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MOTO, TECNICI EMERGENTI: C'E' CAPOTOSTI


MOTO, TECNICI EMERGENTI: C'E' CAPOTOSTI
25/07/2008, 08:07

Il mondo delle competizioni su 2 ruote d’oggi è una realtà dove poco spazio viene lasciato all’inventiva ed alla fantasia. In un’epoca dove i computer e l’elettronica la fanno da padrone, e tutto sembra programmato, c’è ancora però chi con il proprio estro riesce a fare la differenza, e consente a chi guida delle moto sulla carta inferiori a quelle degli avversari, di lottare per il gradino più alto del podio. Tra i tecnici emergenti si segnala per i risultati ottenuti dalle moto che sono sottoposte alla sua “cura” il napoletano Gianluca Colatosti, che ha saputo conquistare la fiducia di molti piloti impegnati nei diversi campionati italiani di velocità, fino a divenire il punto di riferimento dalle sue parti della bolognese “Mupo”. Se l’anno scorso la vittoria di Giuliano Gregoriani nella Coppa Italia 600 Stock è stata una piacevole, ma inaspettata sorpresa, oggi le vittorie d’Antonio Loviero nella Premier National Cup, e di Francesco Collella nella Coppa Italia, sono il frutto di un lavoro basato sulla competenza unita alla fantasia, anche se questo termine abbinato alle gare può sembrare fuori luogo. Colatosti ci spiega come interviene per rendere più performanti le moto che segue: “ Le moto di serie oggi hanno già dei livelli altissimi di competitività, ma trattandosi pur sempre di veicoli prodotti in grosse quantità, ci sono dei margini di lavorazione, perché costruire una moto curata in ogni minimo dettaglio sarebbe troppo dispendioso, e quindi ci sono dei compromessi – dice l’elaboratore – bisogna innanzitutto tenere d’occhio il regolamento cosa prescrive in merito agli interventi permessi. In generale “lavoro di fino”, per raggiungere la maggiore guidabilità – continua Colatosti – la ricerca della potenza fine a se stessa non serve perché avere a disposizione tanti cavalli, non sempre coincide con la possibilità di poterli scaricare a tutti senza rendere ingestibile il mezzo. E’ ovvio che bisogna raggiungere il giusto equilibrio tra motore, ciclistica, gomme e pilota, ma questo non sempre è possibile, perché la coperta non sarà mai lunga abbastanza per coprire tutto. Ed è qui che il ruolo del tecnico diventa fondamentale, proprio in vista del miglior compromesso – conclude – Colella ha vinto una gara sul tracciato di Magione, nonostante guidasse una R6 del 2005, sulla carta inferiore a quella degli altri piloti”. Questi non avevano fatto i conti con l’asso nella manica di Colatosti….

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di Alfredo di Costanzo
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