisogna aumentare i defibrillatori a disposizione per rispondere alle esigenze immediate in campo». Lo ha sottolineato il presidente della Figc, Giancarlo Abete, al termine dei funerali di Piermario Morosini. «Il fatto di essere all'avanguardia non significa che la medicina sportiva italiana non possa migliorare - ha spiegato - in Italia ci sono 81 mila squadre, bisogna pensare non solo ai professionisti, ma serve uno sforzo in più per l'immenso mondo dei dilettanti e delle giovanili».

Lo zio - Abramo Ferrari, lo zio di Piermario Morosini, si è inginocchiato e raccolto in preghiera a fianco al feretro del giocatore. Momenti di grande commozione e di disperazione durante le esequie tra i familiari e gli amici che si sono tenuti per mano stringendo la foto del ragazzo quando era sorridente e felice. Sulla bara la maglietta con la quale giocava, quella del Livorno, la numero 25 e il vangelo aperto alla pagina che racconta la Pasqua di resurrezione (lo stesso che è stato letto durante il funerale). Tantissimi i fiori attorno alla bara, cestini di rose rosse, gialle e bianche. In tutto, i familiari e gli amici più stretti sono una quarantina.

Madre fidanzata - «Abbiamo perso un figlio e un fratello, il dolore è grande ma sappiamo che non ci vuoi tristi ma con il sorriso, quel sorriso che illuminava sempre tuo viso». E’ questo il ricordo di Mariella Vavassori, la madre di Anna, fidanzata di Piermario Morosini, nel corso del funerale del giovane giocatore del Livorno. «Ciao Mario, ti ringraziamo della presenza nella nostra vita - ha detto Mariella Vavassori - ci hai insegnato tanto, hai reso i nostri cuori più veri e leali, liberi come eri tu». «Ti ringraziamo per aver donato tanto amore alla nostra Anna - ha concluso - ti chiedo solo un favore, chiamami Mariella e non più signora, almeno quando mi chiamerai dal cielo».

Il messaggio del vescovo di Bergamo - «Carissimi, è mio desiderio raggiungervi con un pensiero. Sto pensando a chi è stato toccato da questa tragedia, alla sua famiglia, alla sua fidanzata Anna, alla sua squadra, a tutti gli sportivi e gli uomini che lo portano nel cuore. È diventato un figlio e un fratello di molti, è diventato normale provare compassione per una storia così particolare, eppure c'è qualcosa d'altro. Piermario era conosciuto da altri, da se stesso oltre che da dio. Le sue qualità si sono diffuse con la sua sofferenza prima e la morte poi». È stato questo il messaggio del vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, che è stato letto in chiesa durante la cerimonia funebre.

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di Veronica Riefolo
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