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L'EDITORIALE

Nessuna sorpresa


Nessuna sorpresa
12/04/2010, 16:04

 Tristezza, sì; rabbia, certo. Malinconia, anche. Perfino invidia, per quelle maglie rosanero che continuano a trionfare a braccia alzate, e per le bianconere che, con tutta la crisi conclamata e i foschi propositi di repulisti tecnico – societari, ci mostrano comunque la targa.
Molti sentimenti accompagnano noi tifosi, all’indomani della sconfitta interna col Parma, e tutti negativi: ma non la sorpresa.
E perché non ci sentiamo sorpresi? Certo, ci saremmo aspettati altro; uno scivolone fuori casa sarebbe stato ammesso, a Bari, a Genova con la Sampdoria all’ultima giornata, perfino nella fatal Verona col mediocre Chievo. Ma in casa, col sostegno del rovente pubblico del San Paolo, proprio no, nessuno poteva prevederlo. Quindi, perché non siamo sorpresi?
I tifosi non sono sorpresi per due motivi: il primo è costituito dalla consapevolezza dell’effettivo valore tecnico degli azzurri.
Per carità, tanto di cappello a Mazzarri e alle fortissime motivazioni che ha saputo infondere, una personalità di squadra che potevamo solo sognare sotto la gestione di Donadoni; e onore a chi ha fatto un campionato al di là di ogni più rosea aspettativa, Grava, Cannavaro, Pazienza, Aronica, Campagnaro su tutti, gente che in passato aveva messo sempre in mostra i limiti che motivavano una carriera sostanzialmente mediocre che non aveva consentito il salto di qualità o l’accesso a formazioni di vertice. Ma alzi la mano chi credeva, in retrospettiva, che una squadra con questi elementi (e nessuno alle loro spalle, nemmeno giovanissimi di prospettiva) sarebbe stata lì a giocarsi un posto in Champions a sette giornate dalla fine.
Non abbiamo un Miccoli da quindici gol e un Cavani che porta a spasso mezza difesa, non abbiamo un Camoranesi o un Trezeguet né un Chiellini bravo a far gol e a evitarne, non abbiamo Cassano e Pazzini, o Palombo per i calci piazzati. Non possiamo esibire un Kjaer o un Pastore, la nostra rosa non ha venti elementi di pari valore: se perdiamo Quagliarella deve giocare Hoffer, se non abbiamo Dossena (e non l’abbiamo mai avuto) ci si deve inventare Bogliacino sulla fascia, per il quinto o sesto fallimentare tentativo negli ultimi cinque anni.
A gennaio, quando gli altri si rinforzavano, noi abbiamo avuto la brillantissima idea di cedere Datolo e Contini (due mancini), con la scusa che chiedevano di giocare di più: strano, evidentemente Cigarini, Denis e Hoffer hanno manifestato il desiderio di riposare in panchina. E a proposito di panchina, esibiamo la più scadente dell’intero lotto di concorrenti all’Europa, al lordo degli infortunati storici e dei perennemente fuori condizione (Dossena, Santacroce, chi li ha mai visti?).
Quindi, la consapevolezza del gap tecnico che ci separa da Palermo, Sampdoria e Juventus è il primo motivo che ci allontana dalla sorpresa. E l’altro?
L’altro è costituito da una serpeggiante, strisciante convinzione che si va diffondendo nella tifoseria, e che tutti vorremmo veder clamorosamente smentita: a molti sembra che la società guardi alle qualificazioni europee con diffidenza, se non addirittura con timore. Una convinzione avvalorata dalle dichiarazioni del Presidente (“non vale la pena andare in Champions se poi si deve uscire al primo turno”, “l’Europa League non conta niente, anzi è un limite per fare un buon campionato”) e soprattutto dai nomi che filtrano in merito alle prime trattative di mercato, pressoché sconosciuti, di scadente o assente curriculum e comunque rigorosamente all’interno dei limiti fissati per gli ingaggi e i diritti d’immagine.
In conclusione, troverete nei tifosi tanta tristezza e dolore per un sogno infranto, ma non sorpresa. E saremmo tutti molto felici di veder smentita questa nota con cinque immense prestazioni, con un paio di colpi esterni che dimostrino che l’orgoglio vale più della capacità, magari approdando nell’Europa Grande approfittando di uno scivolone altrui.
Non si può mai sapere, no?

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di Maurizio de Giovanni
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