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Nba: gare cancellate fino al 15 dicembre


Nba: gare cancellate fino al 15 dicembre
16/11/2011, 15:11

La Nba si ferma almeno fino al 15 dicembre. Nella notte la lega ha ufficializzato la cancellazione di tutte le partite della regular season fino alla metà del prossimo mese. Il lockout, la serrata per il mancato rinnovo del contratto collettivo, finora ha provocato l'annullamento di 324 partite: è già andato in fumo il 26% della stagione regolare che avrebbe dovuto cominciare il primo novembre. L'annuncio della lega ha preceduto di poche ore l'avvio formale di un class action da parte di alcuni giocatori, tra cui le stelle Carmelo Anthony e Kevin Durant. In almeno due stati (California e Minnesota), gli atleti si sono rivolti alla giustizia denunciando la violazione delle norme antitrust da parte della Nba: la lega, in sostanza, non consentirebbe ai giocatori di svolgere il proprio lavoro. I cestisti chiedono un risarcimento danni triplo rispetto ai 2 miliardi di dollari complessivi che la categoria guadagnerebbe nell'intera annata 2011-2012. A rappresentare i giocatori è l'avvocato David Boies, che ha puntato il dito contro David Stern, commissioner della Nba, accusato di aver forzato la mano con l'ultima proposta-ultimatum ai giocatori. "Se stai giocando a poker e tenti un bluff, sei un eroe se funziona - dice l'avvocato -. Se però ti scoprono, perdi. Penso che i proprietari si siano spinti troppo in là. Hanno fatto un ottimo lavoro scegliendo la linea dura e spingendo i giocatori a fare concessioni a ripetizione. Ma l'avidità non è solo una cosa terribile. E' anche pericolosa". Le cause sono destinate a durare mesi, tanto che lo stesso Boies si augura una più rapida soluzione diplomatica: "Più si va avanti, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare le squadre, più grandi sono i danni che dovranno fronteggiare i giocatori". La Nba, intanto, si è mossa nelle aule di tribunale a New York con un'azione preventiva per affermare la legittimità del lockout. "E' un peccato che i giocatori abbiano scelto lo scontro e non il negoziato", dice il portavoce Tim Frank.

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di Roberto Russo
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