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SCRIVE ANTONIO CORBO

"Napoli, le imprese non bastano: batti le piccole"


'Napoli, le imprese non bastano: batti le piccole'
28/11/2011, 13:11

Il Napoli non è attrezzato per il turnover, sembra liquefarsi appena smonta i pezzi base. Segna solo nel finale se rimette insieme l’attacco tipo. Il Napoli, senza Maggio e Lavezzi, non conquista la profondità. Zuniga saliva a destra e spediva cross, ma non c’era nessuno ad attenderli. Il campionato può essere ancora riaperto, ma ad una condizione. Che il Napoli non si limiti a quelle imprese definite storiche: non basta battere la Juve, e ricadere in vuoti di memoria e abulia. Il calendario offre un ciclo amico: dopo la Juve, gli avversari sono Lecce, Novara, Genoa. Da domani alla prima decade di dicembre su 4 partite, ne giocherà 3 in casa. Il 7 va a Villarreal per dare un altro giro di chiave alla qualificazione Champions. Questa è l’ora delle tabelle. Il campionato chiede non i 3 con la Juve, non bastano, ma 12 punti per una rimonta credibile. È l’ora dei conti. Il Napoli ha perso troppi punti: fallire il terzo posto vuol dire rinunciare alla Champions, demotivare i migliori, spingerli a emigrare verso club più ambiziosi. Bergamo ha confermato che il Napoli ha orgoglio. Non molla, lotta fino all’ultimo secondo. Questo gli fa onore. Ma restano certe ombre. La meno grave, anche se paradossale, è stata quella di noleggiare un pullman con il motore fuso. Si deve alla cortesia di Pierpaolo Marino, che ha offerto la sua migliore ospitalità meridionale, se il Napoli è tornato all’aeroporto prima che chiudessero i voli. I giocatori dell’Atalanta sono invece tornati a casa con auto di amici: il Napoli è salito sul bus nuovo dell’Atalanta. L’organizzazione è perfetta solo quando c’è De Laurentiis, sabato assente: un grande club può avere nel presidente anche il suo miglior tour operator? Fa riflettere il modulo. La difesa a 3 funziona contro squadre che schierano due punte. Chi incontra il Napoli, ormai schiera una prima punta fissa, per nascondere tra le linee la seconda. Denis ha messo alla frusta la difesa, mentre il piccolo Moralez si è sistemato alle spalle dei mediani. Ha costretto Gargano a marcarlo, lasciando il centrocampo a Cigarini. Secondo alcuni esperti, poteva con una difesa a 4 essere inserito Grava, stesso passo di Moralez, per restituire Gargano ai suoi compiti. Lo stesso Zuniga si è ritirato in difesa appena si è spinto in avanti non il terzino del Bayern Lahm, ma l’atalantino Peluso. Dell’esplosione di Denis e Cigarini non va attribuita colpa esclusiva a Mazzarri e a Bigon. Anche se fa discutere il nazionale Cigarini che domina a centrocampo, ceduto in prestito da un club che spende 25 milioni per Inler e Dzemaili. Oppure, Denis capocannoniere bocciato dall’Udinese e ancora prima dal Napoli che nella scia di Cavani conta gli irresistibili Lucarelli e Chavez. La colpa è del calcio italiano, gli allenatori sono oppressi dall’ansia di risultato, non hanno tempo per migliorare calciatori e squadre. Non costruiscono, a malapena guidano con il primo modulo che indovinano. Giusto che De Laurentiis tenga conto di questi errori, ancora meglio se tutti i presidenti italiani la smettano di invidiare il Barcellona e contendersi Guardiola. Provino a capire che cosa sia davvero la cultura del lavoro e dell’attesa nel calcio.
FONTE: ANTONIO CORBO PER “REPUBBLICA”
 

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di Redazione
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