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PARLA IL TRAP

Napoli, una lezione di calcio al Chelsea


Napoli, una lezione di calcio al Chelsea
23/02/2012, 10:02

«E così gli inglesi imparano. Imparano che a trattarci sempre con superiorità e arroganza alla fine si viene puniti». Lo sberleffo ultimo a quei gradassi dei club milionari britannici, la pennellata decisiva, lo firma Giovanni Trapattoni, dal 2008 sulla sponda irlandese della «perfida» Albione come ct dell’Eire. «Lo ammetto, per noi che alleniamo da quelle parti, aver visto il Napoli battere il Chelsea con tanta personalità e classe è motivo di grande orgoglio. È stata la riscossa dell’Italia e del suo calcio». L’inossidabile uomo dei dieci scudetti con cinque squadre (Juve, Inter, Bayern, Benfica, Salisburgo), globetrotter vincente in Italia, Germania, Portogallo, Austria e adesso a Dublino, ride e racconta.

A Londra dicono che il Chelsea ha perso per colpa di Villas-Boas.
«Sono i soliti presuntuosi. Non riconoscono mai i meriti degli altri. Il Napoli ha dominato, ha dato una lezione di calcio al Chelsea, Mazzarri ha dimostrato di essere un tecnico di spessore internazionale: altro che suicidio degli inglesi, la gara è stato un trionfo tattico di Walter».
 

Che è poi l’apoteosi del classico gioco all’italiana?
«Dice? Non sono d’accordo. Ormai tutti si difendono e appena possono ripartono in contropiede, lo fanno tutte le big d’Europa. Gli interpreti in campo sono quelli che firmano la differenza. E poi anche il Milan con l’Arsenal mi pare abbia fatto così. Sono luoghi comuni. Come quelli che dicevano che il Trap era un difensivista: tutto falso, i miei terzini hanno segnato sempre più di tutti e ai miei tempi, con la Juventus, bastonare le squadre inglesi era all’ordine del giorno».
 

Lei ha vinto qualsiasi cosa, eppure è davvero così felice?
«Di più, sono orgoglioso di essere italiano dopo la gara del San Paolo. Noi emigranti siamo fatti così. Per troppo tempo siamo stati succubi del calcio anglosassone, ora stiamo mettendo a posto le cose. Gli azzurri al San Paolo hanno giocato senza sudditanza, con un’interpretazione corale meravigliosa. Il Napoli non è solo il Pocho e Cavani».
 

Cos’altro le è piaciuto?
«Lo spirito agonistico. Che è poi quello del suo allenatore che ricordo fin dai banchi di Coverciano. Il Napoli non si è mai arreso e anche quando ha incassato il gol si è subito rimesso in piedi. Roba da grandi, in quei casi si rischia anche di mollare tutto e di lasciarsi andare. Il calcio italiano ha dimostrato di non meritare i giudizi severi che ha ricevuto. E ora nel Napoli trova una delle espressioni migliori».
 

Il lato oscuro della faccenda è il campionato?
«Il dispendio nervoso della Champions è enorme, non è facile ricaricare le batterie. Il terzo posto non è impossibile ma a patto che il Napoli cominci a vincere sprecando meno energie. Come faceva la mia Inter nel 1989».
 

Lei si affida all’ampolla con l’acqua benedetta donata da sua sorella, suor Romilde, mentre Mazzarri ai santini del sottoscala del San Paolo…
«Spero che non sia per scaramanzia. Io sono un credente, praticante. Prego e mi affido a Dio non per vincere una partita o per far segnare un mio giocatore: prego contro l’invidia e la cattiveria delle persone. Mi auguro che anche il tecnico azzurro lo faccia con questo spirito».
 

Quel gol di Mata ha rovinato un po’ la festa?
«Purtroppo è così. Lo svarione di Cannavaro lascia ancora aperto il discorso qualificazione. Ma il Chelsea allo Stamford Bridge si può contenere facilmente: non gioca mai con stravolgente pressione. E poi per loro sarebbe un errore sbilanciarsi troppo: lascerebbero degli spazi enormi su cui Lavezzi potrebbe scatenarsi».
 

Ho la sensazione che sia l’argentino il suo napoletano preferito?
«Non lo conosco personalmente ma sul piano nervoso ha una marcia in più. Io me ne intendo e lo vedo. Emotivamente, al di là delle doti tecniche, ha lo spessore del leader».
 

La sua prossima sfida è l’Europeo?
«Con l’Eire abbiamo parlato della vittoria della Grecia nel 2004, e allora perché non pensare di fare lo stesso? Non voglio creare illusioni, ma dico: voglio arrivare almeno ai quarti. Il che significa eliminare o Italia o Spagna. Sarebbe un’impresa enorme».
 

Trapattoni, senza pubblicità: ma dopo Mazzarri allenerebbe il Napoli?
«Alla fine del contratto con la federazione irlandese, dopo i Mondiali in Brasile, avrò 75 anni. Potevo farlo da giovane ma mi ha sempre un po’ spaventato la passione di quella città. Altrimenti avrei detto di sì prima a Fiore e poi a Ferlaino».
Fonte:Il Mattino

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di Massimo La Porta
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