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L'AUTOBIOGRAFIA

"Napoli, la squadra che Dio aveva scelto per me"


'Napoli, la squadra che Dio aveva scelto per me'
12/03/2011, 13:03

Edinson Cavani, l’Anti-Eroe. Non un maledetto, niente vita spericolata, alcol e locali sono le parole tabù. In Quello che ho nel cuore parla di Dio, famiglia, umiltà. "La mia infanzia è stata tranquilla e spensierata, vissuta in modo sano e genuino". Si racconta, un’altalena tra Bibbia e pallone: tra le pagine di un libro trova la dimensione per aprire il guscio dei segreti più intimi. Emerge il ragazzo che corre e prega, segna e studia, piange e sogna, per nulla distratto dai milioni e dal successo. Pedalava il Pelato, così lo chiamavano da bambino a Salto (paesino dell’Uruguay ai confini con l’Argentina), perché portava i capelli corti per comodità: anche 5 chilometri in bicicletta per arrivare al campo. Scuole salesiane, gli inizi nel calcio a 5, l’esempio del padre Luis, il fratello Walter calciatore come modello, Batistuta il mito d’infanzia. Il mondo di Edinson in 96 pagine.
La Fede - Gli allenamenti e la preghiera, una famiglia solida e l’amore per la moglie Sole. "Mi chiedono se appartengo a un’associazione: io appartengo a Gesù". La fede significa sacrificio: "E’ dare tutto per i compagni, anche se significa ripiegare e ripartire per 75 metri". Abitua alla sofferenza: dopo due gravi infortuni (ginocchio e caviglia) "ho sperimentato l’aiuto del Signore, potevano risultare fatali alla mia carriera". Poi sembra scrivere quasi sottovoce: "Sono molto severo con me stesso, il non è possibile non appartiene al mio vocabolario".
Il padre - Luis: l’amico, il complice, il sacerdote calcistico. "Per i Cavani il calcio è questione di famiglia: a 4 anni, a Salto, durante gli allenamenti di mio padre presi un pallone e improvvisamente dribbling e tiri". A 5 anni il papà lo avvicina al calcetto, a 14 il calcio a 11: "Non ho mai voluto fare altro, quando il mister mi provò attaccante, ci presi gusto, iniziai a segnare e non mi fermai più".
L’Italia - "Nelle mie vene scorre sangue italiano". Nonno-Cavani nacque a Maranello, emigrato a 3 anni in Uruguay. L’Italia apre le frontiere all’Edinson diciassettenne al torneo di Viareggio, tesserato con il Danubio. "Sognavo di tornare in Italia". Accadrà nel 2007, a Palermo, città per la quale ha "un debito di riconoscenza". Uruguay-Italia solo andata: "Qui mi sono sentito subito a casa mia".
Respiro calcio - Sul vangelo dell’Edinson bambino c’è scritto: "Io sono nato calciatore. Prima d’imparare a camminare inseguivo una palla. In Uruguay ogni cento metri c’è un campo d’erba o di sabbia". Il calcio è tutto, "perfino l’aria che respiro è piena del calcio. Ma la sfida non è tra me e gli altri, ma con me stesso, per arrivare al miglior Edinson". Il sogno di una vita? "E’ stato il Mondiale in Sudafrica con l’Uruguay".
Napoli - Sentite questa: "Tutto mi sarei aspettato tranne che un contratto per il Napoli". Figuriamoci, allora, i 27 gol che seguiranno. Oggi è "la squadra che Dio aveva scelto per me". Napoli, città dove nascerà il suo primo figlio Bautista, "mi ha dato tanto: le canzoni, l’affetto, un’atmosfera idilliaca. Sto vivendo una meravigliosa esperienza con il popolo napoletano". La presentazione al San Paolo è un ricordo indelebile: "Quando ci ripenso ho ancora i brividi per l’emozione". Pillola per Mazzarri: "Se necessario, sarei disposto anche a fare il portiere". Spreco ed oltraggio: buona però per il primo di aprile.
Fonte: Gazzetta dello Sport
 

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di Redazione
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