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IL POCHO

"Napoli, cresceremo e vinceremo insieme"


'Napoli, cresceremo e vinceremo insieme'
24/05/2010, 14:05

In una lunga intervista sull'edizione odierna del quotidiano "Il Mattino", Ezequiel Lavezzi ha parlato di tutto: della delusione per l'esclusione dal prossimo mondiale, del piccolo rammarico per non aver raggiunto la Champions con la maglia azzurra, della sua voglia di vincere, del contratto e delle sua infanzia.
"Per la verità, non è stata la mia più bella stagione perché ritengo di aver avuto un rendimento migliore, più continuo, nel primo campionato a Napoli. Quest’anno ho avuto un infortunio, dal quale mi sono ripreso bene, e le successive prestazioni mi hanno aiutato ad essere preso in considerazione dall'Argentina. Il Mondiale è un sogno per tutti i calciatori, anche mio, e continuerà ad esserlo. Ho accettato la decisione di Maradona con grande serenità. Ero tranquillo e sono rimasto tranquillo perché ho lavorato nel miglior modo possibile, con la massima attenzione e concentrazione. Ho fatto la mia parte e ovviamente non toccava a me scegliere." L'Argentina in attacco ha grandi nomi. "Abbiamo il migliore attaccante al mondo, Messi, e gli altri sono tutti fortissimi. Io ho fatto tutto bene con il Napoli, dal primo allenamento della stagione in poi, ed ecco perché non posso avere rimpianti. Tiferò per l'Argentina, ci presenteremo ai Mondiali con grandissimi giocatori per vincere. Ma ci sono anche Brasile, Italia, Inghilterra, Germania, squadre che hanno grande personalità: hanno spesso vinto la Coppa e saranno sicure protagoniste. Con Maradona abbiamo una buonissima relazione che va al di là del calcio. Diego si è sempre messo a mia disposizione in tutto e per tutto, dandomi preziosi consigli, da quando è commissario tecnico della Seleccion." Un in bocca al lupo ai suoi compagni che di squadra che invece andranno al mondiale. "Un giusto riconoscimento dopo una stagione positiva da parte loro come degli altri compagni"
L'Europa raggiunta con il Napoli alla fine di questa stagione è un traguardo che soddisfa il Pocho, ma qualche rimpianto Champions c'è ancora.
"Da professionista, punto sempre al massimo. Non siamo riusciti ad arrivare in Champions League perché non abbiamo avuto la regolarità di rendimento di altre squadre: siamo stati condizionati da un calo che non ci ha consentito di essere al passo della Sampdoria o del Palermo, le squadre che si sono giocate il quarto posto in classifica fino all’ultima giornata. Quando si cambia allenatore, ci sono sempre grandi aspettative, soprattutto da parte di coloro che giocano meno. L’arrivo di Mazzarri non ha creato contraccolpi negativi, anzi. Il tecnico è stato bravo sotto questo aspetto: ha dato fiducia al gruppo."
La voglia di vincere è sempre più forte.
"Vorrei raggiungere obiettivi più importanti, ma non sotto l'aspetto personale. Se io segno venti gol e gli altri in tutto quattro, non è un bene per la squadra. Però, certo, vorrei finalmente arrivare in doppia cifra, magari ai 17, quelli che ho segnato con l'Estudiantes nel mio primo campionato professionistico in Argentina. Era la stagione 2003-2004."
Il tridente è una soluzione che piace a Lavezzi?
"Dipende dalle situazioni e da come viene sistemata la squadra in campo: la valutazione spetta all’allenatore. Per l'attacco io ho indicato Pazzini perchè un calciatore che conosce bene il campionato italiano, e qui ha già fatto cose importanti, rispetto ad altri che non giocano in serie A e avrebbero bisogno di un periodo di ambientamento, o ad altri che sono arrivati da poco tempo."
Tanta gioia per come stanno andando le cose con il Napoli, ma la squadra azzurra deve ancora crescere.
"Il Napoli ha una grande storia, come il mondo sa, ma per essere grande fino in fondo un club deve crescere sotto tutti gli aspetti, non solo quello calcistico. Ecco, il Napoli deve avere una grande società più che una grande squadra. Non si può certo programmare lo scudetto a tavolino, ma il giorno che lo vinco smetto di giocare. A volte, il campo dà risposte differenti da quelle attese. Si può spendere tanto e non ottenere risultati: date un’occhiata a quanto è accaduto alla Juve nell’ultima stagione. Bisogna dimostrare il proprio valore con i fatti e non con le parole. Il Napoli ha tutto per diventare una squadra ancor più forte, ma nel calcio non si sa mai. Dobbiamo gestire meglio le partite. Andiamo a mille all'ora, però a volte è opportuno difendere il risultato: penso ai punti persi in casa contro Fiorentina e Parma proprio negli ultimi minuti. Ecco, serve un po' più di esperienza sotto questo aspetto".
I problemi della scorsa estate sono solo un brutto ricordo.
"Io non ho mai parlato di questa vicenda. Si erano creati problemi, però non mi hanno distratto dal lavoro quotidiano. Ho continuato ad allenarmi e a giocare, quello che un professionista deve fare. Non posso dire che resterò a Napoli per sempre, questo lo so, la vita di un calciatore è breve. Dico la verità, non posso raccontare bugie ai tifosi. Oggi qui sto benissimo. Napoli è una seconda casa, però la mia vita è in Argentina. Ho una famiglia e certe scelte vanno condivise con chi vive accanto a me. La gente chiede tanto dalla squadra. Io sono un argentino, non un napoletano, però anch'io voglio tanto da me stesso e dal Napoli."
Infine una parola sulla sua infanzia, sull'Argentina e sull'associazione di volontariato ANSUR.
"Io non ho avuto un’infanzia facile e vorrei aiutare bambini che non sono stati fortunati come molti coetanei. Un gesto può essere importante. Non tutti hanno potuto avere una chance come quella che è capitata a me grazie al calcio. L'Argentina è un paese che ha tanti problemi. Il calcio non li risolve, però può aiutare le persone a sorridere. Io credo che nel mio Paese come a Napoli un pallone possa rendere felice un bambino che non riesce ad avere neanche un giocattolo. È questa la mia speranza".

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di Marco Marino
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