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LO SCRIVE LA GAZZETTA

Morte Mancini, il dolore di Zeman


Morte Mancini, il dolore di Zeman
01/04/2012, 11:04

Zeman è distrutto. Come la sua squadra, il club, la tifoseria. La scomparsa di Franco Mancini, preparatore dei portieri del Pescara ma per anni numero uno di fiducia del tecnico, ha iniettato dolore sul primo sabato di tiepido tepore estivo. «È come avessi perso un figlio», ha sussurrato il boemo al presidente Sebastiani, mentre in mattinata la squadra rendeva omaggio alla salma nella sala mortuaria allestita nell’ospedale cittadino. Zeman è ancora chiuso nel suo silenzio stampa che, iniziato nel dopo gara di Ascoli per mere questioni sportive, è impregnato oggi anche del tremendo dolore che procura la morte. Occhi gonfi, lucidi e le rughe che sembrano moltiplicatesi danno l’immagine d’un allenatore ferito negli affetti più cari.

Una maglia Da accapponare la pelle il saluto che lo stadio Adriatico ha regalato in ricordo dell’ex portiere. Sullo scranno di fianco alla panchina, dove pendeva posto normalmente Mancini, s’è seduto il figlio Francesco Pio. Arrivato come ogni fine settimana con la mamma Chiara e il fratello Alessandro, s’aspettava di salutare il papà, non di trovarsi al centro dell’attenzione in una bolgia, con ventimila spettatori. Tutti ad applaudirlo «in nome del padre», poi in religioso silenzio nel minuto di raccoglimento mentre mostravano al mondo uno striscione: «Grande persona, un vuoto immenso, il nostro dolore in questo silenzio. Ciao Franco». Anche Abodi, presidente di Lega B, ha rincuorato Mancini jr, mentre l’intera squadra gli si stringeva intorno, interrompendo il riscaldamento, per regalargli una maglia con il numero uno, la scritta Mancio sulla schiena, autografata da tutti. C’era anche Bob Marley in questo pomeriggio triste come la pece, col suo reggae e le suggestioni di «one love», pezzo che Psyco, come lo avevano ribattezzato a Napoli, adorava e suonava con la band di amici. Quando è comparso il suo viso nel mega schermo dello stadio, anche in tribuna stampa è comparsa qualche lacrima.

Funerali Domani mattina, nella cattedrale di Manfredonia, il mondo di Mancini si radunerà per dargli l’ultimo saluto. Zeman, e la squadra, arriveranno in pullman, per poi tornare ad allenarsi nel pomeriggio. Ma già ieri mattina Insigne, Immobile, Sansovini, Cascione sono rimasti sconcertati nel vedere adagiato nella bara, con giacca e stemma della divisa sociale, un amico che cullava, con loro, il sogno serie A. «Il merito d’un bel po’ di gol che ho segnato è anche suo—ammette Immobile —. Come comportarsi quando sei davanti al portiere in uscita l’ho imparato un po’ anche da Mancio». Ciro gli ha dedicato il gol al Bari, servitogli solo per rimpinguare la classifica goleador. Alessandro Del Piero su Twitter ha ricordato come Mancini fosse stato il primo portiere da dover bucare, in gara, e come la sua scomparsa l’avesse profondamente ferito. Il presidente Sebastiani è commosso: «Diceva che si sentiva in famiglia, per noi è morto un parente stretto». Sansovini lo ricorda ancora parare negli allenamenti: «Si vedeva che era impostato da grande portiere». Mancio saluta, Pescara e il mondo del calcio si ritrovano col cuore spezzato. «Grande persona, un vuoto immenso il nostro dolore in questo silenzio: ciao Franco».

FONTE: GAZZETTA DELLO SPORT
 

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di Luigi Russo Spena
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