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Napoli, è tempo di bilanci: mai dire fallimento...


Napoli, è tempo di bilanci: mai dire fallimento...
14/05/2012, 11:05

Tiriamo una bella riga, sommiamo tutto e arriviamo al totale: è tempo di bilanci. L’esito della finale di Coppa Italia con la Juve, infatti, non cambierà più di tanto il giudizio sulla stagione del Napoli. Per diversi motivi.
1.       Che si vinca o che si perda, nella prossima stagione gli azzurri saranno in Europa League, anche se è ancora da scoprire da quale punto del torneo partiranno. Se vincesse la Coppa, il Napoli avrebbe a disposizione una decina di giorni in più di vacanza e un turno preliminare in meno da disputare. In caso contrario, gli azzurri inizieranno prima, con un turno eliminatorio a fine agosto.
2.       Sarebbe estremamente ingeneroso, inoltre, fare valutazioni in base al risultato della gara con la Juventus. Se qualcun altro ci provasse, quest’anno, cadrebbe in depressione, visto che nessuno l’ha mai battuta in 42 partite tra campionato e coppa.
3.       Per quanto alzare un trofeo al cielo sia il sogno dei tifosi partenopei, non saranno gli ultimi 90 minuti della stagione a rendere eccezionale o fallimentare una stagione che, secondo noi, resta buona.
 
Ovvio, qualche problema c’è stato. E’ innegabile, sarebbe delittuoso asserire il contrario. Ma che il Napoli avrebbe perso qualche punto rispetto allo scorso anno era ampiamente preventivabile, vista la partecipazione alla Champions, molto più dura e dispendiosa dell’Europa League disputata lo scorso anno.
In quella che De Laurentiis ha più volte definito “coppetta”, gli azzurri scendevano in campo spesso con le seconde linee o, comunque, facendo ampio ricorso al turn-over. Cosa che nella massima competizione continentale, attesa da decenni, non si poteva certo fare.
Quello che ha sorpreso, in realtà, è che la banda Mazzarri ha sofferto di più nella fase post-natalizia, proprio quando il doppio impegno è venuto a mancare. Per innumerevoli problemi, che andremo ad affrontare singolarmente nelle prossime ore con una serie di “Focus”.
Problemi che, ripetiamo, hanno certamente condizionato il cammino di Lavezzi e compagni in questa difficile stagione, caratterizzata da una scarsa continuità e da un calo atletico generale che mai nell’era Mazzarri s’era palesato, ma che non possono certo giustificare le troppe critiche piovute addosso a tecnico, società e giocatori, indicati come responsabili di un fallimento.
Un fallimento che non c’è, anche perché questa parola a Napoli la conosciamo bene, purtroppo. E viverlo non è poi così complicato: basta alzare il monte-ingaggi, non badare più a produrre ricchezza, acquistare giocatori già fatti, esperti e con stipendi importanti. E poi andare male, magari per sfortuna. E retrocedere, per poi trovarsi in una situazione economica irreparabile.
Anche quella volta c’erano stati gli Europei, era il 2000-2001. Il Napoli veniva dalla B, ritenne Novellino e Schwoch uomini di categoria, non adatti al salto. Si innamorò di giocatori in giro per il mondo, tutti nazionali ed esperti, con ingaggi importanti e costi incredibili. Da Vidigal a Husain, da Amoruso a Sesa e Saber. Solo con questi 5 acquisti il club partenopeo spese tutti e 60 i miliardi allora gentilmente offerti da Stream, se non andiamo errati. La squadra fallì sul campo e le conseguenze di quelle mosse scellerate le ha pagate una città intera, per tanti, difficilissimi, anni.
Oggi qualcuno vede come unica soluzione l’acquisto di tanti giocatori, esperti e di fama internazionale. Nesuno vuole i giovani di belle speranze. Dimenticando che così, con i “prospetti” (come amava chiamarli Pierpaolo Marino), il Napoli ha raggiunto i risultati che hanno fatto stropicciare gli occhi ad un’intera città. Così ha fatto anche l’Udinese, applicando una strategia tecnico-finanziaria da applausi.
Ora c’è la finale, la madre di tutte le partite: Napoli-Juventus. Poi arriva l’estate e De Laurentiis, quasi certamente avvalendosi dell’esperienza di Mazzarri e dell’aiuto di Bigon, farà di tutto per tenere i migliori e aggiungere altri tasselli ad una rosa che necessita di rinforzi. Forse troppi, visti i tanti soldi spesi e i dieci giocatori arrivati in azzurro quest’anno.
Ma di questo, al limite, andrebbe chiesto il conto a Bigon, il cui lavoro, per ora, è stato quantomeno sfortunato. Così come, a differenza dello scorso anno, lo è stato il Napoli, in diverse circostanze.

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di Pietroalessio di Majo
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