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IL CIUCCIO CHE VOLA

Napoli-Germania 4-3


Napoli-Germania 4-3
04/04/2011, 10:04

Che tra i settantamila malati presenti oggi al San Paolo, almeno a tredicimila siano saltati i by-pass non c’è nulla di strano, ma che al sottoscritto – durante questi novantaquattro minuti al cardiopalma - ne siano saltati sette, nonostante non avesse mai avuto interventi al cuore, è alquanto singolare.

Altro che accesso interdetto agli avversari non muniti di tessera del tifoso, da oggi in poi occorre richiedere all’ingresso del San Paolo la cartella clinica dei tifosi partenopei. Che a Napoli sia successo quello che è successo all’epoca di Maradona, è qualcosa di assolutamente meraviglioso, ma nessuno può dire che non se lo aspettava, e quindi in pochi sono stati stroncati da emozioni imprevedibili. Ma se quest’anno succede quello che nessuno pensa che possa succedere, a parte me che sono un irrealista estremista convinto, la popolazione partenopea si ridurrà di circa il 97%. Un buon 80% è costituito dai malati che non reggeranno all’emozione, e che dallo stadio San Paolo dovranno essere trasferiti d’urgenza nell’omonima e vicina clinica, e la restante parte schiatteranno d’invidia. Tutti gli juventini, interisti e milanisti che sono nati e cresciuti a Napoli, ma che hanno inspiegabilmente una fede diversamente azzurra smetteranno di soffrire e si spegneranno contemporaneamente al noventasettesimo minuto dell’ultima giornata, ciascuno con una diversa espressione di sofferenza sul volto.

La goduria più grande di questa giornata, tuttavia, non è stata quella immediatamente successiva ai quattro goal con i quali abbiamo demolito il muro eretto dall’ottimo Reja, ma assistere alla mia trasmissione Mediaset preferita, senza volume. L’ho vista dal primo all’ultimo minuto senza dare loro la possibilità di parlare. Io lo posso intuire cosa avranno detto, ma come direbbero i laziali “non me ne può frega’ de meno”. La televisione è bella anche, anzi forse solo, per quello. Faccio parlare chi mi pare, e di quei signori oggi desideravo solo gustarmi le facce sofferenti. Il tiro di Brocchi era certamente entrato, lo ha visto pure Stevie Wonder, ma vi pare che una favola del genere poteva finire con un goal di un ortaggio? A quei signori vorrei dire solo che Signori si nasce, e Totò Aronica, Signore lo nacque. Trenta secondi dopo la giusta ingiustizia perpetrata da Banti, che in passato è stato tutto tranne che un arbitro pro - Napoli, il Signor Aronica ha spinto il pallone nella propria porta pur sapendo che quella era la propria porta, e tra l’altro, con il sinistro. Avesse “segnato” di destro, si sarebbe potuto malignare che quello era l’ennesimo errore del terzino siciliano, che oltre a far danni con le mani, li fa pure con i piedi, e invece no. Dando per scontato che Aronica abbia un piede buono, quell’autorete è stata realizzata proprio con il piede buono. E sfido chiunque a provare che non lo abbia fatto apposta per non sentire nelle orecchie per un’altra settimana chi vorrebbe addirittura dire che gli arbitri ora soffrano di una sud-itanza psicologica anziché dell’atavica norditanza.

E, al di là, delle scontate analogie tra la semifinale mondiale tra Italia e Germania, conclusasi con identico risultato nel 1970, e costellata da emozioni parimenti esaltanti, chi non ha rivisto Gerd Muller, nell’azione del secondo goal tedesco, nel guizzo di Totò Aronica? E la respinta di De Sanctis non vi ha riportato alla mente quella di Albertosi?

E poi voi ve lo ricordate il difensore tedesco Schnellinger che aveva giocato migliaia di partite nel Milan senza mai realizzare un goal e che segnò il goal dell’1-1 contro l’Italia in quell’epica partita? Quanti goal più del tedescone aveva messo a segno prima di oggi il difensore della Lazio Dias? Che Dio lo abbia in gloria!

Per onestà, dobbiamo ammettere che manco il nostro difensore Dossena aveva segnato molto più di Burgnich prima di oggi, ma la circostanza che legittima questa stra-epica vittoria è che il Signor Edinson Cavani oggi sembrava posseduto dagli spiriti di Boninsegna, Gigi Riva e Gianni Rivera! L’uruguaiano sembrava uno di quei prodotti acquistati con le offerte tre per uno. E il Napoli, al prezzo di una Quaglia, ha comprato da Mandi, Roberto Boninsegna, Gigi Riva e Gianni Rivera, tutti in un unico prodotto.

Il ricordo della partita di oggi è assai confuso nella mia mente. Ricordo solo un maledetto semaforo finto posto un chilometro prima del ristorante dove avevamo prenotato io e un gruppo di amici per andare a vedere la partita, che ha proiettato luce rossa per quarantasette minuti, fin quando non mi sono rotto le scatole ed ho proseguito di corsa, giungendo qualche minuto dopo il fischio di inizio. E ditemi che questo non era un presagio di ciò che poi sarebbe accaduto in campo…

Ricordo che dopo il goal di Mauri avrei voluto commettere quasi tutti i peccati mortali. Ricordo che dopo il goal di Schnellinger ho bevuto un bicchiere di vino bianco per annegare il dolore nell’alcool.

Ricordo che nell’ultimo momento di lucidità sono corso da Angie, un’amica che avevo visto la sera prima indossare un ciondolo con un grosso corno. E ricordo che in quel ristorante c’era un gruppo di gobbi che portavano più sfiga di Agostinelli che faceva il commento tecnico in televisione, sebbene i gobbi portino notoriamente bene. Non quelli bianconeri, però.

Ricordo di aver inviato un sms ad un mio amico editore televisivo, noto nemico di Dossena, scrivendogli: “Ora segna Dossena”. E ricordo subito dopo che Burgnich e Dossena si sono catapultati su un pallone vagante in area e di testa mi hanno fatto risvegliare da uno stato di coma vigile, che secondo alcuni dei medici in sala si trattava invece di una morte molto poco apparente.

Ricordo che in un imprecisato minuto Cavani, sempre Lui, scaraventava il goal del pareggio nella porta del nano malefico, tirando fuori dal mio basso ventre un epiteto che giuro non ho capito manco io e che non sarei in grado di ripetere mai nella vita con una tale espressività che ha sconvolto un gruppo di ragazzine tedesche che si ubriacavano al tavolo accanto, sebbene manco loro avessero capito cosa diavolo avessi detto.

Ricordo che avrei voluto uccidere Salvatore Aronica, dopo il goal del 2-3, così come probabilmente milioni di italiani (compreso me se fossi nato tre anni prima) avrebbero voluto uccidere Gerd Muller in quella storica semifinale.

Ricordo che quando l’arbitro ha concesso il rigore al Napoli, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un articolo che avevo letto per caso la mattina, con una dichiarazione di Grande Puffo che diceva al connazionale Cavani che se avesse avuto un calcio di rigore a favore, lo avrebbe parato sicuramente. Ricordo che durante i minuti di inutili e ingiustificate proteste dei laziali ho cercato il corno in tutte le tasche, ingoiandolo subito dopo la trasformazione del matador. Me lo ero appeso al collo! Dicono che il corno porti ancora più fortuna quando viene ingoiato, e infatti, nel mentre era incastra nel mio intestino, ecco la spizzata di Lucarelli per Mascara, che sempre di testa fa la sponda per Cavani, che ha ormai registrato alla SIAE il goal che segnò domenica scorsa al Cagliari e ne mette a segno uno identico, facendo scoppiare milioni di cuori e migliaia di by-pass.

Dopo quel goal ricordo solo che ho bevuto un bicchiere di vino rosso e che sono completamente astemio. E ora non so dove mi trovo. So solo che mi trovo a due punti sull’Inter, che ho una trentina di punti su Juve e Roma, che la Lazio e l’Udinese hanno perso, e che il Diavolo si dovrà vendere l’anima a qualche Collega per vincere questo campionato.

 

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di Gianni Puca
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