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Nessuna impresa, "solo" lavoro ben svolto

Napoli: bene il pareggio, ma bisognava osare di più


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Napoli: bene il pareggio, ma bisognava osare di più
15/04/2013, 08:28

Un pareggio era il minimo che si potesse sperare ed è arrivato. Il Napoli ha scacciato il Milan ed ha ipotecato con tranquillità il secondo posto che vale l’accesso diretto in Champions tenendosi a 4 punti di lunghezze dal diavoletto rossonero. Un ottimo risultato che lascia con l’amaro in bocca tutti i 7000 tifosi azzurri accorsi allo stadio Meazza che, insieme al mister Mazzarri, speravano in una vittoria storica dopo l’espulsione sacrosanta di Flamini dal terreno di gioco. E mentre molti non fanno altro che recriminare il rigore, c’è chi non bada alla pessima condizione fisica e mentale di Britos senza il quale il Napoli non avrebbe subito il goal che poi ha rimontato successivamente. E mentre Mazzarri non ha voluto inserire sul terreno di gioco Armero dal primo minuto, preferendogli Zuniga passato a destra dopo l’ingresso del suo collega colombiano pagando lo scotto del goal subito, Allegri ha fatto i conti con una squadra sfiduciata e non pronta per la conferma di diritto in Europa. E mentre tutti i tifosi azzurri si erano inaspriti nei confronti di Goran Pandev, il giocatore macedone ha dimostrato di essere sempre un fuoriclasse che nei momenti difficili risolve situazioni che altri giocatori, vedi Cavani, non sono in grado di sbloccare vuoi per motivi personali vuoi per la troppa foga nel non voler sbagliare, ma un dato è certo: meno passaggi al Matador e più gioco per una squadra che oramai si era ridotta esclusivamente ai lanci lunghi sul proprio giocatore. Grande lode da tessere per i due centrocampisti Bherami e Dzemaili, che se sommati valgono quanto Inler, ma hanno dimostrato di essere davvero migliori e poi distinti dalla pseudo figura di metronomo affibbiata immeritatamente ad inizio campionato al giocatore svizzerro acquistato per 18 milioni di euro dall’Udinese.  Inutile dire che  il campionato sta per volgere al termine ed ora ci tocca tifare Lazio, prima, e Milan poi per vedere la vecchia signora perdere terreno e colpirla con un colpo gobbo e continuare a sognare per quella che può essere chiamata “impresa”.

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di Livio Varriale
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