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SCRIVE CORBO

"Napoli, respingi le ombre precoci di crisi"


'Napoli, respingi le ombre precoci di crisi'
27/09/2011, 09:09

Serata d’onore e d’amore, si giocano 4 partite in una. Bentornati in Champions, l’emozione incrocia le ultime paure, più di vent’anni da quell’infida notte, 7 novembre 1990, l’orgoglio del secondo scudetto nascose nel gelo di Mosca i limiti di una squadra al tramonto. Bella prova, duemila bandiere azzurre, ma che tristezza finivano insieme il vecchio Napoli e Maradona. Napoli eliminato ai rigori, con Maradona arrivato per ultimo con un aereo privato a sue spese. Ciro Ferrara era andato a svegliarlo, il charter della squadra fermo a Capodichino: presto, chi aspettiamo? Mezza squadra insofferente a bordo, il più napoletano del vecchio Napoli chiese mezz’ora, «datemi tempo, vado io», volò in via Scipione Capece, stradina defilata sopra via Orazio, Diego non riconobbe neanche la voce del compagno amico, era gonfio di sonno e di coca. Claudia umiliata richiuse la porta.
A Mosca girò un ordine appena da Napoli si mise in viaggio Diego, «fingete di ignorarlo, ci ha tradito», obbedirono in molti, solo Salvatore Carmando gli saltò al collo, fu infranto così il più penoso silenzio, dopo Carmando gli altri. Il massaggiatore uscito dalla nazionale italiana per vincere con l’Argentina di Carlos Maria Bilardo e di Diego il mondiale di Mexico ’86, due uomini veri, era fedele solo ai sentimenti. È stato in seguito anche dal Napoli liquidato, che tempi per chi nell’ipocrita calcio non si piega come un giunco.
Il Napoli pareggiò come all’andata, zero a zero, perse ai rigori. Maradona tremava in panchina, ravvolto in un plaid pesante e vistoso come una gualdrappa, poi andò a battere il rigore e non sbagliò, il destino assegnò a quel biondone un po’ svagato di Baroni il calcio alla Coppa dei Campioni, l’addio al primo turno.
È cambiata la formula, la Champions offre ora margini di recupero con il girone a 4 squadre, il Napoli con un solo punto è in condizioni favorevoli per proseguire. Già battuto dal Bayern, il Villareal se sconfitto stasera si pianta laggiù a quattro punti, mentre il Manchester City meno spavaldo di sempre dopo il pari con il Napoli va a giocarsi prestigio e punti a Monaco con il Bayern. Per la Champions è la prima delle partite da vincere, stasera. Il Napoli ne gioca poi altre tre. La seconda, per respingere ombre precoci di crisi. Un’altra per l’allenatore, uscito ridimensionato da Verona per la stramba formazione battuta dal Chievo, con sette riserve sembrava messa insieme da un’agenzia di lavoro interinale. La quarta ed ultima: dimostrare che il gioco non è risaputo né sterile, come la ricerca di gol da 219 minuti e gli schiaffi sul piano tattico di Mihajolovic fanno temere.
Molti riflettono su Pepito Rossi, che De Laurentiis annunciò di voler acquistare, per poi ripiegare sul più modesto Chavez. La novità più complessa riguarda invece il Napoli. Zuniga è stato tra i migliori anche sabato, ma nella sua consueta dinamica il Napoli non può rinunciare a Maggio. Ha un meccanismo semplice quanto micidiale, se funziona. Come un interruttore. Appena ruba palla, magari con Gargano, inverte subito il gioco. Il primo passaggio è agli esterni. Maggio è il prototipo di atleta con corsa lunga e dritta. Se non ha spazio, restituisce la palla e il gioco ricomincia sull’altro lato. Altrimenti aggredisce la sua corsia conquistando la profondità. Negli ultimi trenta metri, tocca a Lavezzi, Hamsik e Cavani i fantasisti aprire varchi nella difesa avversaria, mentre Dossena assicura il “contro-lato” correndo in parallelo a sinistra. Il contrattacco del Napoli è un blitz con almeno 5 giocatori, talvolta sei, se partecipa Gargano. Zuniga sulla destra copre bene, ma non ha corsa lunga e dritta, quindi non scatta nella profondità. La ripartenza esita. Il suo è un calcio tecnico ma elaborato.
Il tema tattico può essere risolto da due giocatori, purtroppo tra i peggiori sabato scorso. L’asse Inler- Hamsik era in cortocircuito. Con lo slovacco più arretrato, quindi più vicino a Inler, il Napoli potrà organizzare l’offensiva. Inler e Hamsik hanno non solo un ruolo fondamentale, ma anche un vantaggio. Un centrocampo spagnolo forte, potente finché si vuole, compassato. Manca quel moto infinito di Borja Valero, il Gargano calvo del Villareal, che taglia in verticale il campo piombando in velocità sul centro. Se Inler e Hamisk creano gioco rapido su Lavezzi e Cavani si creerà il vuoto intorno a Nilmar. Con o senza Rossi, stanotte avrà rubato il sonno a mezzo Napoli. Ma per la Champions è un’altra musica, niente paura, sembra di sentirla suonare, lo stadio è poco europeo, più grigio e disadorno che mai, come neanche il sindaco de Magistris può ignorare, seduto accanto a De Laurentiis. Ma l’Europa chiama dopo oltre vent’anni il Napoli, zitti, si va.
FONTE: ANTONIO CORBO PER REPUBBLICA

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di Redazione
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