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MotoGp: la pagella 2013 del Dicos


MotoGp: la pagella 2013 del Dicos
27/12/2013, 21:36

MARC MARQUEZ 9,5: Nell’anno dell’esordio, a soli vent’anni, si laurea campione del mondo. E’ il più giovane pilota di tutti i tempi a mettere in bacheca titolo della classe regina. Sul fatto che il ragazzo di Cervera era un fenomeno, nessuno dubitava. Sulle capacità di salire sei volte sul gradino più alto del podio, d’essere costante tutto l’anno ed indossare le vesti del campione già alla prima stagione nella MotoGp, beh personalmente avevo dei dubbi. E’ stato bravo nel guidare al limite la migliore moto senza commettere troppi errori. E’ stato fortunato quando, nonostante le numerose cadute in prova, non ha riportato grossi traumi; si sa audaces fortuna iuvat. C’è chi dice che Marc raccoglierebbe il testimone di qualcuno; io credo, invece, che lui non sia l’erede di nessuno, e che sia semplicemente se stesso, una nuova stella nel firmamento dei campioni, che brilla di luce propria. Non gli assegno il pieno voto perché ha sulla coscienza l’azione d’Aragon, che ha messo fuori pista e dalla lotta finale il compagno Dani Pedrosa. Marquez ha una guida molto bella da vedere, ma spesso cade nell’errore di considerare gli avversari dei semplici oggetti da superare. Capisco la foga del giovane rampante, ma bisogna che impari a rispettare di più i colleghi; con quei mostri di potenza non si scherza. Fenomeno!

 

JORGE LORENZO 10: Il Magnifico è costretto ad abdicare il suo titolo, ma lo fa con l’onore delle armi. La sua M1 non sempre si è mostrata all’altezza delle rivali di Tokyo, circostanza per lui mai camuffata in una scusa; anzi ha trasformato la superiorità della Honda in stimolo a fare meglio. Otto vittorie ed altri sei podi, sono il suo bottino finale. Per la riconferma gli è mancato un pizzico di lungimiranza in prova, quando ha rischiato laddove non era il caso, ed un pizzico di fortuna, perché a quasi ogni scivolata ha riportato traumi importanti. Il maiorchino a mio parere, è stato il pilota che ha espresso la migliore guida, il più bravo del gruppo. Certo nell’albo d’oro il suo nome comparirà al secondo posto, ma in molti cuori a svettare è stato lui. Applausi!

 

DANI PEDROSA 8,5: Ottava stagione in Hrc ed ancora nessun titolo. Questa volta, però, la delusione è maggiore, perché le ha prese dall’esordiente “teammate”. Certo l’episodio d’Aragon ha pesato come un macigno sulla pratica iridata, ma quando si è trattato di sferrare la zampata vincente, Dani ha preferito comportarsi da ragioniere. E’ vero che i conti si fanno alla fine, ma questi abbisognano di molti punteggi pieni e di pieno, anche nel 2013 c’è stato solo il sacco della sfortuna. Resta, comunque, un signor pilota, esempio stilistico perfetto per le giovani generazioni. Perdente di lusso!

 

VALENTINO ROSSI 4: Hanno fatto credere che tra lui e la vittoria c’era una Ducati di troppo. Hanno fatto credere che con la sua moto (non quella del proclama datato febbraio 2012), la M1, la musica sarebbe cambiata. Hanno fatto credere, a fine stagione, che i risultati non all’altezza di un pilota ufficiale, che guida una delle quattro moto buone, sono stati colpa di un Jeremy Burgess (sigh!) non in sintonia con la centralina. Attenzione, non confondete la centralina della M1 numero 46 con quella della wild card numero 46; quest’ultima deve resettarsi, perché dopo due anni desmodromici si perde il vizio della vittoria (a parità di moto nel 2010 infatti…). Per conferma chiedere a tal Casey Stoner che dopo quattro anni di Ducati ha…..No, guai a scrivere certe verità. Tranne la parentesi olandese, la vittoria per Mister 9 volte è stata una chimera condita da medaglie di legno. Quali le cause? Di sicuro non la moto, visto che Jorge ha tagliato per primo il traguardo ben otto volte. Gli anni? No, anche perché quando era lui il ventenne di turno, nessuno diceva che le sconfitte dei trentenni erano colpa delle primavere sulle spalle. La causa è una sola: non va. Ho mal digerito le gratuite ed inopportune frecciatine al curaro alla ex casa datrice di, se non erro, ventinove milioni di euro d’ingaggio. Lo stile i piloti, dovrebbero averlo non solo tra i cordoli; in fondo, poi, non capisce (o non gli fanno capire) che nel dire certe cose, finisce con lo screditare se stesso. Non era lui il pilota che guidava sopra i problemi, grande collaudatore, che primeggiava a prescindere la moto? Se è vero, come lui stesso ha affermato, che è il pilota a fare la differenza, spieghi, senza rivangare il passato, in cosa non ha differenziato quest’anno. Il futuro? Ha sostituito Burgess (un mostro sacro, che ha detto sempre quello che pensa) con Galbusera e promette battaglia per il 2014; vedremo. E’ vero che ciò che ha fatto ed i titoli rimarranno sempre; questi ultimi quattro anni, però, mettono luce sul come. Legnato!

 

CAL CRUTCHOLW 6,5: L’inizio di stagione è interessante e riesce a tenere testa anche ad una delle due Yamaha ufficiali. Si perde dopo aver firmato il contratto con la Ducati. La Ducati porta così male o? Fate vobis!

 

DUO DOVI-NICKY 4: D’accordo la moto è, in sostanza, quella del 2013, ma, sinceramente, mi aspettavo maggiore cattiveria agonistica dai due. Più volte, invece, ho visto tirare i remi in barca prima ancora che questa toccasse acqua. In particolare, il Dovi era, ed è, per me un uomo giusto per guidare lo sviluppo della Desmosedici. In gara, però, non è stato in grado di fare la differenza, non solo con gli avversari delle altre marche, ma anche con i colleghi di casa. Arrendevoli!

 

HONDA 10: Veloce, tecnologica, camaleontica, semplicemente la migliore.

 

YAMAHA 8,5: Altalenante, qualche volta carente di cavalleria, non è riuscita a “cambiare” come la rivale giapponese.

 

DUCATI 3: Chi è causa del proprio male, pianga se stesso.

 

BUSINESS: Che lo sport sia anche business, questo è chiaro e va bene. Che lo sport diventi solo business, beh, questo non va bene. Vuoi gareggiare? Prima di dimostrare quanto sei bravo, devi mostrare quanti soldi hai nella borsa, altrimenti nisba. C’è una gallina le cui uova sono d’oro per il circus? Bene, che si preservi la sua integrità, anche a scapito di chi merita di stare al suo posto, ma non depone uova. In passato c’erano gli “utili idioti dell’Occidente”, ossia quei giornalisti e quei viaggiatori occidentali che decantavano, nelle loro terre, le magnifiche sorti dell’Unione Sovietica. Oggi la categoria degli idioti c’è sempre, ed alcuni di loro si sono specializzati nella ricerca di scuse. Una scusa di qua, una di là, ed ecco che si trova modo per tirare a campare e continuare un altro anno. In fondo, l’uovo fa bene, no?

 

 

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di Alfredo Di Costanzo
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