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PARLA SANNINO

"Napoli-Siena il 13 maggio? Speriamo di brindare"


'Napoli-Siena il 13 maggio? Speriamo di brindare'
13/10/2011, 11:10

Quando il papà di Giuseppe Sannino, l'unico allenatore napoletano della serie A, partì da Ottaviano per Torino con il sogno di andare ad avvitare bulloni per la Fiat (alla fine lavorò come imbianchino), il piccolo Beppe non aveva ancora mai visto un paio di scarpe. Era il 1968.
«Per questo i ragazzini mi chiamavano ciabattino. Ai piedi avevo solo infradito e a scuola andavo coi pantaloncini corti. Pure in inverno. Con le mia ciabatte facevamo le porte sui marciapiedi. Fu la mia fortuna: mi vide il presidente della scuola calcio del mio quartiere, Madonna di Campagna, e iniziai a giocare. Posi una condizione».
Quale?
«Che tutti i miei compagni dovessero seguirmi in questa avventura».
Napoli le è rimasta nel cuore?
«Come ogni emigrante, la mia terra è soprattutto nei racconti dei mia familiari. I parenti, tanti, sono ancora lì: a Ottaviano, ma anche a Barra e Ponticelli».
Tifoso del Napoli?
«Sono stato al San Paolo solo una volta in vita mia, avrò avuto 5 anni. Spero di entrarci la seconda volta il 13 maggio: vuol dire che con il Siena ho conquistato la salvezza».
Pessimista?
«Conosco le regole di questo mondo: se vedo Napoli all'ultima giornata di campionato da allenatore dei toscani vuol dire che il Siena festeggia la serie A».
E magari il Napoli brinda allo scudetto?
«Ah, magari. Mazzarri sta facendo un gran lavoro, un progetto che ha iniziato due anni fa, un gruppo solido dove ogni anno vengono inserite poche pedine, pezzo dopo pezzo. In più ha in organico un difensore straordinario: Campagnaro».
Le altre favorite?
«Le due milanesi prima di tutto, un po' sotto la Juventus e la Roma. Oltre il Napoli, s'intende».
Azzurri competitivi anche in Champions?
«Se battono il Bayern hanno un piede negli ottavi di finale»
Quante volte l'hanno ferito chiamandola terrone?
«Tante, ma se lo facevano gli avversari poco mi importava. Ma solo una volta hanno influenzato la mia carriera: a Crema, quattro anni fa. Conquistai la promozione dalla C2 ma mi perseguitavano con gli insulti contro i meridionali per la storia delle ecoballe. Ho preferito rimanere disoccupato».
Siena spettacolo e lei è un po' l'erede di Sacchi, si dice?
«Non mi monto la testa, anche se qui ci sono grande passione e correttezza. Noi giochiamo con serenità. Con un unico obiettivo: la salvezza».
Undici anni di settore giovanile, quattro promozioni consecutive e un'impresa a Varese?
«Sono arrivato tardi in serie A. Ma mia gavetta è motivo d'orgoglio e mi serve tanto adesso».
Più di Calaiò, l'unico a cui non concede mai turnover?
«Io sono napoletano in tutto e per tutto ma Calaiò lo è quasi più di me nonostante sia palermitano. Un ragazzo generoso».
Sabato il Napoli può battere il Parma e farle un regalo?
«Ma noi la salvezza la dobbiamo conquistare da soli, senza attenderci nulla dagli altri».
Un giorno sogna di allenare il Napoli?
«Chi non sogna di sedere su una panchina di un club prestigioso come il Napoli? Ma ora ho un altro obiettivo: devo salvare il Siena».
FONTE: IL MATTINO

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di Redazione
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