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Napoli, rapinato l'arredatore di Lavezzi


Napoli, rapinato l'arredatore di Lavezzi
28/04/2011, 15:04

L’amarezza dopo la paura. «Una rapina al mese, questa è la media. Ma l’ultima è stata tremenda». Ciro Perrella, 35 anni, imprenditore nel settore dei mobili e delle vacanze (ha appena acquistato uno stabilimento balneare a Capri, «Gradola»), arredatore di successo, si è trovato ieri, in pieno giorno, una pistola puntata sul viso. È accaduto a Casoria, in via Circumvallazione esterna, alle ore 10.30. Racconta Perrella, figlio di Raffaele, creatore della «Fiera del Mobile» a Riardo, in provincia di Caserta: «Da quelle parti c’è il deposito della mia azienda Thierry House, dove mi ero recato per preparare alcuni mobili da spedire a due calciatori, Lavezzi e De Rossi. Probabilmente i rapinatori, a bordo di una moto senza targa, mi avevano seguito. Quando sono sceso dalla mia Bmw, sono stato avvicinato da uno dei due, a volto scoperto. Mi ha puntato la pistola e mi ha intimato di consegnargli orologio e denaro. Non ho soldi, gli ho risposto. Lui mi ha minacciato ancora e ho tirato fuori quattromila euro in contanti. Ero impegnato in una telefonata con la moglie di Coppola, il portiere napoletano del Siena, e lei ha sentito tutto: sono stati momenti di terrore. I due rapinatori sono scappati, lasciandomi l’orologio perché hanno ritenuto che fosse di modesto valore, e io ho chiamato i carabinieri. Sono tornato a lavorare come niente fosse accaduto, bisogna andare avanti: è la grande lezione che mi ha dato papà, un imprenditore che si è fatto avanti in una terra difficile, senza mai abbassare la testa».

Perrella è un personaggio noto nel mondo del calcio perché ha relazioni con molti campioni. «Mi onoro dell’amicizia di tanti. Ho arredato la villa di Lavezzi a Posillipo, mi sto occupando di quella di De Rossi ad Ostia, ho studiato per gli appartamenti di Gattuso, Materazzi, Zola. Quei quattromila euro erano una parte dei soldi che avevo ricevuto da Lavezzi e De Rossi. Ho aperto questa azienda, la Thierry House, per seguire più da vicino i miei amici calciatori».

Voglia di mollare, Ciro, non ne ha. «Sono nato in Svizzera, Thierry è il mio secondo nome, e giro il mondo. Ma è questa la mia terra. È facile gettare fango su Napoli e poi allontanarsene, l’esempio deve partire dagli imprenditori, auspicando che le forze politiche ci sostengano in questa battaglia. Rapine così se ne verificano tante e c’è chi non ha neanche la forza di raccontarle: io l’ho fatto perché mi auguro che qualcosa possa cambiare, prima o poi».
Passata la paura, Perrella è tornato al lavoro e al suo progetto. «Un libro, per raccontare non tanto la storia della nostra famiglia di imprenditori, quanto per descrivere le difficoltà contro le quali quotidianamente combattiamo. Non bastano le denunce di Saviano».

fonte:Il Mattino

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di Redazione
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