Sport / Calcio Napoli

Commenta Stampa

TIFOSI DIVISI

Napoli-Brescia, fischi e applausi. Chi ha ragione?


Napoli-Brescia, fischi e applausi. Chi ha ragione?
08/03/2011, 06:03

Le sconfitte con Villarreal e Milan, subite nel giro di soli quattro giorni, hanno lasciato il segno.
Evidente, infatti, è sembrata l’ansia che ha pervaso i cuori degli spettatori presenti ieri al San Paolo. Senza far distinzione di settori, ma considerando che la curve si sono comunque “guadagnate la pagnotta” con il loro discreto sostegno, lo stadio sembrava avvolto come da un velo misterioso.
La tensione aleggiava nell’aria, l’ansia da prestazione era tangibile, c’era una pressione che la squadra non poteva non avvertire.
“Vorrei che ci sostenessero fino al 95’ e che poi, semmai, fischiassero”, aveva detto Mazzarri alla vigilia della gara con il Brescia, nonché in altre recenti occasioni in cui il Napoli era atteso da impegni interni.
Il tecnico livornese lo aveva chiesto ai meravigliosi tifosi azzurri che, ultimamente, erano stati un po’ critici con alcuni calciatori, apostrofati con fischi e borbottii ad ogni loro errore. Quasi come se temesse più le gare al San Paolo che quelle in trasferta.
E Mazzarri, per alcuni versi, faceva bene, probabilmente. Contro il Brescia, infatti, il comportamento del pubblico è stato piuttosto variegato. Non tutti hanno sostenuto, ma non tutti hanno fischiato. Tante le differenze nei singoli atteggiamenti.
C’è chi ha sostenuto per tutta la partita la squadra, ma era una netta, seppur rumorosa, minoranza. C’è chi ha incoraggiato gli azzurri per tutto il primo tempo, in cui il Napoli ha giocato bene e creato palle-gol, ma si è lasciato andare nella ripresa, facendosi prendere dallo sconforto e dall’ansia di un risultato che non arrivava. C’è chi era critico già nella prima frazione di gara, completamente offuscato dagli errori di Gargano e dai “presunti” complotti subiti. Anche se, in questo caso, il dubbio arbitraggio di Mazzoleni, che seguiva quello di Rocchi a Milano, è stata un po’ come la goccia che fa traboccare il vaso. E allora si possono capire certe reazioni come quelle avute dai tifosi azzurri, giunti al limite della sopportazione.
Quello che non si può capire è perché qualcuno abbia smesso di supportare la squadra, perché qualcuno si è dato per vinto prima del tempo. Un errore imperdonabile, di cui la squadra ha sicuramente risentito. Due ottimi recuperi di Gargano, addirittura, sono passati inosservati. Quegli stessi recuperi che una volta erano accompagnati da ovazioni. Non ieri, no. Non con il Brescia e, soprattutto, non dopo Milano e dopo le ultime prove dell’uruguayano.
Giusto? No, sbagliato. Almeno secondo me. Anche se un’attenuante va riconosciuta anche ai tifosi che si sono lasciati prendere dall’ansia e che, forse, per una volta non hanno fatto a pieno il loro dovere.
Di cosa parlo? Del comportamento dell’allenatore degli azzurri, ovviamente. Mazzarri, infatti, è stato forse troppo istintivo ed umano. Ha perso la testa dopo nemmeno metà gara e si è fatto cacciare, dando un pessimo esempio a giocatori e tifosi.
Un capo, infatti, non può perdere la testa così. Non chi tiene le redini, non chi ha il compito di rassicurare gli altri e di trasmettergli calma e tranquillità. Mazzarri ha fatto tutto fuorché questo. Il tecnico, infatti, ha addirittura fornito un alibi ai suoi, gridando al complotto dopo mezz’ora di gioco. La sua espulsione non ha fatto altro che innervosire i giocatori, precipitati nello sconforto e convintisi improvvisamente di essere vittime di disegni oscuri.
 
Bisognava andare avanti, si era detto. Bisognava dimenticare il Milan e gli arbitri, si era detto. Macché! Tutto all’aria dopo mezz’ora. Squadra e pubblico, anche a causa della precoce follia di Mazzarri, non sono più riusciti a fare il loro dovere in pieno. La gara, così, è andata come è andata.
Ma alla fine, circa 30 secondi dopo il fischio finale, si è alzato un lieve applauso. Erano in pochi a battere le mani, dispersi tra i vari settori. Chi ha fatto quel gesto, memore delle palle-gol costruite dal Napoli e consapevole che la squadra aveva provato comunque a dare il massimo, andrebbe forse imitato.
Forse, però. Perché ognuno è libero di fare e dire ciò che vuole, di fischiare o di applaudire. Ma, intanto, potrebbe anche domandarsi che effetto avrà il suo comportamento e se tutto questo giovi o meno al Napoli.

Commenta Stampa
di Pietroalessio di Majo
Riproduzione riservata ©