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SCRIVE ANTONIO CORBO

Napoli, non ignorare Cavani. Riparti dal suo sfogo


Napoli, non ignorare Cavani. Riparti dal suo sfogo
23/04/2012, 10:04

Nel Napoli c’è la corsa a nascondere quel messaggio, invece di decifrarlo. Mazzarri ne ha subito attenuato in tv lo stupore. «Gli stranieri possono essere fraintesi». Meglio invece andare oltre quelle parole, comprenderne il significato. Più criptico quel rigo lanciato ieri alle 16.19 via Twitter in spagnolo, con traduzione in italiano e inglese. «Dios es fiel». Dio è fedele. Se è solo un pensiero mistico, perché scriverlo in tre lingue? A quale club, e a quali tifosi è diretto? Più corretto fermarsi alla realtà. Quella di sabato sera.
Dopo il ventesimo gol, Cavani con corretta ambiguità mette in dubbio la sua conferma. Non dice che andrà via né che rimarrà a Napoli, evita la sgradevole iprocrisia di certi calciatori che giurano eterno amore, e battono cassa. Dice che «la società saprà cosa fare». Che cosa? Due le ipotesi. Vuol guadagnare di più o vincere di più. Altrimenti, addio Napoli. È la seconda volta. Dopo Napoli- Catania, disse che al Napoli era «mancata la voglia di vincere». Cavani fu costretto a ritrattare. Chiuso l’equivoco? No, si aprì la crisi: 2 punti in 5 gare, Cavani «stanco» non avrebbe giocato a Lecce, se non fosse saltata la partita del 15 aprile.

Sbaglia chi ignora, censura, insabbia il messaggio di Cavani. Da quelle parole, il Napoli deve invece ricominciare. Se è solo questione di soldi, la società non ha scampo. Ne ha sprecati abbastanza per non premiare il migliore: 62 gol in due anni. Senza dimenticare gli ingaggi pagati a vuoto. Da Lucarelli ormai sparito a Donadel, preso a scatola chiusa, senza controllo medico, per oltre 4 milioni netti in quattro anni, un errore da 10 milioni lordi. Hamisik non migliora, ma si annuncia un suo contratto nuovo ogni mezz’ora. Se è solo ambizione, se Cavani cerca una squadra, qui o altrove, per diventare una stella del calcio mondiale, il Napoli rifletta.

Per i 60 mila del San Paolo, per i sei milioni di tifosi nel mondo, per la montagna di euro da tv e sponsor, il Napoli ha il dovere e l’interesse ad allargare gli orizzonti. È stucchevole sentire e leggere dopo certe vittorie che sono «imprese storiche». Devono essere routine per un club davvero grande, con i tifosi che ha e i soldi che gestisce. Per inchiodare Cavani a Napoli, al suo contratto e ai suoi doveri, basta poco. Far decollare il club verso una nuova dimensione. Come? Lasciando che Mazzarri e la squadra giochino in serenità questo finale, nello stesso tempo eliminando errori e imperfezioni della struttura.

C’è un passaggio obbligato: definire il responsabile del mercato. Non sarà Pietro Lo Monaco, come si sente dire in giro, ha creato il miracolo Catania, è molto vicino a De Laurentiis, ma i due hanno personalità troppo spiccate per coesistere. Tratta con Inter, Fiorentina, Genoa. Il ruolo è scoperto. Negli ultimi due anni i 70 milioni investiti non hanno prodotto scatti di qualità. È an-cora la squadra del 2009. Se Cavani è incerto, ha ragione. Sono arrivati con lui Sosa, Yebda, Cribari, Mascara, Lucarelli, Victor Ruiz, poi Inler, Dzemaili, Britos, Santana, Fernandez, Fideleff, Donadel, Pandev che sarà restituito all’Inter, quindi il veloce Vargas pagato 11 milioni, ma schierato nove volte per 131 minuti finali.

Altri giovani sono da valutare: Insigne e Maiello incantano la B, sono formidabili i ragazzi del ‘91, chi li segue? Che sarà di loro? Va migliorato il management. Decidono tutti ma in ordine sparso: De Laurentiis punta su giovani costosi ma di ingaggio mite, Mazzarri sui maturi con contratto adeguato. Senza colpe né meriti c’è Bigon in mezzo ai due: non decide nulla. Se Cavani vuole una squadra che lo aiuti a vincere, qual è la strategia? Una, che sia una, per eliminare confusione di ruoli e acquisti inutili.
FONTE: ANTONIO CORBO PER "REPUBBLICA"
PdM

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di Redazione
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