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FOCUS - GIRO DI BOA

Napoli, mica è sempre Pasqua…


Napoli, mica è sempre Pasqua…
22/01/2012, 20:01

“Mica è sempre Pasqua”…
Mazzarri non l’ha detto in questi termini ma, in sintesi, è questo il pensiero che il tecnico ha espresso alla fine di Siena-Napoli, gara che segna la fine del girone d’andata.
Gli azzurri, al giro di boa, si trovano al settimo posto, con 29 punti in classifica e a -9 dal terzo posto, ultima posizione valida per qualificarsi alla Champions League 2012-2013. La vetta, invece, dista 12 punti.
La città è divisa, mentre la stampa ed i media non hanno dubbi: il Napoli, almeno in queste prime 19 giornate, ha deluso le attese.
Non secondo Mazzarri e, probabilmente, neanche per alcuni tifosi, ancora estasiati dalle prove fornite in Champions dagli azzurri.
Comprensibile, almeno in parte, il discorso fatto dall’allenatore toscano: “Il Napoli ha il settimo monte-ingaggi della Serie A ed è settimo in classifica, quindi sta facendo il suo”.
Un ragionamento che, dal punto di vista di un “Manager”, non fa una piega. Ad un allenatore moderno, infatti, si chiede di far rendere la squadra per quelle che sono le sue potenzialità che, a loro volta, vengono “sintetizzate” negli stipendi dei calciatori, indice di ricchezza di una società. E questo, a Mazzarri, è riuscito benissimo per due anni circa.
Adesso la classifica non è delle migliori, ma neanche tale da fare drammi. Non si guardi all’Udinese, non sarebbe giusto nei confronti del Napoli, capace di fare cose straordinarie per due anni e, lo ricordiamo per chi lo dimenticasse, ancora in corsa in Champions League, dove dovrà affrontare la gara più importante della sua storia.
Non si guardi neanche a Milan, Inter e Juventus, squadre che investono cifre che il club partenopeo non è mai stato così sconsiderato da spendere. L’obiettivo del Napoli è proprio quello di diventare come queste squadre, ma ci vorrà del tempo, nonché dei cambiamenti nella ripartizione degli introiti dell’intero movimento.
Per ora, infatti, il Napoli è la settima potenza di questo Paese, capace per un anno di elevarsi a terza. Un anno che non va dimenticato troppo in fretta perché resterà comunque nella storia del club. Un anno in cui gli azzurri hanno superato se stessi, Mazzarri le ha azzeccate tutte e la fortuna ha dato una mano. Si spiegano soltanto così quei pochi punti che dividono il Napoli del girone d’andata del 2010-2011 da quello attuale.
Si pensi alle partite al San Paolo con Roma e Parma, perse davvero solo per sfortuna. Gare in cui Lavezzi e soci hanno creato il doppio (se non il triplo) delle palle-gol degli avversari, ma sono usciti dal campo senza punti.
Qualcuno potrebbe obiettare, adducendo i nuovi arrivi come motivazioni che avrebbero dovuto garantire un miglioramento del rendimento globale. Giocatori come Inler, Dzemaili, Pandev e tanti altri, seppur meno costosi. Qualcuno potrebbe obiettare, sostenendo che una squadra che è arrivata terza e che poi è stata rinforzata, l’anno dopo, dovrebbe fare di più di quanto fatto in precedenza.
Obiezioni lecite, per carità. Ma che non tengono conto delle mille varianti che portano ai risultati. Il gioco del Napoli, in sintesi, non sembra variato granché, né meno efficace di quello espresso nel 2010-2011. Il lavoro di Mazzarri non sembra peggiore di quello dello scorso anno. Certo, alcuni nuovi giocatori ci hanno messo un po’ ad ingranare (Pandev e Dzemaili su tutti) ed altri, che l’anno scorso erano stati strepitosi, si sono “normalizzati” un pochino (come Cavani e Hamsik).
Questo, unito alle fatalità del campo e qualche disattenzione di troppo, ha portato questo calo nei risultati. Ma non dovremmo perderci la testa più di tanto. Perché, a costo di sembrar banali, il pallone è rotondo. E non sempre rotola nel verso che vorresti. Non per questo, però, chi era bravo ieri diventa un somaro oggi o il contrario. Non per questo un Napoli che è stato straordinario (grazie soprattutto al proprio tecnico) per 24 mesi, può essere divenuto piccolo piccolo.
Che nel calcio ci sia poca memoria non è una novità, ma lasciarsi trascinare in facili catastrofismi dopo aver vissuto difficili entusiasmi sarebbe da sciocchi. Ed è anche in questo che Napoli ed il Napoli devono crescere, maturare.
Perché Mazzarri possa dire tranquillamente: “Mica è sempre Pasqua”. Senza che a nessuno venga in mente di storcere il naso…

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di Pietroalessio di Majo
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